[ MUSICA] Francesco Guccini

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Messaggio Da bellaprincipessa il Gio 17 Giu 2010, 10:57

eh, pero' alla fine c'é da spararsi un colpo... [ MUSICA] Francesco Guccini - Pagina 8 27272
cioé, io di solito cerco di non sentirne più di due di seguito altrimenti... "lasciate ogni speranza o voi che entrate" [ MUSICA] Francesco Guccini - Pagina 8 27272

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Messaggio Da xenas il Gio 17 Giu 2010, 10:58

bellaprincipessa ha scritto:eh, pero' alla fine c'é da spararsi un colpo... [ MUSICA] Francesco Guccini - Pagina 8 27272
cioé, io di solito cerco di non sentirne più di due di seguito altrimenti... "lasciate ogni speranza o voi che entrate" [ MUSICA] Francesco Guccini - Pagina 8 27272

vabbé, comunque sono splendide
oggi sono melanconica.... ma il live lo finisco domani
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Messaggio Da Mede@ il Ven 18 Giu 2010, 22:09

Intervista a Guccini oggi a Modena
Il nuovo libro e altre storie



Francesco Guccini racconta della sua Pàvana e pare quasi di vedere una sorta di Macondo alla Garcia Marquez in “Cent’anni di solitudine”. E un po’ la diventa, scoprendola nelle pagine del suo libro-autobiografia “Non so che viso avesse” (Mondadori), vista attraverso le lenti della sua infanzia, con quel realismo tra il magico e l’estremamente pratico e concreto della civiltà contadina.
Guccini presenterà il suo libro a Modena oggi alle 18 all’A uditorium Monzani, e sempre da oggi inizia la prevedita per il suo concerto del 30 giugno in piazza Grande (tramite i circuiti Ticketone e Booking show). Ma prima della presentazione ha accettato di fare questa chiacchierata distesa tra vita, musica, amici e ricordi.
Iniziamo proprio da questa dimensione dell’infanzia a Pàvana, a questo partire da lì per poi ritornare sempre...
«Io racconto questo posto, Pàvana, come era negli anni ’4 0- ’50, ed era un mondo appartato, rimasto indietro, dove io facevo le mie prime scoperte dentro quella civiltà contadina ancora ben viva e che poi è scomparsa. E lì c’è il mio imprinting, quello sono stato e sono, lì c’è il senso di tutto. Anche dopo averla lasciata con la famiglia, ogni estate ci tornavo negli anni ’60 e ’70. Nel 1970, quando ci sono tornato ad abitare d’estate, stavo lavorando al disco “Radici” e per curiosità ho iniziato a fare anche ricerche storiche sulla mia famiglia».
E lì è spuntato il suo primo avo conosciuto, quel Guccino da Montagu del ’500, mugnaio, da cui vengono i Guccini...
«Sì, e nel libro racconto di come questi Guccini fossero attaccabrighe e in fiera inimicizia con gli avi di Enzo Biagi, di Pianaccio, con faide anche sanguinose, oltretutto».
Da Pàvana a Modena, e per un paio d’anni si è anche ritrovato a fare il giornalista alla “Gazzetta di Modena”, che allora si chiamava “Gazzetta dell’Emilia”.

