Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni

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Messaggio Da lepidezza il Lun 27 Set 2010, 17:22

no tutto chiarissimo princi!
e condivisibile sino all'ultima riga.
Una sforzo sia da parte dello stato che da parte delle aziende ci vuole! altro che portarsi il bebé in ufficio!
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Messaggio Da Gaufre il Lun 27 Set 2010, 17:31

bellaprincipessa ha scritto:scusate se mi intrometto...
chi parla di portare i figli al lavoro non ha figli evidentemente, perché a me questa della ministra col bebé in aula sembra un'immagine di una demagogia assurda!
ma quando mai!
ma chi cazzo riesce a lavorare con un bebé accanto?
pure mio marito ha provato, in situazioni estreme, a portarsi i bimbi in ufficio... morale? non ha combianto una beata fava!
Una soluzione ideale sono i nidi aziendali in francia é pieno, a monaco no ovviamente, poi io lavoro in un'azienda italiana...).
che le donne debbano scegliere tra carriera e figli é un dato di fatto. Io, se avessi voluto continuare la mia brillante carriera di manager con laurea, master, quattro lingue, etc. etc., avrei dovuto scegliere, come i miei colleghi maschi o le mie colleghe senza figli, di restare in ufficio fin le otto/nove di sera, effettuare frequenti trasferte etc.
La mia scelta é stata quella di bloccare gli orari e di non dare "disponibilità assoluta" all'azienda e ovviamente... fine della carriera!
nonostante cio' ho potuto continuare a lavorare a tempo pieno, grazie ad un sisetma (quello francese) che vanta la più alta natalità europea e il più altro tasso di impiego femminile in europa. Questo grazie ad una rete di sostegno alle madri che lavorano, che comprendono il sistema delle "assistentes maternelles agréesé", delle "crèche familiales", per non parlare dei pre e post scuola, che funzionano fin le 18.30 di sera, sei centri ricreativi durante ogni vacanza (non solo d'estate), etc. etc.
posso dire che se avessi abitato in Italia, lontana dalla famiglia (come sono qui), non avrei potuto fare figli, o non avrei potuto continuare a lavorarare.
Una sforzo sia da parte dello stato che da parte delle aziende ci vuole! altro che portarsi il bebé in ufficio!
ma fatemi il piacere!
scusate lo sfogo, probabilmente ho scitto con i piedi... timidone
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Messaggio Da Violatrix il Lun 27 Set 2010, 18:16

Il nido aziendale c'è pure alla Nike di Saigon... giuro. Poi dal nido li passano ai reparti. musico

No, scusate, ho solo fatto una battuta sulla leggenda che voleva che i bimbi vietnamiti cucissero palloni... ho visto un documentario su Current di recente sulle aziende vietnamite (anche) dal titolo "Il capitalismo fa male?" dove facevano vedere a quali assurdi portano le politiche "black bloc" che boicottano i prodotti di certe nazioni "in via di sviluppo". Alla Nike di Saigon devi avere almeno 14 anni per essere assunto. Chiunque assuma ragazzi più giovani dei quattordicenni, non solo deve retribuire loro lo stipendio anche se non lavorano più per loro, ma deve anche pagare loro gli studi. E se c'è qualcuno che storce il naso per un 14enne che lavora, io dico che in certe realtà l'età è relativa... e mio padre cominciò a lavorare in officina a 11 anni e in banca a 13 fra gli anni '40 e '50 qui, in Italia, a Milano.

Però, dicevo, persino nell'"inferno" delle multinazionali dislocate in Vietnam (come viene comunemente recepito) ci sono i nidi per le mamme che lavorano. Qui no. ...

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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 27 Set 2010, 18:53

Violatrix ha scritto:Il nido aziendale c'è pure alla Nike di Saigon... giuro. Poi dal nido li passano ai reparti. musico

No, scusate, ho solo fatto una battuta sulla leggenda che voleva che i bimbi vietnamiti cucissero palloni... ho visto un documentario su Current di recente sulle aziende vietnamite (anche) dal titolo "Il capitalismo fa male?" dove facevano vedere a quali assurdi portano le politiche "black bloc" che boicottano i prodotti di certe nazioni "in via di sviluppo". Alla Nike di Saigon devi avere almeno 14 anni per essere assunto. Chiunque assuma ragazzi più giovani dei quattordicenni, non solo deve retribuire loro lo stipendio anche se non lavorano più per loro, ma deve anche pagare loro gli studi. E se c'è qualcuno che storce il naso per un 14enne che lavora, io dico che in certe realtà l'età è relativa... e mio padre cominciò a lavorare in officina a 11 anni e in banca a 13 fra gli anni '40 e '50 qui, in Italia, a Milano.

