Musica, Media e Discografia

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Messaggio Da Cantastorie il Mer 03 Mar 2010, 20:09

sono settimane che ho in mente di approfondire a piu' voci un thread che ospiti piu' opinioni/punti di vista in merito a quanto hanno eloquentemente sintetizzato sia Rodini in un articolo che in tanti abbiamo apprezzato che Pagani giorni fa ad Annozero.

I piloni (attori sociali in gioco) di quel discorso per me sono:

A - La propensione ad omologare il gusto popolare riguardo alla musica, come alla tv, alla radio,al cinema, alla letteratura verso una qualità medio-bassa, tale da appiattirne i gusti e da ridurne le capacità critiche....che vadano oltre al mero gusto personale del mi piace/non mi piace. In quest'ottica, gli attori sociali sono:
Lo spazio risibile che occupa l'educaz. musicale a scuola
La logica dei media (tv e radio) che ASSECONDA l'aspetto Mercantile dell'offerta musicale, lasciando briciole qua e là per quei generi musicali che non hanno largo seguito.


B - La considerazione della musicaleggera alla stregua di qualunque prodotto commerciale, senza considerarne la specificità e la dimensione artistica per cui l'industria discografica non si distingue nei metodi di scelta e promozione da quella che si occupa di qualunque Merce.
Qui gli attori sono gli investitori nel settore discografico, sia chi investe i soldini che coloro che elaborano progetti e strategie. Scarso coraggio, scarsa Costruzione....alimentiamo cio' che già il gusto popolare digerisce, l'omogeneizzato indistinto buono per tutti i palati.

C - La disponibilità/indisponibilità degli artisti (già affermati o medio-affermati o ancora ignoti) a piegarsi/sottrarsi alla logica del punto 2. Quali sono le alternative fattibili per chi ha già un NOME da difendere e per chi quel NOME se lo sta costruendo e infine per chi ANCORA ha da venire.

A-B-C sono indissolubilmente legati e si condizionano a vicenda come atomi che collaborano o divergono entro la stessa molecola.

...........................

Da quanto piu' volte letto e commentato qui, provo ad elencare alcuni spunti che potrebbero dipanare qualche filo della matassa, illuminare qualche tassello del mosaico, qualche linea-guida in grado di farci da apripista per avere le idee piu' chiare in merito:

1 - Perchè in campo musicale, si rischia/sperimenta/diffonde così poco?
Perchè è così importante avere immediatamente un riscontro - vendite tale da tranquillizzare il discografico a reinvestire sull'artista che s'è appena affacciato?
Detta in altri termini: perchè è consentito solo agli artisti di prolungata,chiara, trasversale fama di SCEGLIERE e di sbagliare?

2 - Perchè fino a qualche decennio fa si riusciva ad avere un PATRIMONIO MUSICALE comune, riconosciuto, diffuso, che andava oltre il gusto personale e la contingenza del momento?
In altri termini, facendo un esempio, perchè "Un giorno credi" di Bennato fa battere il cuore a distanza di trent'anni e passa (anche a chi non era manco nato) e se devo scegliere una canzone degli ultimi 15 anni non me ne viene in mente UNA che sia una che abbia la stessa forza - collante?

3 - Quanta influenza ha il NON musica, il NON suono...chiamatelo look, chiamatelo charme, chiamatelo todo extra-musicale? Se penso ai "capelloni o fricchettoni di metà anni sessanta", là contava il look , come contavano i capelli biondi e la poca voce di PattyPravo, ma non erano PRIMARI, non venivano prima della musica che quei tali cantavano o diffondevano?
Perchè la musica è diventata secondaria/complementare? E' successo con l'avvento dei video-clip, con l'avvento dei cantanti-non cantanti (cito Madonna per es.)....quand'è che la musica ha smesso di esser l'epicentro per lasciar il posto alla cornice?
E' come se andando ad una mostra di pittura, si parlasse piu' delle cornici dei quadri anzicchè della forza espressiva e dell'arte espressa dal pittor X.

4 - Perchè è sempre piu' diffusa l'abitudine - anche per i PRIMI DELLA CLASSE - di pubblicare compilation con pochissimi inediti, dvd di concerti live, diradando di A N N I l'uscita di cd nuovi di zecca? Cos'è che inibisce la vena creativa o la scommessa sugli inediti?

