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Messaggio Da sophia il Ven 29 Ott 2010, 17:01

xenas ha scritto:Caso Ruby, Famiglia Cristiana: "Berlusconi malato e fuori controllo"
ah malato non...!
Io come al solito alle barzellette ci arrivo dopo.
Un sacco di malati in giro.


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Messaggio Da xenas il Ven 29 Ott 2010, 17:01

mariele4ever ha scritto:A me lo dici? Ma è la legge... sorriso

parlavo dei giornalisti.... che etica del cazzo
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Messaggio Da mariele4ever il Ven 29 Ott 2010, 17:03

Cmq nel TG di LA7 Mentana ha letto un comunicato della Questura di Milano nel quale la stessa specificava che, pur avendo ricevuto una telefonata a favore della ragazza da Palazzo Chigi, loro si sono attenuti al regolamento e hanno proceduto come al solito nei suoi confronti.

A me comunque di tutte le vicende che riguardano i politici, di ogni schieramento, mi lascia esterrefatta soprattutto la "tempistica": vengono a galla sempre al momento "giusto": e che caso!!! sorriso
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Messaggio Da xenas il Ven 29 Ott 2010, 17:05

tempi o non tempi a me questo vecchio porco bavoso mi fa schifo....
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Messaggio Da Gaufre il Ven 29 Ott 2010, 17:06

xenas ha scritto:tempi o non tempi a me questo vecchio porco bavoso mi fa schifo....
Dunque devo interpretare il tuo nuovo avatar come un'espressione del tuo disgusto? G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 46500
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Messaggio Da mariele4ever il Ven 29 Ott 2010, 17:08

...io invece temo che molto "maschi" italiani lo stimino e lo invidino proprio per questo! G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 336407
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Messaggio Da echo il Ven 29 Ott 2010, 17:12

Per una volta ho voglia di vedere il Tg di Rete 4 :neve:

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Messaggio Da nonhol'età il Ven 29 Ott 2010, 17:21

http://www.repubblica.it/politica/2010/10/29/news/d_avanzo_commento-8535673/?ref=HREA-1

L'ANALISI
L'abuso di potere
di GIUSEPPE D'AVANZO

"Ho buon cuore" dice. Silvio Berlusconi ammette di essere intervenuto con la sua autorità di capo del governo sulla polizia di Milano per favorire una giovane amica in stato di fermo con sul groppo un'accusa di furto. Ha un buon cuore e, se può, una mano la dà, dice. C'è un non trascurabile requisito. Si deve essere suoi amici o dipendenti o familiari o protetti o corifei e il soccorso, la tutela, la salvaguardia arriverà.
Non scopriamo oggi che, nel regime berlusconiano, il potere statale protegge se stesso e i suoi interessi economici. Senza scrupoli e apertamente. Con l'intervento a favore della giovanissima Karima Keyek, in arte Ruby; quel potere che sempre privatizza la funzione pubblica muove un altro passo verso un catastrofico degrado rendendo "pubblica" finanche la sfera privatissima dell'Eletto. In un altro Paese appena rispettoso del canone occidentale il premier già avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Siamo nell'infelice Italia e quel che la scena mostra ancora una volta non può sorprenderci perché l'abuso di potere è il sigillo più autentico del dispositivo politico di Silvio Berlusconi. È un atteggiamento ordinario, un movimento automatico, una coazione meccanica.

Il Cavaliere non accetta critiche, travolge ogni misura istituzionale. Non conosce il raziocinio politico che gli dovrebbe consigliare discrezione, affidabilità, trasparenza, equilibrio per onorare la responsabilità e rispettare il decoro della funzione. Attese sublunari Click here to find out more! per l'Eletto. Conquistato il bottino dei voti sufficienti per governare, invece di sentire gli oneri dell'incarico, se ne sente liberato. Fino al punto di non avvertire alcun disagio nell'esigere in una notte di maggio che i poliziotti facciano in fretta ad affidare una ragazzina che frequenta la sua villa e le sue cerimonie notturne a una persona di sua fiducia (una venticinquenne soubrette e igienista dentale trasformata in eletta del popolo).

In uno "Stato legislativo", dove quel che conta è la legalità e chi esercita il potere agisce "in nome della legge", le burocrazie sono "neutrali", uno strumento puramente tecnico che serve orientamenti politici diversi e anche opposti. Berlusconi che non vuole essere l'anonimo esecutore di leggi e non intende governare in nome della legge, ma in nome di ciò che ritiene necessario a se stesso, pretende ora che la burocrazia dello Stato si trasformi in ufficio ubbidiente e sottomesso. Anche qui si misura un altro passo verso il precipizio perché fino a ieri - è sufficiente prendere atto del ruolo di Guido Bertolaso - il capo del governo pretendeva che le burocrazie condividessero la capacità di assumersi il suo stesso rischio politico, come fossero un'élite politica e non istituzionale. Oggi anche questo standard scolora, trasformando con un abuso di potere l'ufficio pubblico in un obbligo servile.