Però, dicevo, persino nell'"inferno" delle multinazionali dislocate in Vietnam (come viene comunemente recepito) ci sono i nidi per le mamme che lavorano. Qui no. ...


Da noi, durante il communismo era obligatorio. Pieno di nidi e tuttici andavano, ovviamente gratis. Per ciò i miei non hanno avuto nessuno problema da questo punto di vista, come gli altri del resto.
Mi ricordo che erano dei posti anche molto belli. Il cibo buono e le educatrici fantastiche. Dovevi ovviamente aver studiato pedagigia per essere assunti.

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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 27 Set 2010, 18:56

Aggiungo anche che per le vacanze estive c'erano i campi, al mare e in montagna. I campi dei pionieri, gioventù e lavoratori. Devo dire che per quanto dura c'erano delle cose buone da non scartare anche in quel sistema.

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Messaggio Da bellaprincipessa il Mar 28 Set 2010, 09:41

Amantide_Religiosa ha scritto:Aggiungo anche che per le vacanze estive c'erano i campi, al mare e in montagna. I campi dei pionieri, gioventù e lavoratori. Devo dire che per quanto dura c'erano delle cose buone da non scartare anche in quel sistema.

anche qui in francia é pieno di "campi" estivi (le nostre "colonie"). son paganti ma vanno a fasce di reddito, i più disagiati non pagano quasi niente. e sono in posti molto belli, belle strutture e bravi educatori (io quest'estate ci ho mandato mio figlio due settimane)...
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Messaggio Da xenas il Mar 28 Set 2010, 09:57

bellaprincipessa ha scritto:scusate se mi intrometto...
chi parla di portare i figli al lavoro non ha figli evidentemente, perché a me questa della ministra col bebé in aula sembra un'immagine di una demagogia assurda!
ma quando mai!
ma chi cazzo riesce a lavorare con un bebé accanto?
pure mio marito ha provato, in situazioni estreme, a portarsi i bimbi in ufficio... morale? non ha combianto una beata fava!
Una soluzione ideale sono i nidi aziendali in francia é pieno, a monaco no ovviamente, poi io lavoro in un'azienda italiana...).
che le donne debbano scegliere tra carriera e figli é un dato di fatto. Io, se avessi voluto continuare la mia brillante carriera di manager con laurea, master, quattro lingue, etc. etc., avrei dovuto scegliere, come i miei colleghi maschi o le mie colleghe senza figli, di restare in ufficio fin le otto/nove di sera, effettuare frequenti trasferte etc.
La mia scelta é stata quella di bloccare gli orari e di non dare "disponibilità assoluta" all'azienda e ovviamente... fine della carriera!
nonostante cio' ho potuto continuare a lavorare a tempo pieno, grazie ad un sisetma (quello francese) che vanta la più alta natalità europea e il più altro tasso di impiego femminile in europa. Questo grazie ad una rete di sostegno alle madri che lavorano, che comprendono il sistema delle "assistentes maternelles agréesé", delle "crèche familiales", per non parlare dei pre e post scuola, che funzionano fin le 18.30 di sera, sei centri ricreativi durante ogni vacanza (non solo d'estate), etc. etc.
posso dire che se avessi abitato in Italia, lontana dalla famiglia (come sono qui), non avrei potuto fare figli, o non avrei potuto continuare a lavorarare.
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fino a che non si uscirà da questa rassegnazione le donne non avranno mai la parità.

La donna deve occuparsi della famiglia, quindi è giusto che non arrivi ai vertici a meno che non rinunci ad essere donna. Sarà demagogia, ma a mio parere il mondo giusto è quello in cui le donne, madri, possono stare vicine ai figli e lavorare e far carriera e se possono portarsi i figli dietro ben venga! Negli anni 50 si pensava che le donne non potessero lavorare perchè la società era basata sulla divisione dei ruoli, oggi le donne hanno dimostrato di saper lavorare e di poter avere una famiglia. Domani? Pensare ad un domani migliore spetta a noi, a come lo immaginiamo e a cosa vogliamo diventare. figli al lavoro (santa pazienza a facebook si portano i cani!!!!) telelavoro, asili nei posti di lavoro, sono tutte cose che a mio parere consentono alle famiglie di crescere i loro figli senza dover delegare tutta l'educazione alle istituzioni. Una cosa oggi impossibile non è detto che lo sia domani, ma se non riusciamo ad immaginarla abbiamo perso in partenza, rinunciando comunque ad una parte di noi, o la famiglia o la carriera.
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Messaggio Da LucyGordon il Mar 28 Set 2010, 11:36