«Ho degli ottimi ricordi della mia esperienza in Gazzetta. Si lavorava molto e nel libro cito anche il primo pezzo che mi diedero da scrivere, i 50 anni di vocazione di una suora, tale Eustachio Maria Peloso... La vita di redazione era divertente, attraverso i telefoni interni ci facevamo anche degli scherzi terribili. Uno telefonava al cronista di nera dando notizia di un omicidio atroce e vedevamo quello balzare subito come una molla per precipitarsi dai carabinieri».
Ormai Guccini era già sulla via Emilia...
«Sì, ho già capito, tra la via Emilia e il West, vero? Questa è un’espressione da “Piccola città” che ha avuto una certa fortuna, ma io allora intendevo davvero che la dimensione avventurosa della nostra vita iniziava lì, a poche centinaia di metri da casa. Io abitavo in via Cucchiari, dove finiva la strada, poi la via Emilia si allungava in mezzo alla campagna e a noi sembrava avesse un orizzonte sterminato, c’era tutto lo spazio per l’immaginario...»
L’immaginario erano i libri e la musica.
«Sì, erano i libri, la musica, l’America... Venendo da una cultura popolare, la musica era importante. Non c’era la Tv, le radio erano poche e chi faceva musica rallegrava, gli altri andavano a cercarlo, diventavi un’attrazione e questo mi piaceva».
E poi c’era Modena...
«Ricordo la noia mortale della Modena di allora, anni ’50 e ’60. Non era molto diversa da oggi, direi. Anche allora la sera era deserta. Cambiava un po’ d’estate, e noi giovani andavamo al parco. Tenga conto che allora i rapporti con le ragazze erano scarsi e ci davamo da fare inventandoci delle cose, c’erano tante idee prese dai film che vedevamo. Un Natale, poi, siamo andati in giro per la città declamando Dickens e ce ne hanno dette di tutti i colori».
Nel libro ci sono tanti episodi per capire come cambiano i tempi, come quando racconta dell’amico del cugino di Carpi, un anarchico diventato poi leghista.
«A parecchi è successo, anarchici o, soprattutto, comunisti diventati leghisti. Si vede che c’era già il seme dentro...»
Qual è l’Italia che vede ora?
«L’impressione non è sicuramente buona. Nel dopoguerra c’e ra molta speranza, i genitori si sacrificavano perchè i figli avessero una vita migliore di quella che avevano avuto loro. Adesso, invece, i genitori devono tirare la cinghia semplicemente per mantenerli, questi figli, che non trovano lavoro o restano precari tutta la vita. Non c’è più fiducia, speranza. Io mi ricordo quanto si ballava nel dopoguerra.... Era un sintomo di ottimismo, di voglia di fare. Oggi non la vedo, più questa voglia».
C’è una sua canzone, Cirano, più che mai attuale, con quell’invettiva “venite tutti avanti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false...”.
«Beh, “Cirano” la si può prendere e adattare un po’ a tutti i tempi. Certo, ora è più che mai calzante. E non è un buon segno».
(18 giugno 2010)


http://gazzettadimodena.gelocal.it/dettaglio/intervista-a-guccini-oggi-a-modena-il-nuovo-libro-e-altre-storie/1892144

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Messaggio Da xenas il Mar 28 Set 2010, 14:13

Guccini: "I premi arrivano quando si passa per vecchio coglione''
Un Guccini ironico commenta le statuette Nettuno e Provincia: "I tempi cambiano, ma anche noi lo facciamo per cui può darsi che i mutamenti siano avvenuti anche dentro di noi"

Bologna, 28 settembre 2010 - Il bello è venuto quando la festa è finita. Seduto a un estremità del tavolo, sotto una luce da scrivania, Francesco Guccini, appena insignito del Nettuno d’Oro del Comune di Bologna e del Premio Provincia, veniva accerchiato da un’onda di giovani che gli chiedevano autografi e dediche, lo catturavano con i videofonini, si spingevano avanti come a volerlo toccare.

Il cantautore che il 14 giugno scorso ha compiuto i 70 anni— e per il quale, in questo 2010, cade anche il quarantesimo dell’album 'L’isola non trovata', il primo con la partecipazione del leggendario batterista Ellade Bandini — sorrideva in mezzo a quei volti giovani, e aveva riposto l’imbarazzo che aveva percorso le sue poche parole mentre mostrava ai fotografi la statuetta del Nettuno, e la scultura firmata da Nicola Zamboni per il Premio Provincia.

"Quando sento tante belle parole sul mio conto", spiegava il Maestrone, "mi vergogno come un ladro. Sere fa sono andato al concerto di Ligabue, a un certo momento mi hanno inquadrato con il riflettore, e tutti a dire ecco Guccini, ecco Guccini, io allora mi sono coperto la faccia con le mani tanto mi vergognavo, e allora è sembrato che io fossi concentrato, commosso, invece era solo vergogna. E poi, sapete — ha aggiunto —, nella vita ci sono dei tempi, e quando arriva il momento in cui passi ormai per un vecchio coglione, allora vieni premiato, come oggi, e ascolti la tua vita raccontata fin nei minimi dettagli dalla prolusione del professor Brunetto Salvarani".