È soltanto una delle "violenze" che abbiamo sotto gli occhi.
Era già un abuso di potere telefonare in un pomeriggio di autunno del 2008, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina (Noemi Letizia) che sta facendo i compiti nella sua "cameretta" per sussurrarle ammirazione per "il volto angelico" e inviti a conservare la sua "purezza". Era un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di "una decennale amicizia" con il premier, nata invece soltanto qualche tempo prima grazie a un book fotografico abbandonato da Emilio Fede sullo scrittoio presidenziale. È un abuso di potere - disonorevole per un uomo di Stato - trascurare la fragilità di una giovanissima ragazza, il suo evidente disagio umano e sociale, per afferrare soltanto la vitalità, la bellezza sfruttandone il bisogno e le ambiziosissime smanie. L'abuso di potere per Berlusconi ne annuncia sempre altri. Non occorre un mago Merlino per sapere che, nei prossimi giorni, una nuova "violenza" si scatenerà sulla ragazza. La poveretta, come è accaduto anche per Noemi Letizia, dovrà rettificare, correggere, negare, contraddirsi, smentire ciò che è scritto nero su bianco in un pugno di interrogatori che raccontano quanto disordinati siano tornati ad essere i comportamenti del capo del governo.
C'è qualcosa di notturno e patologico nel declino di una leadership sempre più affannosa e affannata. Nel suo crepuscolo se ne intravede il macroscopico deficit. È l'incapacità di interpretare una politica all'interno delle regole, costretta a adulterarsi in una perenne violenza istituzionale che non assicura alcun governo al Paese ma soltanto più tempo a chi governa. Già era arduo rassegnarsi a questo destino. Ora appare difficile accettare la cristallina inadeguatezza di Berlusconi. Il capo del governo appare incapace non solo di rispettare il livello di onore che la sua responsabilità dovrebbe imporgli, ma addirittura se stesso. Una previsione non può essere che cupa. L'Io ipertrofico di Berlusconi non ammette interlocutori, consigli, regole, critiche, equilibrio istituzionale, saggezza politica. Incapace di guardare in faccia la realtà che si cucina da solo, trascinerà irresponsabilmente il Paese nella sua caduta. Impedire questa rovina non può essere un dovere soltanto per le opposizioni.

(29 ottobre 2010)

come dire muoia Sansone con tutti i filistei ahahahano
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Messaggio Da Cantastorie il Ven 29 Ott 2010, 20:34

a prop di Cosanostra's Lessons ...

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f77657d0-2c0d-44f8-9b85-f82e4a69d9ee.html#p=0


Cosa Nostra non invecchia. Lo storico Salvatore Lupo, in studio con Corrado Augias a “Le Storie - Diario Italiano”, racconta i 150 anni della mafia siciliana ...

scoltare, leggere, imparare, ricordare e quant'altro distingue gli Uomini dai "quaquara-cqua" come diceva don Leo da Ragalbuto (Sciascia) chissà
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Messaggio Da echo il Ven 29 Ott 2010, 20:35

Francia.

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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 09:13

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scandalo Ruby( palestra)

Eurostat: più di un giovane su quattro è disoccupato.
Berlusconi: “Vi aiuterei, se solo aveste diciassette anni e le tette grosse.”

Berlusconi è talmente sconvolto dal caso Ruby che sta pensando di non andare alla sua festa di 18 anni

Approvato disegno di legge sui minori. Carfagna: “Da oggi tutti i figli sono uguali per la legge.” A parte le nipoti di Mubarak.

Ruby: "Grazie a Berlusconi non sono finita sulla strada".
Una prostituta: "Grazie alla strada non sono finita da Berlusconi."

Copertina dell'Economist: "Perchè Berlusconi è inadatto al bunga-bunga."


1. Berlusconi: "Faccio degli sforzi massacranti, nessuno mi puo' impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva."
(traduzione)
2. Berlusconi: "Passo le giornate con Gasparri, Cicchitto e Capezzone: me la merito qualche orgia con delle minorenni o no?!"



1. Berlusconi: "Amo la vita e le donne"
(traduzione)
2. Berlusconi: "Viva le troie!"
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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 09:41

mi trovo d'accordo con zia mariele e l'idetificazione di molti maschi italiani nel modello silvio.
E non mi riferisco alle orge o ai rapporti anali che sono preferenze legittime oltre che godibilissime che riguardano la sessualità di ciascuno.
( le mille declinazioni oltre alla omosessualità eterosessualità notoriamente accettate ).
Mi riferisco piuttosto all'idea di scambio forti del potere.
Oltre al clientelismo e il nepotismo adesso c'è una nuova forma di raccomandazione che sdogana la prostituzione come baratto.


Lo abbiamo visto con bertolaso,topolanek,il giro d'affari di lele mora e Tarantini.
Lo diceva Guzzanti dopo la resurrezione,nell'articolo postato una pagina fa.Risale a un anno fa.

A Paolo Guzzanti, transfugo del Popolo delle libertà, si deve il copyright del termine "mignottocrazia". Lo usò al culmine dello scontro con Mara Carfagna puntando il dito contro le presunte "nomine di scambio". Dove la merce di scambio sconfinava nel campo del pettegolezzo sessuale.
E oggi, dopo la polemica sulle veline candidate, Guzzanti torna all'attacco del premier. "Lasciamo stare l'aspetto pecoreccio, ma siamo in presenza di un capo di governo che è circondato da pettegolezzi a sfondo sessuale. E questo è un danno per il Paese. Non faccio processi sommari, ma Berlusconi ha fatto della sua sessualità un evento politico e su questo, dicono anche alcuni del suo partito, prima o poi potrebbe inciampare".


Stando a quel diceva Guzzanti padre, riferendosi al passato, l'effetto di questo "racconto" nell'opinione pubblica si banalizza nel tormentone( vedi bignarda ieri) perdendo di vista la gravità e puntando sul comune senso del "godereccio".
"Si sa che certi atteggiamenti all'italiano piacciono, anche il Duce passava per essere un gran donnaiolo e mi sa che il 90% del popolo italiano troverà questa storia divertente". P. Guzzanti.
infatti quali sono le dichiarazioni di Silvio?
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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 10:04

Fabio Fazio, l’intervistatore senza domande

IL CRIMINOSO
G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 Scanzi_blog
di Andrea Scanzi