I Talebani lapidano una donna in Pakistan: video-choc della Abcdi Apcom
Roma, 27 set. (Apcom) - Una donna giace a terra legata, circondata da un gruppo di uomini che le gettano contro dei sassi. La donna chiede aiuto, ma nonostante le sue lacrime, gli uomini continuano a colpirla fino a quando la loro vittima smette di muoversi. Sono queste le immagini di una lapidazione compiuta da miliziani talebani nel nord-ovest del Pakistan, riprese con un telefonino e inviate alla rete televisiva statunitense Abc.
La testata americana ha precisato di aver ricevuto il video dall'emittente televisiva panaraba Al Aan, che si occupa di diritti delle donne. La tv di Dubai ha fatto sapere che la donna sarebbe stata giustiziata due mesi fa perchè vista in compagnia di un uomo. Le immagini sarebbero state filmate da un talebano presente alla lapidazione. L'Abc ha trasmesso solo parte del video, a causa del contenuto "sconvolgente".
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Iran: Sakineh evita la lapidazione ma sarà impiccata per l'omicidio del marito

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/10/09/28/sakineh-sara-impiccata.html

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Messaggio Da LucyGordon il Mer 29 Set 2010, 17:38


Una storia come tante.



Si ribella e impara l’italiano di nascosto stuprata e segregata dal marito


Vicenza, una giovane di origine marocchina è riuscita a fuggire dall’inferno familiare. L’uomo è indagato e gli è stato notificato il divieto di avvicinarsi a lei


La giovane marocchina aveva conosciuto il futuro marito tre giorni prima del matrimonio




VICENZA - Costretta dalla famiglia, a poco più di 20 anni, a sposare un uomo conosciuto solo tre giorni prima del matrimonio, ha dovuto subire le angherie della madre e della sorella del marito, il quale non ha esitato a picchiarla, violentarla e segregarla in casa. Samia (il nome è di fantasia, a tutela della vittima), una giovane di origine marocchina, è riuscita però a fuggire dalla prigionia di quell’appartamento nell’Alto Vicentino e a chiedere aiuto ai carabinieri. Ora il marito è stato indagato per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni. Samia, oggi, ha ricominciato un’altra vita, da persona libera. La disavventura di questa giovane e coraggiosa donna, ha inizio poco più di un anno fa, in Marocco, quando i genitori decidono, dopo il matrimonio della primogenita, che è giunto il momento di sistemare anche la seconda di sei figlie femmine. Samia accetta il volere della famiglia, che l’ha promessa in sposa a un uomo di dieci anni più grande di lei e che le viene presentato solo tre giorni prima delle nozze.

Dopo il matrimonio, la donna lo segue in Italia, nella casa dove lui già viveva con la madre e la sorella, in provincia di Vicenza. La solitudine in un paese sconosciuto spinge Samia a scrivere un diario, che ora è in fase di traduzione perché oggetto di indagine, a cui affida i suoi pensieri e le sue emozioni: «Ho fatto questa scelta. Era importante per i miei genitori. Ora voglio solo essere una brava moglie», scriveva. La convivenza con la famiglia del marito, però, si fa subito difficile. Rivalità tra donne nel contendersi il focolare domestico e il bisogno di ristabilire i ruoli in casa sono forse all’origine delle continue critiche rivolte alla neosposa. Suocera e cognata, infatti, la rimproverano di non essere all’altezza dei suoi compiti, di non saper fare nulla. Stanca, Samia confida al marito la sua difficoltà e il malessere per i continui rimproveri. La sua richiesta d’aiuto viene però interpretata dal marito come un segno di ribellione della giovane moglie alle giuste regole di comportamento. Così come la sua richiesta di imparare la lingua italiana. Cominciano così le botte e i maltrattamenti, intesi dall’uomo come strumento per rimettere in riga Samia e insegnarle ad essere più remissiva. Per nove mesi Samia accetta in silenzio, impara l’italiano di nascosto prendendo appunti dalla televisione, cerca di evitare litigi. Fino a una sera ai primi di giugno, quando la donna rifiuta di fare l’amore col marito. L’uomo la picchia. Sberle e pugni al viso. La costringe con la forza ad avere un rapporto sessuale, ignorando le sue lacrime. Poi la chiude a chiave in casa per diversi giorni. Forse perché spera che segregandola nessuno possa vedere i lividi ed evitare che lei possa denunciare l’accaduto. Per Samia è troppo. Riesce a fuggire. Lo denuncia ai carabinieri, che le indicano un’associazione. Ora Samia vive presso una famiglia disposta a ospitarla. Ha trovato un lavoro. E la serenità lontana da quell’uomo.
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Messaggio Da sophia il Mer 29 Set 2010, 19:57