La motivazione ufficiale del doppio riconoscimento rende a Guccini un omaggio sincero, non rituale, alludendo a "un’incredibile ricchezza di contenuti", "al ruolo di primo piano svolto con generosità in questi anni nel panorama culturale italiano e bolognese" e alla "parola coniugata in forma di canzone, di romanzo, di opera teatrale e perfino di fumetto".

Ma ben più efficaci, pur nella loro brevità, sono stati gli interventi del commissario Anna Maria Cancellieri, che sedeva alla sinistra del premiato (lei in tailleur nero, lui con cardigan blu-violetto e la camicia grigia aperta sul collo), e del presidente della Provincia, Beatrice Draghetti. "Francesco non lo sapeva", ha ricordato quest’ultima, "ma siamo stati a lungo vicini di casa, quando lui abitava a Bologna nel mio stesso quartiere, la Cirenaica, una zona popolare, un’umanità che penso lo abbia ispirato e a cui lui, da poeta qual è, ha saputo dare voce". E la Cancellieri: "Con questo premio si affermano il nostro amore per Guccini e il suo amore, appassionato per Bologna".

Le prime file guardavano e applaudivano compiaciute. Nessun collega cantautore (salvo errori), ma non mancavano il prefetto Angelo Tranfaglia, il rettore Ivano Dionigi, l’onnipresente Maurizio Cevenini, il direttore dell’Arena del Sole, Paolo Cacchioli e quello dell’Archiginnasio Pierangelo Bellettini, e ancora Eraldo Turra, il vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi e un bello spicchio di autorità militari.

In meno di un’ora tutto si era concluso, anche la lettura delle otto, dottissime cartelle del professor Salvarani, studioso di teologia e anche autore di un libro (a quattro mani) dedicato al cantautore. Bologna e Guccini è un rapporto complicato (è forse per questo che la relazione del premio non è stata affidata a un bolognese?), ma lui non si astiene dal manifestare dispiacere per la situazione del Duse e di MAMbo: "Sarebbe molto triste se chiudessero. Spero che non accada".

Nel 2003, poco più di 40 anni dopo l’arrivo in città, Francesco affermava, nel libro-conversazione con Vincenzo Cerami, a proposito della ex città dei biasanòt che l’aveva incantato come una piccola Parigi della Rive Gauche: "Aborro Bologna perché si sta chiusi in casa, vedo le stagioni solo attraverso un giardinetto che adesso comincia a buttare qualche foglia... Troppi motori, troppa metropoli, si perde il suo essere antica, placida, bonaria".

Quel volumetto di 140 pagine si intitola Storia di altre storie, esattamente come il doppio cd antologico che esce oggi in tutta Italia. Francesco è uomo di montagna, un affabulatore da veglie nei cascinali. Come il suo amico Loriano Macchiavelli, che ieri si affrettava perché Guccini lo vedesse, "altrimenti pensa che non sia venuto".

A chi gli chiede come sta la città, Francesco risponde allargando le braccia: "L’atmosfera che c’era una volta a Bologna non c’è più: i tempi cambiano, ma anche noi cambiamo. Forse la trasformazione non è solo della città ma anche dentro noi stessi. Sono dieci anni che me ne sono andato, non seguo più le vostre vicende. Se mi parlate di Pavana, allora forse qualcosa di più’ lo so dire..".