Fabio Fazio, l’intervistatore senza domande
di Andrea Scanzi
Dove eravamo rimasti? Ah sì, alla fenomenologia. Più o meno un anno e mezzo fa, MicroMega pubblica un’analisi su Fabiofazio. Il grande intoccabile della comunicazione di centrosinistra. Il demiurgo del chiacchiericcio pensoso. Il Vincenzo Mollica apparentemente impegnato.
Fazio, nella fenomenologia, assurgeva a cantore del paraculismo d’essai: un intervistatore senza domande, con tante macchie e ancor più paure. Subito, da sinistra, veementi strali colpirono rivista e sottoscritto, usando spesso la tattica furbetta del difendere Che tempo che fa. Fingendo di non notare che nessuno, nel pezzo, aveva attaccato il format, sottolineando piuttosto come – se fosse condotto da un giornalista minimamente coraggioso – potrebbe diventare un autentico must. E non soltanto un contenitore blando di ospiti (spesso) notevoli.Ebbene, oggi possiamo affermare che quella lunga fenomenologia, che con somma esecrabilità ripubblichiamo e rilanciamo, era sbagliata. E’ tempo del mea culpa. Con la colpevolezza supponente tipica di certo alternativismo d’accatto, non ci eravamo accorti che Fabio Fazio è davvero l’erede di Enzo Biagi. E’ davvero la propagazione catodica di Indro Montanelli. In lui convivono i geni che permisero a Frost di condurre il Presidente Nixon alla mattanza.
Fabiofazio, tutto attaccato come un’omelia laica o un rosario di ambizioni (non si sa se meschine), è il Mahatma Gandhi del Contraddittorio. L’incalzatore per antonomasia. L’anchorman libero, che non teme il potere e sfida diuturnamente la mitraglia della maggioranza.
Lo si è definitivamente capito quando, col cipiglio delle cimici rovesciate a terra sul dorso, ha intervistato (verbo a caso) domenica scorsa Sergio Marchionne.
In un crescendo parossistico di domande scomode e rigurgiti giustizialisti, Fabiofazio ha dialogato per mezzora con l’ospite senza interromperlo praticamente mai. Non per pavidità, no: per educazione. Per quel suo talento di elevare la paura a cifra stilistica. Un po’ come se Luther Blissett, dopo ogni partita, avesse detto alla stampa che lui i gol li sbagliava apposta. E magari la stampa ci avrebbe pure creduto (con Fabiofazio accade).
Per prima cosa, ci si potrebbe quantomeno chiedere perché Marchionne, peraltro assai intelligentemente, ha scelto proprio Che tempo che fa per parlare in tivù. Se lo è chiesto anche Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Lo stesso Fabiofazio, non nascondendo quel suo garbato giubilo di default, apparentemente imbarazzato, ha chiesto: «Come mai lei ha deciso di accettare il nostro invito?». Di rimando, l’amministratore delegato della Fiat ha risposto: «Non mi piace urlare, questo è uno dei pochi posti dove non si urla».
Attenzione: ogni ospite di Fabiofazio dice così. “E’ uno dei pochi posti dove non si urla”. Certo. E magari è anche uno dei pochi posti – a parte Vespa e Paragone – dove non si fanno domande. Uno dei pochi posti in cui Battiato può illudersi di essere ancora bravo. Soprattutto: uno dei pochi posti in cui più non mordi, più puoi ergerti a martire. Un bell’affare.
Dell’intervista a Marchionne hanno parlato tutti. E’ stato durante il lungo soliloquio con se stesso, come noto, che Marchionne ha esalato la celebre frase: «La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia». Tutti l’hanno ripresa. Quindi Fabiofazio ha nuovamente ragione, perché col minimo dello sforzo ha creato la notizia. In questo è inarrivabile. Potrà ancora dire che la sua è la tivù dell’educazione, dei contenuti, che lui mette a suo agio gli ospiti come nessuno (dato inoppugnabile, ma non è detto che sia un vanto).
E’ però e forse sforzo non effimero, analizzare minimamente – una volta di più – la tecnica fabiofazista. E’ molto semplice e funziona così: l’altro parla e lui annuisce. Stop. Come Carlo Pellegatti a Milan Channel, ma aggiungendoci un vago surplus di seriosità, affinché il pubblico abbia la sensazione che Fabiofazio non stia soltanto ascoltando, ma pure elucubrando, ponderando, elaborando. Da qui la posa sapientemente studiata, la schiena curva (una metafora?), la mano alla bocca, l’occhio rapito. Un po’ Leopardi e un po’ alunno secchione che alza la manina in prima fila.
Fabiofazio, per tutto il tempo, ha compitamente ascoltato Marchionne, lasciandogli esporre ogni teoria e pensiero, osservandolo con il trasporto di un uomo che ha davanti Rosario Dawson durante uno striptease. Non ha interrotto quasi mai. Giusto qualche contrappunto. Ogni tanto ha cinguettato un “118esimo posto su 139 sull’efficienza del lavoro”, ripetendo i dati sciroppati dall’ospite.
Più ancora, ha impreziosito il monologo marchionnista con piccoli controcanti rapsodici, tartagliando sulle sillabe: “Dtrmrchn, ma… ‘nsomma…sempre per…hmmm…’nsomma…per essere precisi…eeeeh…. Per quanto…’nsomma…si possa….ma che cosa ha da guadagnare…ghhhhhh…..llllll….”. Per la cronaca, “Dtrmrchn” è crasi di “Dottor Marchionne”, sobria e bolscevica maniera con cui Fabiofazio si rapportava al Megadirettoregalattico. E, sempre per la cronaca, “’nsomma” sta per “insomma”, che oltre ad essere un topos di Fabiofazio, ne è pure sostanziale recensione. Praticamente un autoscatto.
Giunto all’acme della propria coscienza critica, scandagliando gli abissi di una carriera mai prona, Fabiofazio è arrivato a chiedere a Marchionne, invero peccando di iconoclastia: “L’operaio che comunque guadagna….glielo dico senza alcun populismo perché comunque io evidentemente non me lo posso permettere no…. Che continua a guadagnare il suo salario da 1200 euro al mese…da questooooo….da questa proposta che lei fa…cioè che cosa cambia praticamente nella sua vita?”. Parole forti.
Fabiofazio ha continuato a intercalare, edulcorare, ammorbidire. Ha tartagliato quantità industriali di “’nsomma”. Ha continuato a guardare rapito il Dtrmrchn. Ha reiterato una volta di più il miracolo dei pani e del nulla. Ergendosi a paracadute di se stesso. Spargendo su tutti noi, poveri peccatori, quel suo adorabile mondo di buoni sentimenti, situazionismo à la page e permalosità di una mina.
Nel frattempo, la sua fama di conduttore inviso al potere, alimentata unicamente dalla sua fervida fantasia e dalla ancor più fervida passione idolatrante di certa stampa (peraltro insospettabile e affatto berlusconiana), è ulteriormente cresciuta. Con forza inversamente proporzionale alla realtà dei fatti. E’ accaduto con la cancellazione/non cancellazione del programma con Roberto Saviano. Lo scrittore sta difendendo il format in tutti i luoghi e in tutti i laghi (cit), mettendoci faccia e scorta. Rischiando, come sempre. E l’altro? E Fabiofazio? Non si è espresso. Non si è esposto. Anche se il programma è (sarebbe) suo. Perché prendersi la briga e non certo il gusto di difendere i propri diritti, se c’è sempre qualcuno che lo fa al tuo posto?
Di nuovo, però, come un anno e mezzo fa, così argomentando rischiamo di inciampare nei nostri odiosi impulsi savonaroliani. Nella nostra voglia di giornalisti con la schiena dritta. Nel nostro desiderio, oltremodo malsano, di scagliarci (citando Edmondo Berselli) “contro il conformismo pensoso di Fabio Fazio, contro le modeste volgarità della madamìn Littizzetto, contro tutti gli idola tribus che riempiono continuamente di applausi lo studio di Che tempo che fa, santuario e cenacolo dei ceti medi riflessivi”.
Dobbiamo stare attenti: contenerci, redimerci. Altrimenti poi viene voglia di citare Antonio Ricci, sì, l’ideatore di Striscia la notizia, quando una volta proruppe in una massima che suona più come epitaffio che come recensione: “Noi siamo diventati di sinistra perché avevamo professori di destra. Fazio è diventato di sinistra perché aveva professori di sinistra”G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 Marchionne_fazio01g-300x227
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Messaggio Da Waltzing Matilda il Sab 30 Ott 2010, 10:17