Eh tantissime così in Italia. La situazione della donna é in realtà drammaticamente pesante in quasi tutto il mondo. Poche, poche isole quasi felici.
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Messaggio Da xenas il Lun 11 Ott 2010, 12:10

Son casalingo e me ne vanto

Un meeting a Sanremo: «Siamo fondamentali, il nostro contributo deve essere riconosciuto»
GIANNI MICALETTO

SANREMO
L'uomo diventa sempre più casalingo, nel senso di «gestore» delle mura domestiche, per vocazione oppure per necessità. Ma il problema è che molti preferiscono non farlo sapere: temono di sfidare pregiudizi e diffidenze difficili da sconfiggere. Tutte questioni legate all'orgoglio un po' «machista», ancora ben radicato nonostante la parità conquistata dalle donne.

Eppure c'è uno zoccolo duro di casalinghi (tutt'altro che disperati) che adesso vuole uscire dall'anonimato rendendosi finalmente tangibile, visibile ogli occhi di tutti. E' un caso piuttosto clamoroso di inversione dei ruoli: per una volta sono gli uomini a invocare le pari opportunità, «invadendo» quindi un terreno storicamente femminile. Così, a Sanremo, si è svolto nel weekend il primo congresso dell'«As.U.C.», acronimo dell'associazione fondata nel 2003 e che raccoglie i casalinghi d'Italia. Gli iscritti sono più di 5 mila, tra chi ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alle faccende domestiche (dopo aver perso o abbandonato il lavoro oppure con l'età della pensione) e chi, invece, lo fa part-time (e si tratta della maggioranza), perché spinto dalle necessità quotidiane, vivendo da single o semplicemente per dare una mano alla partner.

I casalinghi ufficiali, quelli iscritti all'Inail per godere della copertura assicurativa nata da una battaglia delle donne che si occupano della casa a tempo pieno, sono ormai 22.600, secondo i dati più recenti. Ma si stima che, in realtà, siano almeno il doppio gli italiani inquadrabili - a vario livello - in questa nuova categoria. Che adesso, dopo mille insistenze, comincia ad essere finalmente riconosciuta da tanti Comuni anche sulle carte d'identità. Ad aprire la breccia è stato (nel 2003) Fiorenzo Bresciani, 58 anni, toscano di Pietrasanta, fondatore e presidente dell'«As.U.C». E' suo il primo documento con lo status di casalingo nella riga riservata all'indicazione della professione. «All'anagrafe volevano scrivere disoccupato, ma io ho insistito e dopo un'estenuante discussione sono riuscito a spuntarla», ricorda con orgoglio. Una conquista sociale che abbatte steccati eretti fin da tempi lontani, aprendo inedite prospettive nei rapporti uomo-donna. Anche se - ammettono in molti - l'impressione è che ci sia ancora molta strada da percorrere, possibilmente insieme.

«Non si capisce perché l'uomo debba essere guardato con un po' di sospetto se stira, fa il bucato o spolvera casa», è il messaggio che parte dalla città dei fiori e del Festival. Se l'Inail ha riconosciuto il casalingo, adesso può farlo anche la società, mentre cresce il gruppo dei simpatizzanti vip, tra cui nomi celebri come Renzo Arbore, Marco Columbro, Gene Gnocchi e Andrea Camilleri. Ecco perché l'associazione guidata da Bresciani vuole aiutare e insegnare: dimenticati i travestimenti alla «Mrs. Doubtfire», si organizzano corsi per imparare a governare la casa: a iscriversi sono soprattutto single reduci da unioni fallite e padri improvvisamente chiamati a fare anche il lavoro delle mamme (guai, però, a chiamarli «mammi»). Così, basta qualche lezione per capire come stirare le camicie senza rovinarle, quali prodotti usare per le pulizie o per evitare di fare disastri con la lavatrice (non mancano i libri pieni di preziosi consigli).