Ecco perché, uscendo dalla Sala Borsa, si viene presi dalla voglia di salire sull’Appennino anziché stremarsi nel traffico. E poi, già che si è deciso di dare il premio, non si poteva fare lo sforzo di conferire l’Archiginnasio d’Oro, anziché il più modesto Nettuno, visto che con Guccini si premia la cultura, non altro?
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Messaggio Da xenas il Mar 28 Set 2010, 14:24


Un luogo che una volta incarnava il benessere economico di parte della Sardegna, ma soprattutto battaglie sindacali e lavoro duro. Adesso che è 'Museo internazionale del carbone', il concerto torna a tingere di rosso il piazzale tra un ricordo dello zio minatore dell'artista e una battuta su Berlusconi e i referendum

Camicia rossa, in piedi sul palco allestito tra le imponenti torri di ferro, ricorda il prozio Enrico, minatore. Ma a parlare davanti a settemila persone assiepate nell’ampio piazzale della “Grande miniera di Serbariu” a Carbonia (città capoluogo del Sulcis), non è un sindacalista, bensì Francesco Guccini. Così, in un caldo sabato sera preludio d’estate, questo luogo riprende vita. Una volta simbolo di un benessere economico del territorio che non c’è più, ma soprattutto di battaglie sindacali e duro lavoro nella zona sud occidentale della Sardegna. Il concerto di Guccini non è il primo spettacolo in quello che ora è diventato “Museo internazionale del carbone”, ma forse è quello che si sposa meglio con il contesto.

Lui è felice, e lo dice chiaro, di cantare qui la sua ‘Amerigo’, pensata per quel prozio nato sull’Appennino e poi partito per l’America in cerca di lavoro nella miniera. “Non so cosa facesse esattamente, ma sicuramente non era molto diverso da quello che succedeva qui, le miniere sono tutte uguali e il lavoro è duro ovunque”, dice tra gli applausi. Del resto, per avere la percezione di quello che succedeva nelle viscere della terra, basta soffermarsi sulla scritta a caratteri cubitali nella facciata del magazzino, ora museo, all’ingresso del piazzale: “Coloro che io preferisco sono quelli che lavorano duro, secco, in obbedienza, e possibilmente in silenzio”. Un pensiero, anzi un imperativo, che porta la firma di Benito Mussolini, fondatore della città del carbone diventata poi ininterrottamente roccaforte rossa. E’ qui che, anche alle ultime elezioni, il centrosinistra ha vinto al primo turno con il 63 per cento. Una scritta cancellata in segno di liberazione alla fine del Ventennio fascista, poi riemersa nel 2004 nel corso dei lavori per la riconversione a fini turistico-culturali della miniera.

Guccini deve averla sicuramente notata, varcando il cancello che porta al piazzale. “In fondo non c’è molta differenza tra questa miniera e quelle della Pennsylvania“, commenta. Sotto le torri di ferro che guidavano gli ascensori con i minatori nel cuore della terra per l’estrazione del carbone, il pubblico canta e balla, accompagnando Guccini e la sua band. Un pubblico quanto mai eterogeneo, fatto di adulti un po’ attempati ma anche giovanissimi. Conoscono a memoria le sue canzoni e lui si trattiene sul palco per quasi due ore e mezza, alternando come di consueto la musica ai commenti e agli aneddoti. Come quello del toscano che prese a ceffoni il nipote perché “non voleva cantare ‘L’avvelenata’”, o i discorsi e l’amicizia con l’uomo che ispirò ‘Il pensionato’. I ricordi del servizio militare a Trieste introducono ‘Eskimo’.

Giusto qualche sosta, tra un brano e l’altro, per “sorseggiare l’ossigeno”, ovvero il vino fresco che non deve mancare mai: “Ognuno ha l’ossigeno che si merita”, scherza. C’è il tempo anche per i fatti più attuali, come i referendum sul nucleare e Silvio Berlusconi: “Ci hanno riprovato, ma gli è andata male. Poi ci dicono che tanto siamo circondati dalle centrali – conclude Guccini -, ma è un po’ come la storia del vicino di casa: siccome lui ha l’abitudine di cimentarsi nel peto, tanto vale che lo facciamo tutti”.
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Messaggio Da lepidezza il Lun 20 Giu 2011, 11:38

mamma xenas c'era? amore
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Messaggio Da Tafunk il Mar 03 Gen 2012, 19:00

Casa.