lepidezza ha scritto: mi trovo d'accordo con zia mariele e l'idetificazione di molti maschi italiani nel modello silvio.
E non mi riferisco alle orge o ai rapporti anali che sono preferenze legittime oltre che godibilissime che riguardano la sessualità di ciascuno.
( le mille declinazioni oltre alla omosessualità eterosessualità notoriamente accettate ).
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Lo diceva Guzzanti dopo la resurrezione,nell'articolo postato una pagina fa.Risale a un anno fa.

A Paolo Guzzanti, transfugo del Popolo delle libertà, si deve il copyright del termine "mignottocrazia". Lo usò al culmine dello scontro con Mara Carfagna puntando il dito contro le presunte "nomine di scambio". Dove la merce di scambio sconfinava nel campo del pettegolezzo sessuale.
E oggi, dopo la polemica sulle veline candidate, Guzzanti torna all'attacco del premier. "Lasciamo stare l'aspetto pecoreccio, ma siamo in presenza di un capo di governo che è circondato da pettegolezzi a sfondo sessuale. E questo è un danno per il Paese. Non faccio processi sommari, ma Berlusconi ha fatto della sua sessualità un evento politico e su questo, dicono anche alcuni del suo partito, prima o poi potrebbe inciampare".


Stando a quel diceva Guzzanti padre, riferendosi al passato, l'effetto di questo "racconto" nell'opinione pubblica si banalizza nel tormentone( vedi bignarda ieri) perdendo di vista la gravità e puntando sul comune senso del "godereccio".
"Si sa che certi atteggiamenti all'italiano piacciono, anche il Duce passava per essere un gran donnaiolo e mi sa che il 90% del popolo italiano troverà questa storia divertente". P. Guzzanti.
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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 10:35

quest'uomo sa come usare perfettamente le regole della comunicazione meglio di chiunque.
psicologia di massa più potere mediatico e si può orientare un commento e una percezione.
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Sab 30 Ott 2010, 10:43

Lo scrittore sta difendendo il format in tutti i luoghi e in tutti i laghi (cit), mettendoci faccia e scorta. Rischiando, come sempre. E l’altro? E Fabiofazio? Non si è espresso. Non si è esposto. Anche se il programma è (sarebbe) suo. Perché prendersi la briga e non certo il gusto di difendere i propri diritti, se c’è sempre qualcuno che lo fa al tuo posto?

OCCHEI! Ascoltando Saviano mi chiedevo la stessa cosa.....come mai Fazio non si espone? puà!

“contro il conformismo pensoso di Fabio Fazio, contro le modeste volgarità della madamìn Littizzetto

Finalmente qualcuno lo dice a voce alta. bravo

Io adoro quest'uomo. amore

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Messaggio Da Gaufre il Sab 30 Ott 2010, 11:02

lepidezza ha scritto:G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 136
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Eurostat: più di un giovane su quattro è disoccupato.
Berlusconi: “Vi aiuterei, se solo aveste diciassette anni e le tette grosse.”

Berlusconi è talmente sconvolto dal caso Ruby che sta pensando di non andare alla sua festa di 18 anni

Approvato disegno di legge sui minori. Carfagna: “Da oggi tutti i figli sono uguali per la legge.” A parte le nipoti di Mubarak.

Ruby: "Grazie a Berlusconi non sono finita sulla strada".
Una prostituta: "Grazie alla strada non sono finita da Berlusconi."

Copertina dell'Economist: "Perchè Berlusconi è inadatto al bunga-bunga."


1. Berlusconi: "Faccio degli sforzi massacranti, nessuno mi puo' impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva."
(traduzione)
2. Berlusconi: "Passo le giornate con Gasparri, Cicchitto e Capezzone: me la merito qualche orgia con delle minorenni o no?!"