Sono corsi buoni anche per tenere salde le coppie: «Quanti matrimoni si potrebbero salvare se il marito aiutasse la moglie in casa», ammoniscono i casalinghi convinti. Che, alla fine del congresso, hanno nominato i loro rappresentanti a livello d'immagine: il casalingo 2010 è Massimo Bacci, 38 anni, mentre il senior honoris causa è Francesco Di Fraia, di 64, entrambi lucchesi. Casalingo non è più tabù.
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Messaggio Da Gaufre il Ven 22 Ott 2010, 10:47

Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 InfoCorpi di femmina calpestati

Dal lato B per vendere moto. Alle ginocchia per far comperare vodka. Spot e manifesti che usano le donne. Un sito pubblica il catalogo dei peggiori del mondo


PUBBLICITA' SESSISTE
Corpi di femmina calpestati
Dal lato B per vendere moto. Alle ginocchia per far comperare vodka. Spot e manifesti che usano le donne. Un sito pubblica il catalogo dei peggiori del mondo MILANO – Vorrebbero essere irriverenti e provocatori, ma in realtà risultano soltanto volgari e sessisti. Sono quegli spot che da anni inondano tv e riviste e che hanno sempre le stesse protagoniste: belle donne, spesso nude e sottomesse, usate per promuovere i prodotti più disparati. Il sitoweb francese Minutebuzz dedica un lungo reportage alle pubblicità che mercificano il corpo delle donne e stila la classifica degli spot più sessisti della storia. Pubblicità sessiste Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_01_75-60_resize Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_02_672-458_resize--75x60 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_03_672-458_resize--75x60 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_04_672-458_resize--75x60 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_05_672-458_resize--75x60 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_06_672-458_resize--75x60 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 Spot_07_672-458_resize--75x60 DONNE E MOTORI - La prima réclame segnalata dal sitoweb francese è stata promossa dall'Aprilia in Spagna. Coniugare donne e motori è una tecnica antica che sembra non passare mai di moda. In questo caso l'azienda italiana aveva deciso di ridurre la taglia delle sue moto e così di seguito anche quella dei sellini. La "grande svolta" è stata raccontata nel seguente modo in un manifesto: Primo piano del lato B di una donna, nuda. Alle sue spalle un uomo in procinto di misurare "quella parte". Lo slogan è eloquente: «Da oggi taglie più piccole». CRAVATTE A DOPPIO SENSO - Dalle moto allo stile, il cattivo gusto non cambia. I grandi magazzini britannici Harvey Nichols, per esempio, si sono promossi così. Sul cartellone promozionale compaiono due assi cartesiani: utilizzati per dimostrare “scientificamente” la (antica) teoria secondo cui le donne per apparire belle devono imparare a soffrire. «Solo indossando tacchi molto alti -dichiara lo spot - le donne potranno conquistare uomini belli. Invece indossando scarpe basse o pantofole, riusciranno a sedurre solo uomini brutti e grassi». La terza pubblicità in rassegna è molto violenta. Per promuovere i capi del nuovo negozio nel quartiere Nolita a New York, la griffe Duncan Quinn ha concepito uno spot dove si vede un uomo che strangola una donna con una cravatta del marchio americano. IL PIACERE DELLA VODKA E' MASO - In rassegna anche uno spot poco riuscito della Bmw. Lo scopo era quello di promuovere auto di seconda mano della nota casa automobilistica tedesca. Sul manifesto appare una ragazza molto carina e lo slogan: «Una Bmw di seconda mano è come una bella donna. Tu sai che non sei il primo, ma comunque provi piacere». Il catalogo di minutebuzz prosegue con lo spot che reclamizza la bevanda ceca Fernet Stock: un uomo stanco di ascoltare la fidanzata, apre il tappo che si trova sulle spalle della ragazza. Morale: la sgonfia come fosse un palloncino. La pubblità della Vodka bulgara Flirt appare ancora più volgare: la donna protagonista è palesemente raffigurata come oggetto sessuale, felicemente sottomessa e soddisfatta. Sul manifesto una bella ragazza, raffigurata con le ginocchia ferite. E lo spot recita: «Donne, il vostro uomo vi costringe a inginocchiarvi? Riportate al vostro rivenditore una cassa di bottiglie vuote di Vodka Flirt e vi regaleremo delle ginocchiere, così la prossima volta che vi chinate, non vi farete del male». LE BIONDE - Anche chi diffonde cultura non è esente da spot sessisti. È il caso di Tzomet Sefarim, una delle più grandi librerie israeliane. Per promuovere la giornata della lettura, qualche anno fa ideò questo spot: «Oggi tutti possono leggere. Anche le bionde». Continuando tra gli "orrori" della pubblicità segue quella di una birra a basso contenuto alcolico. La rappresenta una ragazzina con un grosso seno. Il messaggio non è chiarissimo ma perentorio: «Con un così basso contenuto alcolico, domani non potrai trovare scuse».
DOPPI SENSI - Più esplicita è la pubblicità di Imedeen, marchio svedese che vende "nutri-cosmetici", integratori alimentari la cui finalità è migliorare l'estetica fisica. Come al solito la protagonista è una bella ragazza. Sul manifesto campeggia lo slogan a effetto: «Il segreto della mia bellissima pelle? Io ingoio». Maligno anche se meno volgare, l'uso del corpo femminile sull'edizione tedesca di Men's Health, una delle riviste maschili più famose al mondo. Qui la donna in questione è fotografata in palestra, dichiaratamente distrutta dall'attività fisica. A commento la didascalia avverte: «Se lei fa dello sport, è solo per piacere a voi, uomini». Donne calpestate in nome del commercio. Dacrom, marchio di un filato ottenuto da polimeri che lo rendono resistente all'umidità, va ben oltre la metafora. Nella sua pubblicità mette una donna che non ha neppure più il corpo. È direttamente una pelle-tappeto, modello tigre appiattita sul pavimento. femminile solo per la testa di donna su cui poggiano piedi e calzoni maschile. Il pay-off recita: «È piacevole avere una donna in casa».Francesco Tortora