E nel mio cuore e nella mia testa.
non se ne andrà mai!
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Messaggio Da Tafunk il Gio 14 Giu 2012, 10:11

adoro il fatto che cercavo il post di guccini
e trovo che l'ultimo commento in fondo sia il mio di mille mila mesi fà

hahhhhahha

E non c'è da fare.
gli sono attaccata alle chiappe.
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Gio 14 Giu 2012, 17:03

Tafunk ha scritto:adoro il fatto che cercavo il post di guccini
e trovo che l'ultimo commento in fondo sia il mio di mille mila mesi fà

hahhhhahha

E non c'è da fare.
gli sono attaccata alle chiappe.

In effetti di meglio non potevi scegliere. sorriso

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Messaggio Da Tafunk il Gio 14 Giu 2012, 18:05

per fare il "tarzanello"??????????
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Gio 14 Giu 2012, 22:08

Tafunk ha scritto:per fare il "tarzanello"??????????

Non ho capito scusa.....

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Messaggio Da mambu il Gio 14 Giu 2012, 22:15

risate

sono un vecchio gucciniano, ma giuro che non avevo mai pensato ai suoi peli del culo.

Adesso me li sognerò con un tafunk appeso AIUT!


Spoiler:
Ama ciao dicesi tarzanello un pelo o ciuffetto o trecciolina di peli della zona perianale cui è rimasto appeso un rimasuglio della defecazione; che ora si dondola lietamente a mo' di tarzanne, c.v.d. Roz Icone
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Gio 14 Giu 2012, 23:15

mambu ha scritto: risate

sono un vecchio gucciniano, ma giuro che non avevo mai pensato ai suoi peli del culo.

Adesso me li sognerò con un tafunk appeso AIUT!


Spoiler:
Ama ciao dicesi tarzanello un pelo o ciuffetto o trecciolina di peli della zona perianale cui è rimasto appeso un rimasuglio della defecazione; che ora si dondola lietamente a mo' di tarzanne, c.v.d. Roz Icone

Ah ecco. Allora non capisco cosa c'entra con quello che ho detto io. Ho detto di meglio non potevi scegliere nel senso che Guccini è tra i migliori, per me.

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Messaggio Da Tafunk il Ven 15 Giu 2012, 10:30

ma sì ho capito...
ma hai messo in evidenza la parte
"attaccata alle sue chiappe"

cosa può essere attaccata alle chiappe al di là del possessore di queste???

La musica di Guccini è parte di me, in qualche modo.
sono convinta che non sarei la stessa se non avessi mai incontrato la sua musica.

Amantide_Religiosa ha scritto:
Tafunk ha scritto:adoro il fatto che cercavo il post di guccini
e trovo che l'ultimo commento in fondo sia il mio di mille mila mesi fà

hahhhhahha

E non c'è da fare.
gli sono attaccata alle chiappe.

In effetti di meglio non potevi scegliere. sorriso


Il Maestrone può cadere nella retorica.
Possono esserci talvolta risposte rigide e ferme a domande esistenziali, quindi mettendo verità cadute un po' dall'alto
La sua capacità di uso delle parole, di raccontare storie che non mi appartengono ma che posso immaginare nella mia testa, raccontare sensazioni e mutamenti dell'animo umano, la grinta e il dinamismo nella voglia di reagire, la poesia (anche se non ha mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia), la visione un po' per sbiego ma molto reale e concreta di vedere la vita mi hanno sempre toccato profondamente.
ecco credo che in qualche modo mi abbia dato ispirazione per la volontà di poter cambiare le cose e per leggere il quotidiano da muretto a secco riscaldato da un sole di settembre, per osservare una strada di provincia coperta di fanco e scoprirne i misteri...





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Messaggio Da Tafunk il Ven 15 Giu 2012, 10:32

mambu ha scritto: risate

sono un vecchio gucciniano, ma giuro che non avevo mai pensato ai suoi peli del culo.

Adesso me li sognerò con un tafunk appeso AIUT!


Spoiler:
Ama ciao dicesi tarzanello un pelo o ciuffetto o trecciolina di peli della zona perianale cui è rimasto appeso un rimasuglio della defecazione; che ora si dondola lietamente a mo' di tarzanne, c.v.d. Roz Icone

sorrisodiscuse
non è colpa mia.... musico
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