1. Berlusconi: "Amo la vita e le donne"
(traduzione)
2. Berlusconi: "Viva le troie!"
Eccellenti!!! G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 507626
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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 11:14

quella sul monologo dell'inculata di ieri era strepitosa!
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Messaggio Da lepidezza il Sab 30 Ott 2010, 11:17

io cmq penso al lodo alfano alla scadenza di dicembre per il processo mills,all'emergenza rifiuti e le proteste in tutti i settori.
E realizzo che marsiglia con la protesta dei netturbini offre lo stesso scenario di napoli da tre settimane ma non è che un modo per opporsi alla riforma delle pensioni.Penso alla tendenza europea che accomuna greci spagnoli francesi inglesi e italiani..e mi domando se il piano non sia lo stesso.
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Messaggio Da Gaufre il Dom 31 Ott 2010, 10:22

Ecco i falsi della Questura
dopo le pressioni del premier


Il funzionario non volle firmare verbali. Nella relazione di servizio dell'assistente di polizia si capisce che le normali procedure sono state impedite. Nascosta al magistrato del tribunale dei minori l'identità della ragazza per la quale chiedeva un ricovero sicuro

di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO

L'abuso di potere di Berlusconi raggiunge il suo scopo nella notte tra il 27 e il 28 maggio. Con una menzogna (quella minorenne è nipote di Hosni Mubarak) e un avvertimento (potrebbe venirne fuori una crisi internazionale), il presidente del consiglio pretende che la sua giovanissima amica Karima El Mahroug, alias Karima Heyek, alias Ruby Rubacuori, 17 anni, accusata di furto, priva di documenti, in fuga dalla famiglia e scappata da una comunità, sia subito lasciata libera. E affidata a una persona di sua fiducia, Nicole Minetti, che si presenta come "consigliere regionale della Regione Lombardia con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri".
Il Cavaliere teme - di quella cubista che ha ospitato ad Arcore in più occasioni - i ricordi, la lingua lunga, la volubilità: potrebbero questa volta metterlo davvero nei pasticci. Spaventati e intimiditi dalla pressione, i funzionari di polizia si fanno complici dell'interferenza illegale del capo del governo. Aggiustano le carte. Non applicano, come dovrebbero, le disposizioni del magistrato, che vuole la minorenne affidata a una comunità protetta. Trafficano tra Milano e Messina per consegnare Ruby a Nicole Minetti. Come appunto ha chiesto il presidente del Consiglio alle 23 del 27 maggio, con una telefonata al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni.
Poi, i funzionari di via Fatebenefratelli "nascondono" al sostituto procuratore Annamaria Fiorillo il fascicolo e - solo per un caso - il magistrato dei minori riesce a leggerlo parecchi giorni dopo, quando Ruby viene di nuovo fermata.
L'abuso di potere di Silvio Berlusconi oggi si può raccontare proponendo anche gli stralci di due documenti e la ricostruzione delle disposizioni impartite quella notte alla polizia dalla magistratura.

* * *
Il primo documento è la relazione di servizio firmata dall'assistente di polizia Landolfi e dall'agente Ferrazzano della "Volante Monforte bis del 4° turno" al dirigente del commissariato Monforte-Vittoria il 28 luglio, cioè due mesi dopo un primo rapporto. In questura e in questo commissariato le voci di quanto è accaduto quella notte si sono rincorse, provocando un deluso disagio. Un vicequestore ha voluto sapere come sono andate le cose. Lo raccontano due testimoni diretti. Leggiamo:
Gli agenti ricordano "di aver preso in carico El Mahroug Karima, nata in Marocco il 01.11.1992" per "procedere al fotosegnalamento della minore e provvedere alla collocazione della ragazza presso una struttura di accoglienza per minori". Durante le fasi di quest'operazione, "l'assistente Landolfi veniva raggiunto di gran corsa, presso gli uffici della terza sezione, dal commissario capo dott. ssa Giorgia Iafrate, la quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte del capo di gabinetto della questura, dott. Ostuni, dove si doveva lasciar andare la minore e che non andava foto segnalata".

Dunque, c'è un'operazione di pura routine, quella notte uguale a tante altre. Una minore senza documenti, va identificata e le si deve cercare un ricovero sicuro. Arriva una telefonata. Di Berlusconi. Il meccanismo si ferma. La minore deve essere liberata. E non deve restare traccia negli archivi del suo passaggio. Lo stravagante capovolgimento della prassi incuriosisce. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi chiedeva spiegazioni alla dott. ssa Iafrate. Il commissario riferiva che, detta telefonata, le era pervenuta da parte del capo di gabinetto che, a sua volta, era stato contattato telefonicamente da parte della presidenza presso il consiglio di ministri, dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del Presidente Moubarach (sic) e quindi doveva essere lasciata andare. La dott. ssa Iafrate continuava a ricevere numerose telefonate da parte del capo di gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché egli aveva dato comunicazione alla presidenza del consiglio dei ministri dell'avvenuto rilascio della ragazza".
Berlusconi non si limita ad abusare del suo potere per chiedere che subito sia liberata Ruby. Mente sapendo di mentire, quando dice che la ragazza è la nipote di un capo di Stato. L'inganno gli serve per dare pressione al funzionario della questura. Suona come una minaccia all'interesse nazionale. Se non la libera subito, quel funzionario potrebbe diventare il responsabile di un incidente diplomatico. Berlusconi deliberatamente lo lascia frollare in quel timore quando ripete lentamente "lei capisce, vero?, non le dovrebbero sfuggire le possibili conseguenze". Il capo del governo, alimentata la tensione, offre la strada per liberare il campo da ogni preoccupazione. Arriverà da voi presto un consigliere regionale, affidatele la minorenne. Il piano ha una sua sincronia. Leggiamo:
"... giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della questura comunicazione che all'ingresso erano giunte due amiche della minore, e cioè la signora Nicole Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri e la inquilina della minore, tale Coincecao Santos Oliveira Michele, nata il Brasile il 03.05.1978, residente a Milano in via V., che chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore. (...) La signora Minetti si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa".

Si vedrà soltanto sei ore dopo quanto fosse concreta la disponibilità di Nicole ad occuparsi della ragazzina. Una volta "esfiltrata" dalla questura, Nicole l'abbonderà al suo destino di randagia.
Come se avvertissero dietro quell'arrivo improvviso un oscuro pericolo, i poliziotti ci vanno cauti. Leggiamo:
"Gli operanti chiedevano alla dott. ssa Iafrate se il pm di turno dei minori era stato informato della nuova situazione. E cioè del fatto che la ragazza era la nipote del presidente Moubarach (sic) e che la signora Minetti si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza. La dott. ssa Iafrate chiedeva ai sottoscritti di contattare il pm. Il pm disponeva comunque l'affido della minore a una comunità o la temporanea custodia della minore presso gli uffici della questura".