http://www.corriere.it/spettacoli/10_ottobre_21/tortora-publicita-sessista_e8741674-dd36-11df-bdeb-00144f02aabc.shtml
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Messaggio Da bellaprincipessa il Ven 22 Ott 2010, 11:02

ma che orrori stupore ... i sali! vomito
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Messaggio Da Gaufre il Ven 22 Ott 2010, 11:04

bellaprincipessa ha scritto:ma che orrori Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 169499 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 198696 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 545453
Ti ha fatto incazzare quella sulle bionde, vero? Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 583831 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 583831 Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 583831
Scherzi a parte, quella della donna gonfiabile è allucinante. Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 28293
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Messaggio Da bellaprincipessa il Ven 22 Ott 2010, 11:06

no, ma... sono TUTTE allucinanti, dai!!!

sui "blond jokes", sono vaccinata!

in america me li raccontavano e poi mi dicevano:"matu sei una bionda italiana, per te non vale!!!! risate "
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Messaggio Da Gaufre il Ven 22 Ott 2010, 11:12

bellaprincipessa ha scritto:no, ma... sono TUTTE allucinanti, dai!!!

sui "blond jokes", sono vaccinata!

in america me li raccontavano e poi mi dicevano:"matu sei una bionda italiana, per te non vale!!!! Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 583831 "
Quando faccio qualche stupidaggine c'è una mia amica bionda molto simpatica che mi dice sempre: "e non sei nemmeno bionda!" Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 583831
Sì, comunque sono tutte allucinanti, hai ragione. Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 28293
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Messaggio Da LucyGordon il Ven 22 Ott 2010, 11:20

io sono mora.......non ho chance Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni - Pagina 13 903947
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Messaggio Da Gaufre il Mar 26 Ott 2010, 13:03

Sette giorni di ordinaria misoginia
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FLAVIA AMABILE
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Non va. Non funziona proprio. E non serve a nulla sapere che pure nel nord Europa avanza la destra xenofoba come in Italia, o che Francia e Inghilterra siano alle prese con lo stessa drastica ricetta di tagli al welfare per arginare gli effetti di una recessione che sta colpendo il mondo intero.

Non serve perché - fra quelle che vengono definite le grandi potenze - soltanto in Italia si vive in un'atmosfera così pervasa di misoginia. Crisi o non crisi. E quindi gli altri potranno anc avere i superconservatori alla riscossa o i conti da riaggiustare, ma si può essere certi che gli effetti si scaricheranno su uomini e donne senza troppe differenze.

Basta fermarsi a quello che è accaduto nell'ultima settimana. Due giorni fa, tanto per cambiare, la stampa straniera che ci definisce medievali'. Si riferiscono all'ordinanza presentata dal comune di Castellammare di Stabia, nel napoletano per bandire abiti succinti in giro per le strade della cittadina. Ma gli episodi si sprecano da sud a nord.

A Torino
l'ultima moda è mangiare il sushi su donne nude usate come vassoi. L'Udi, Unione donne in Italia, ha tempestato il locale di mail di protesta. E' vero che avviene anche all'estero, ma almeno altrove le donne che non decidono di guadagnarsi da vivere facendosi sdraiare come portapiatti possono trovare senza eccessive difficoltà lavori anche piuttosto gratificanti.

A Como il titolare di un'azienda che produce vasche ha deciso di pubblicizzare uno dei suoi prodotti più recenti fotografando una bella donna immersa all'interno, nuda e anche in atteggiamento molto provocante. Quando è stato scoperto, l'autore di questa grande trovata ha risposto coprendo di insulti e sconcezze le donne che hanno provato a protestare anche in modo pacato. Qui trovate la registrazione della risposta che ha dato ad una mia telefonata. Quando gli ho scritto per email è stato anche più crudo.