5 - E ultima, promesso:
l'abitudine ormai diffusa di ascoltare le canzoni in formati compressi - gli mp3 - e attraverso strumenti che ISOLANO le orecchie (cuffiette, ipod e similari), il conseguente aumento del VOLUME ascolto, ha un'incidenza nell'abbassamento delle PRETESE sonore di chi ascolta?
Parallelamente: l'uso et abuso di amplificatori e marchingegni di natura elettrica nella confezione musicale potenzia o impoverisce la nostra capacità di ascoltare?
-------------------
I nomi di cantanti-artisti che ho citato sono solo a titolo di esempio-recupero di memoria, non alcun intento di esprimere valutazioni di alcunchè natura.

Mi piacerebbe che questo thread non fosse uno scambio di gusti musicali del tipo : mi piace questo e non mi piace quello...ma che si provasse ad interagire dimenticando del tutto la pretesa di Affermare il proprio punto di vista o l'anzianità anagrafica o qualunque altro parametro soggettivo.


Riporto nel prox commento gli stralci dell'articolo di Andrea Rodini e la trascrizione fatta da Bea di una parte dell'intervento di Mauro Pagani ad Annozero, perchè le loro parole, uno osservatore-giornalista e l'altro in prima linea quale autore musicale di qualità dalla 40ennale esperienza, assumono un peso specifico rilevante rispetto a quanto ho cercato di delineare.
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Messaggio Da Cantastorie il Mer 03 Mar 2010, 20:12

Rodini

Va bene Sanremo a patto che da qualche parte sui canali istituzionali ci sia lo spazio ANCHE per la musica altra.
Invece nulla. Nulla di nulla.
Qualche raggio di luce c'è: Musicultura, premio Tenco, premio Gaber, De Andrè.
Però fateci caso.: questi premi oltre che non trovare nessuno spazio sui grandi media, sono intitolati ad artisti (deceduti) che in un'altra epoca hanno fatto la storia della musica italiana. ITALIANA, non di nicchia.
Ma in questo periodo, quando vengono ricevuti i capi di stato esteri, in rappresentanza della cultura italiana li si porta al Bagaglino
Ma vi rendete conto che se nascesse domani un De Andrè, non se ne accorgerebbe nessuno?!
Perché non esiste allo stato attuale uno spazio che lo accoglierebbe, per non parlare della discografia.
Poi mi sono chiesto che cosa posso fare io in tutto questo.
Scrivere e continuare ad insegnare come faccio. Credo sia arrivato il momento però, che ciascuno faccia il suo.
Alzate la voce ogni volta che potete.

Andrea Rodini


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a partire dal minuto 2'50 ...fino a 5'30

Mauro Pagani interviene ad Annozero..

Quando parliamo di musica e di tutto il mondo dell'immaginario legato alla musica,
noi assommiamo tre cose che non dovrebbero essere assommate.

A. La musica è la seconda lingua che ogni nazione parla:
usa la lingua principale per parlare e la musica per esprimere anche il lato irrazionale e
la parte migliore di sé. Infatti noi di molte nazioni conosciamo poco però abbiamo un'immagine
delle popolazioni attraverso la musica che fanno. Molti di noi non sono andati in Africa
ma la musica africana ci consegna molto.Molti si noi non sono stati in Spagna ma il flamenco...
ecc, ecc. Allora proprio per questo noi dovremmo avere diritto e accesso obbligatorio a scuola
della musica perché è una lingua che dovremmo imparare, perché è un diritto che compete ogni bambino.

B.Questa cosa ci permetterebbe di esprimerci e di raccontare quello che abbiamo da raccontare,
assumere quelli che una volta si chiamavano mezzi critici per difenderci dai condizionamenti di massa.

C. Noi facciamo coincidere la nostra volontà di esprimerci e la volontà di esprimersi dei ragazzi
con quello che l'industria produce, che è la merce, che sono le canzoni con cui ha a che fare Sanremo,
per esempio.
La merce non è rappresentativa della nostra voglia di esprimerci o di quello che avremmo da dare:
la merce è quello che passa il convento, organizzato da degli industriali, da dei commercianti
che commerciano in canzoni con la stessa avvedutezza, volontà di risparmio e volontà di risparmiare
di coloro che commerciano in prosciutto, pere, arti artificiali, bombe a mano.
Il problema è ancora a monte: l'industria è diventata così autoreferenziale che ha costruito
un sistema che passa attraverso un setaccio coi buchi rettangolari
in cui passano solo gli oggetti rettangolari. Chi commercia e trasmette la musica?
Le radio. Le radio si definiscono "radio commerciali" perché
il loro obiettivo non è rendere lieta la giornata dell'ascoltatore,
l'obiettivo è vendere più cari gli spot che gli inserzionisti fanno sulle radio. (Mauro Pagani)
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Messaggio Da miniatina il Ven 05 Mar 2010, 15:47