Ingannati da Berlusconi, i funzionari trasmettono quell'inganno al magistrato. Le dicono: è la nipote di un capo di stato, la frenesia che è stata iniettata dal primo piano della questura, dal capo di gabinetto, viene rovesciata sulle spalle del sostituto procuratore, immaginando che quello accetti la rapida soluzione di liberarsi della ragazza, affidandola al consigliere regionale annunciato dal capo del governo. Ma il sostituto procuratore non cede di un passo e pretende - capo di Stato o no - che sia cercato per Ruby un ricovero sicuro o, in alternativa, una notte in questura. Le insistenze riprendono. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi comunicava alla dott. ssa Iafrate quanto disposto dal pm e la dott. ssa Iafrate contattava telefonicamente il pm e raggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere la copia di un documento d'identità della minore per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare". Ma qual è l'identità del minore? È la nipote di Mubarak, come dice Berlusconi, o una randagia, nata in Marocco, da una famiglia poverissima, come in questura a Milano sanno? Infatti, stando alle carte, l'ispettore superiore Colletti contatta il commissariato di Letojanni, Messina, dove abitano i genitori di Ruby, e poi una volante arriva persino a casa loro, nel cuore della notte. Né il padre né la madre hanno alcun documento della ragazza. Inutile dire che una ricerca di questo genere è del tutto fuori dell'ordinario. In nessuna questura c'è un tale spiegamento di forze per trovare una carta d'identità. Un po' avventurosamente, il questore di Milano Vincenzo Indolfi ha sostenuto l'ordinarietà del caso, proprio appellandosi alle lunghe ore del soggiorno di Ruby in questura. In realtà, il tempo passa per darsi da fare, al di là di ogni routine, per ottemperare ai requisiti imposti dal magistrato.

Ritorniamo in questura. Ora l'assistente Landolfi contatta telefonicamente una casa famiglia, sempre a Messina, che aveva ospitato Ruby e chiede se conservano copia di un suo documento. La responsabile della struttura non è in ufficio. Risponde che il giorno dopo lo avrebbe inviato per fax. A questo punto, viene data per acquisita l'identificazione della ragazza, grazie alla copia di un documento che fisicamente non c'è e che forse arriverà. Ma, leggiamo, sembra sufficiente alla Iafrate, "come da accordi intercorsi con il capo di gabinetto e il pm di turno, per affidare la minore a Nicole Minetti".
L'imbroglio potrebbe essere alla sua conclusione. Berlusconi ha ottenuto quello che voleva. Abusando del suo potere, ha ottenuto Ruby. Quell'imbroglio è un sapore amaro nella bocca di chi è consapevole di aver aggirato le leggi, e soprattutto violato le regole di una leale collaborazione istituzionale. Non tutti sono disposti a buttar giù quel boccone. Leggiamo:
"Si precisa che gli operanti una volta stilato il verbale di affidamento della minore alla Nicole Minetti, lo sottoponevano per la firma alla dott. ssa Iafrate, ma questa non lo firmava".

Il trucco è nudo. Vediamo. Il pubblico ministero dei minori indica tre strade. La prima, una comunità protetta. La seconda, il soggiorno notturno in questura in attesa di un posto libero in una comunità. Terza possibilità, identificare Ruby con certezza e affidarla alla consigliera regionale, in considerazione del fatto - fasullissimo - che è "affine" di un capo di stato straniero. È questa menzogna, s'indignano ancora oggi al tribunale dei minori, che viene offerta al sostituto Annamaria Fiorillo. Un inganno lucido, dicono, perché in questura sanno che Ruby è marocchina e non egiziana; figlia di un modestissimo ambulante, sempre in fuga dalle comunità di accoglienza e dall'accusa di essere una ladra abituale. A nessuno è venuta la voglia di riferire al magistrato le condizioni di quella famiglia, decisamente contraddittorie rispetto allo status e ai privilegi del presidente egiziano. Bisogna dunque dar conto delle ragioni - anzi dello sconcerto - della magistratura dei minori di Milano.

Il pubblico ministero minorile viene molto spesso chiamato a intervenire in una situazione d'emergenza. L'intervento è obbligatorio sia se un minore commette un reato, come per esempio è il caso di Ruby, accusata di un furto di tremila euro. Sia se si tratta di un "minore non accompagnato e senza documenti", ed è sempre il caso di Ruby. Sia per minori con un pregiudizio familiare, che vanno "segnalati obbligatoriamente", e anche questo è il caso di Ruby. Che può fare il pm di turno minori, Annamaria Fiorillo, chiamata a dare le prime disposizioni - sono circa le 19 - e a stabilire che cosa fare di questa ragazza, se non ordinare di definire se "sia la persona che dice di essere"? La casa di Milano, dove potrebbe essere il suo passaporto, è chiusa e Ruby non ha le chiavi. Non resta che passare allo Sdi, il cervello elettronico che dalle impronte digitali riesce a "leggere" anche le vite giudiziarie delle persone. E così Ruby ritorna a essere "Karima El Mahroug", con la sua vita difficile. Quindi, non ci sono dubbi: deve andare in una comunità "protetta", dove sia "reperibile". "È una disposizione normale, ribadita a più riprese, ma non viene ottemperata quella notte", dicono alla procura dei minori.