Che altro si può dire? Che i dati più recenti pubblicati del Global gender gap report 2010 del World economic forum indicano ancora un peggioramento rispetto al passato nelle opportunità che le donne italiane hanno di lavorare o di inserirsi nella società in un ruolo diverso da quello di madri. «Il rapporto del 2010 - spiega Saadia Zahidi, direttore del World Economic Forum - tiene conto dei dati raccolti negli ultimi cinque anni. Il risultato emerso indica come dei 114 paesi in esame in questo arco di tempo l'86% abbia registrato un miglioramento delle differenze di genere, mentre solo il 14% ha visto un peggioramento». Indovinate l'Italia dove si colloca? Nella minoranza di Paesi dove le condizioni delle donne sono peggiorate: si è scesi al 74esimo posto della classifica dal 72esimo del 2009 e dal 67esimo del 2008.

E secondo gli ultimi dati diffusi dall'Ocse nel 2009 le donne italiane con un lavoro erano meno di una su due (il 46,4%). Peggio di noi fa solo la Turchia, con il 24,2%. Nei Paesi scandinavi a lavorare sono oltre sette donne su dieci. E anche in questo caso è un dato in peggioramento rispetto al 2008 (47,2%).

E quindi? Quindi si va avanti, facendo le donne nonostante l'Italia.



http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1067&ID_sezione=274&sezione=
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Messaggio Da LucyGordon il Dom 21 Nov 2010, 22:33

Si chiama Sara Ziff ha 27 anni ha detto basta alle sfilate ed è tornata all’ università.


La sua prima passerella a 14 anni.

Adesso racconta con un documentario impietoso il dietro le quinte di una vita che tante giovanissime sognano.
Tra abusi , violenze e ricatti. Come quelle subite ed accettate da Sara.

Su Vanity Fair di questa settimana un’intervista che lascia un grande senso di amarezza.

I modi per saltare i controlli sulla massa corporea. I compromessi per lavorare che ti obbligano già a 15 anni.
La fine che si fa quando oramai sei “vecchia”.

Un documentario creato dalle stesse "vittime".


Non pensate di vederlo al Cinema.....almeno in Italia. Per ora è uscito solo in Francia lo scorso ottobre.

Ve lo dovete cercare a pezzi e bocconi sulla rete.






questo pezzo teatrale conclude il documentario della Zanardo e ne descrive quasi didascalicamente lo stupro sociale.
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Messaggio Da lepidezza il Lun 09 Mag 2011, 14:26

I nuovi giornali on line sono maschilisti?
2 05 2011

Negli ultimi due anni sono nate in Italia diverse testate giornalistiche on line, che hanno fatto boom, entrando rapidamente fra i siti più frequentati e commentati in rete. Penso anzitutto al Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro, che nasce in rete con L’Antefatto nel giugno 2009, va su carta a settembre 2009, e poi in rete nella versione attuale, sotto la direzione di Peter Gomez, da giugno 2010; penso a Il Post di Luca Sofri, nato a metà del 2010 e diventato in pochi mesi il blog più cliccato d’Italia, addirittura più di Beppe Grillo che ora è secondo.

Poi nell’ottobre 2010 sono arrivati Lettera 43 di Paolo Madron, e a gennaio di quest’anno Linkiesta di Jacopo Tondelli, che pure loro a quanto pare stanno andando bene. Insomma, seppure in ritardo rispetto a molti altri paesi, per fortuna anche da noi il giornalismo on line sta decollando.

Non sono una giornalista e perciò lascio ad altri la discussione sui rapporti fra giornalismo tradizionale e on line, sull’affidabilità di entrambi, sulla crisi dei giornali cartacei e i successi di quelli on line. Cose di cui già molto si parla in rete.

Mi limito però a esprimere un disagio che ho sempre avvertito navigando questi ambienti: sono dominio nettamente maschile. Ne parlo solo oggi perché ho finalmente trovato il tempo di togliere vaghezza al mio disagio e fare un po’ di conti.

Il Fatto Quotidiano Cominciamo dal Fatto Quotidiano: stando a Wikipedia, oggi la redazione è composta da 45 persone (all’inizio erano 16), ma solo 11 sono donne, vale a dire circa il 24%; inoltre, su 262 blog (se ho fatto bene i conti) che afferiscono alla testata on line, solo 61 sono di donne, il che vuol dire circa il 23%.

Il PostIl Post: 1 direttore, una redazione composta da 2 maschi e 2 femmine, più 2 collaboratori maschi e 1 segretaria di redazione, il che significa 8 persone di cui 3 donne, cioè il 37,5% (vedi Chi siamo). Malino, non malissimo. Ma se contiamo le firme, le donne quasi svaniscono: su 46 autori solo 7 sono donne, cioè circa il 15%.