Annamaria Fiorillo finisce il turno il giorno dopo e non riceve nulla dalla questura, ovviamente pensa che sia tutto a posto. Ma tutto a posto non è. Karima è uscita con Nicole Minetti, se n'è andata via insieme con l'amica Michele Coincecao. Poco tempo dopo, un furibondo litigio tra le due fa intervenire di nuovo una volante di polizia e Ruby incappa di nuovo nella rete dei controlli. Nuova identificazione, nuovo verbale, che si aggiunge ai primi, quelli del 27 maggio, e tutto quanto arriva sul tavolo di un altro pm della procura minori. Che legge le carte e sobbalza sulla sedia. Chiama la collega. Avvisano il procuratore capo dei minori, che a sua volta avvisa il procuratore della repubblica a palazzo di giustizia. "Ma io non ho mai saputo come avevano descritto il mio intervento", si lamenta con i colleghi il sostituto Fiorillo. La sua amarezza è palese e anche in questi giorni tutti i magistrati - le carte sono chiarissime - confermano una dinamica distorta: "È incredibile che un pm dia disposizioni su un minore e sembra che non importi a chi le deve eseguire, noi siamo abituati ad avere a che fare con cittadini che violano la legge. Ma se a violare la legge è la polizia, si spezza la fiducia, il principio di legalità viene violato all'interno stesso del sistema".

È un altro esito di questa vicenda che va afferrato. L'intervento illegittimo di Berlusconi deforma i comportamenti della polizia, che rifiuta di rispettare i primi ordini della magistratura. È il mondo che il capo del governo immagina. Lui è lassù. Decide. L'intera sua vita privata diventa pubblica. I suoi interessi sono pubblici e pubblica diventa anche la personalissima urgenza di contenere le pericolose esuberanze di una giovanissima amica. Manipola accortamente i fatti per rendere il suo comando meno indigesto. Le burocrazie dello Stato ubbidiscono. Anche a costo di entrare in conflitto con istituzioni di controllo come la magistratura. E non solo con quella, e per rendersene conto bisogna leggere un secondo documento.
È la relazione che la questura di Milano invia al Viminale in questi giorni, a scandalo scoppiato: sarebbe diventato la bozza dell'intervento del ministro dell'Interno. Leggiamo:
"... essendo stata identificata la minore e che la stessa aveva dato il consenso conoscendo la Minetti, si procedeva ad affidare la minore d'intesa con l'Autorità Giudiziaria".
Una sola frase, due frottole. Uno. Identificata la minore? Come? Con l'identità stabilita al telefono dal presidente del Consiglio? O con quella, indiscutibile, assicurata dal cervello elettronico del Viminale? Egiziana o marocchina? Due. Di quale "intesa con l'autorità giudiziaria" si discute? Il pubblico ministero ha indicato, come suo dovere, la via maestra: una comunità protetta, capace di alleggerire il disagio del minore. Dove finisce Ruby? In mezzo a una strada. E chi ce l'ha cacciata? Lo stesso tipo che dice oggi di essersi comportato "come un buon padre di famiglia". In questa storia, tra gli inganni organizzati da Silvio Berlusconi, 74 anni, quest'ultimo è il più deprimente.
(ha collaborato Massimo Pisa)
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/31/news/verbali_questura-8601540/?ref=HREA-1

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Messaggio Da Gaufre il Dom 31 Ott 2010, 10:50

Premier coinvolto in vicende torbide con una minorenne. Per motivi di privacy non sarà reso noto il nome del premier.

(E vai, Pierluigi, anche la prossima campagna elettorale è fatta!)

Si parla di una storia del premier con una minorenne marocchina. Ma io non posso credere che un uomo della sua moralità vada con le negre.

La giovane aveva detto di avere 24 anni. Praticamente pensavano di essere coetanei.

La ragazza, in questura per furto, è stata rilasciata grazie a una telefonata della Presidenza del Consiglio. Un caso che suggerisce quanto faccia comodo avere un amico che fa l’imitazione di Berlusconi.

(Immagino Berlusconi che telefona in questura. “A proposito, c’è niente per me?”)

Intanto si cercano notizie sulla giovane nordafricana. Pare sia la figlia dell’autista di Craxi ad Hammamet.

Modelle minorenni, festini con prostitute e orge lesbo a casa di Berlusconi. Ma secondo me è la solita montatura per fargli riguadagnare consensi.

La ragazza ha svelato che il dopocena erotico era chiamato “bunga bunga”. Con i più piccoli è consuetudine dare alle cose nomi più orecchiabili.

Da spinoza.it
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Messaggio Da nonhol'età il Dom 31 Ott 2010, 11:34



L'EDITORIALE
Il bunga bunga
che segna la fine di un regno
di EUGENIO SCALFARI

Le recenti cronache dell'Italia berlusconiana che raccontano l'ennesimo scandalo ormai generalmente etichettato "bunga bunga" mi hanno lasciato al tempo stesso indifferente e stupefatto.
L'indifferenza deriva dal fatto che conosco da trent'anni Silvio Berlusconi e sono da tempo arrivato alla conclusione che il nostro presidente del Consiglio rappresenta per molti aspetti il prototipo dei vizi italiani, latenti nel carattere nazionale insieme alle virtù che certamente non mancano. Siamo laboriosi, pazienti, adattabili, ospitali.
Ma anche furbi, vittimisti, millantatori, anarcoidi, insofferenti di regole, commedianti. Egoismo e generosità si fronteggiano e così pure trasformismo e coerenza, disprezzo delle istituzioni e sentimenti di patriottismo.
Berlusconi possiede l'indubbia e perversa capacità di aver evocato gli istinti peggiori del paese. I vizi latenti sono emersi in superficie ed hanno inquinato l'intera società nazionale ricacciando nel fondo la nostra parte migliore.
È stato messo in moto un vero e proprio processo di diseducazione di massa che dura da trent'anni avvalendosi delle moderne tecnologie della comunicazione e deturpando la mentalità delle persone e il funzionamento delle istituzioni.

Lo scandalo "bunga bunga" non è che l'ennesima conferma di questa pedagogia al rovescio. Perciò non ha ai miei occhi nulla di sorprendente.

Da quando avviò la sua attività immobiliare con denari di misteriosa provenienza, a quando con l'appoggio di Craxi costruì il suo impero televisivo ignorando le ripetute sentenze della Corte costituzionale, a quando organizzò il partito-azienda sulle ceneri della Prima Repubblica logorata dalla corruzione diventata sistema di governo.
A sua volta, su quelle ceneri, il berlusconismo è diventato sistema o regime che dir si voglia: un potere che aveva promesso di modernizzare il paese, sburocratizzarlo, far funzionare liberamente il mercato, diminuire equamente il peso fiscale, sbaraccare le confraternite e rifondare lo Stato.