Lettera 43Per fortuna nella redazione di Lettera 43 le cose vanno molto meglio (vedi Staff): è vero che il direttore Paolo Madron è un uomo (come negli altri casi), ma il redattore capo Nadia Anzani è una donna (wow); inoltre, nella redazione di 16 persone, ben 11 sono donne, vale a dire una maggioranza del 68,75%. E se è vero che la segretaria di redazione è come sempre una donna, è anche vero che il direttore editoriale lo è. Evviva.

LinkiestaL’ottimismo si spegne subito se frughiamo nella redazione di Linkiesta: 14 persone, di cui solo 1 donna. Suona forse meglio se diciamo che qui le donne sono poco più del 7%, ma sempre una sola è.

TIRANDO LE SOMME

Insomma, stando a questi numeri e tenendo conto che nel Parlamento italiano – di cui tutti lamentiamo il maschilismo – ci sono 191 donne su 945 parlamentari, e cioè solo il 20,2%, ebbene: in Italia il cosiddetto «nuovo giornalismo on line» – a parte Lettera 43 (sia lodata!) – appare a volte più maschilista della già molto maschilista politica italiana.

Allora mi chiedo: perché? Non ci sono abbastanza giornaliste che abbiano interesse per la rete? Non ci sono abbastanza giornaliste in generale? O non ci sono abbastanza giornaliste che siano adatte alle nuove testate on line?

Insomma, dove lavorano le giornaliste italiane? Non voglio pensare siano relegate (o si siano auto relegate) alle testate femminili… o sì?

:-(

http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/05/02/i-nuovi-giornali-on-line-sono-maschlisti/
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Messaggio Da lepidezza il Lun 09 Mag 2011, 14:32

L’Italia dei Valori difende Striscia la notizia, contro le donne e Barbie Nadeau. E adesso, miei cari, che i nodi vengano al pettine.
Loredana Lipperini
trovate la trascrizione dell'urgente interrogazione sulle accuse che il newsweek avrebbe rivolto al programma di Ricci sul suo maschilismo subliminale ma non troppo,a questo link
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00553496&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs-atto_405108&parse=no&stampa=si&toc=no
Tra le più grottesche interrogazioni parlamentari di sempre. Praticamente Lannutti descrive “Striscia” come un patrimonio nazionale, presenta la critica apparsa su Newsweek come un attentato all’onore della Patria, poi chiede alla Farnesina (alla Farnesina!!!) “misure urgenti” (!!?) contro “l’attacco concentrico” che starebbe subendo Ricci, poverino. Cioè, capiamoci: un senatore IdV, plus royaliste que Mediaset, chiede l’intervento del Ministero degli Esteri (!) per sventare un supposto complotto internazionale contro Antonio Ricci, difensore dei deboli. Lo sprofondo è in-fi-ni-to. Hanno giustamente criticato Asor Rosa che - per tagliare con l’accetta - “invocava il golpe”, ma di una roba come questa che si può dire? Per difendere “Striscia” Frattini che dovrebbe fare, secondo Lannutti? Dichiarare guerra a Newsweek?
Ricci, se davvero fosse quel che sostiene di essere, dovrebbe *provare imbarazzo* per una mossa del genere (indicativa di una pulsione autoritaria e sintomatica di una totale assenza di senso del ridicolo). Ma il punto è proprio questo: poiché non è quel che sostiene di essere, non solo non proverà alcun imbarazzo, ma a quest’ora si starà sfregando le mani, soddisfatto perché la macchina della politica si è mossa per lui.
Meravigliosa la gente che Di Pietro ha portato in parlamento.
E che continua a candidare nelle città:

wu mong 1

Altro che denuncia, «Striscia la notizia» è il programma più visto della televisione italiana da venti anni a questa parte. Si tratta di un’ottima introduzione alla forma comunicativa berlusconiana: è seriale, modulare e riproducibile all’infinito. Si presenta come un contro-tg che esce fuori dall’ingessamento dell’informazione di stato per assumere un simpatico atteggiamento di intrattenimento.
In sostanza è la trasformazione dell’inchiesta in clownerie, e il totale asservimento dell’informazione alla logica del gossip. La denuncia delle ingiustizie si trasforma in vendetta privata contro dei poveracci, in gogna mediatica: spesso e volentieri un supereroe con la ventosa in testa - uno dei vice-gabibbo inviati da Ricci - se la prende con dei ladri di polli. Così canalizzano la rabbia e le frustrazioni della gente…( un lettore)
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