Il programma era ambizioso ma fu attuato in minima parte negli otto anni di governo della destra ai quali di fatto se ne debbono aggiungere i due dell'ultimo governo Prodi durante i quali il peso dell'opposizione sul paese fu preponderante.
Ma non solo il programma rimase di fatto lettera morta, accadde di peggio. Accadde che il programma fu contraddetto. Il sistema-regime è stato tutto fuorché una modernizzazione liberale, tutto fuorché una visione coerente del bene comune.

Per dieci anni l'istituzione "governo" ha perseguito il solo scopo di difendere la persona di Berlusconi dalle misure di giustizia per i molti reati commessi da lui e dalle sue aziende prima e durante il suo ingresso in politica. Nel frattempo l'istituzione "Parlamento" è stata asservita al potere esecutivo mentre il potere giudiziario è stato quotidianamente bombardato di insulti, pressioni e minacce che si sono anche abbattute sulla Corte costituzionale, sul Csm, sulle Autorità di garanzia e sul Capo dello Stato.
Il "Capo" e i suoi vassalli hanno tentato e tentano di costruire una costituzione materiale incardinata sul presupposto che il Capo deriva la sua autorità dal voto del popolo ed è pertanto sovra-ordinato rispetto ad ogni potere di controllo e di garanzia.

Questa situazione ha avuto il sostegno di quell'Italia che la diseducazione di massa aveva privato d'ogni discernimento critico e che vedeva nel Capo l'esempio da imitare e sostenere.
Il cortocircuito che questa situazione ha determinato nel carattere di una certa Italia ha fatto sì che Berlusconi esibisca i propri vizi, la propria ricchezza, la sistematica violazione delle regole istituzionali e perfino del buongusto e della buona educazione come altrettanti pregi.
Non passa giorno che non si vanti di quei comportamenti, di quella ricchezza, del numero delle sue ville, del suo amore per le donne giovani e belle, dei festini che organizza "per rilassarsi", degli insulti e delle minacce che lancia a chi non inalbera la sua bandiera. E non c'è giorno in cui quell'Italia da lui evocata e imposta non lo ricopra di applausi e non gli rinnovi la sua fiducia.

Lo scandalo "bunga bunga" è stato l'ennesima riprova di tutto questo. La magistratura sta indagando sugli aspetti tuttora oscuri di questa incredibile vicenda della quale tuttavia due punti risultano ormai chiari e ammessi dallo stesso Berlusconi: la sua telefonata al capo gabinetto del Questore di Milano nella quale chiedeva il pronto rilascio della minorenne marocchina sua amica nelle mani "sicure" di un'altra sua amica da lui fatta inserire da Formigoni nel Consiglio della Regione lombarda, e l'informazione da lui data alla Questura che la minorenne in questione era la nipote del presidente egiziano Mubarak.
Queste circostanze ormai acclarate superano ogni immaginazione e troverebbero adeguato posto nell'ultimo romanzo di Umberto Eco dove il protagonista ricalca per alcuni aspetti "mister B" per le sue capacità d'inventare il non inventabile facendolo diventare realtà.
La cosa sorprendente e stupefacente non è nella pervicacia con la quale Berlusconi resta aggrappato alla sua poltrona e neppure la solidarietà di tutto il gruppo dirigente del suo partito e della sua Corte, che fa quadrato attorno a lui ben sapendo che la sua uscita di scena sarebbe la rovina per tutti loro. La cosa sorprendente è che - sia pure con segnali di logoramento e di sfaldamento - ci sia ancora quella certa Italia il cui consenso nei suoi confronti resiste di fronte alla grottesca evidenza di quanto accade. Questo è l'aspetto sorprendente, anzi sconvolgente, che ci dà la misura del male che è stato iniettato e coltivato nelle vene della società e questo è il lascito, il solo lascito, di Silvio Berlusconi.
Sua moglie Veronica, in una lettera pubblicata un anno e mezzo fa, lo scolpì in poche righe, stigmatizzò l'uso che il marito faceva del potere e delle istituzioni, i criteri di reclutamento della "sua" classe politica imbottita di "veline" e di attricette che avevano "ceduto i loro corpi al drago" e concluse scrivendo: "Mio marito è ammalato e i suoi amici dovrebbero aiutarlo a curarsi seriamente".
Quello che sta accadendo lo dimostra e lo conferma: quest'uomo è gravemente ammalato, l'attrazione verso donne giovani e giovanissime è diventata una dipendenza che gli altera la mente e manda a pezzi i suoi freni inibitori.
Dovrebbe esser seguito da medici e da psico-terapeuti che lo aiutassero a riprendersi; ma sembra di capire che sia seguito da persone reclutate con tutt'altro criterio: quello di immortalare le apparenze della sua giovinezza in tutti i sensi. Ma così non fanno che aggravare il male.

* * *

È ormai evidente agli italiani normali e normalmente raziocinanti, il cui numero sta fortunatamente aumentando, che questa situazione non può continuare. In qualunque altro paese dell'Occidente democratico sarebbe terminata da un pezzo per decisione dello stesso interessato e del gruppo dirigente che lo attornia. Ma qui le cose vanno in un altro modo e sappiamo perché. Tra lui e i suoi accoliti, uomini e donne che siano, esistono vincoli che non si possono sciogliere perché ciascuno di loro (quelli che contano veramente) ha le sue carte sul Capo e lui ha le sue carte su tutti gli altri. Così per Previti, così per Dell'Utri, così per Scajola, così per Verdini, così per Brambilla ed altri ancora.
A questo punto tocca a tutti coloro che ritengono necessario ed urgente porre fine al "bunga bunga" politico, costituzionale e istituzionale, staccare la spina.
Presentare una mozione di sfiducia che vada da Bersani a Fini e da Casini a Di Pietro, che abbia la funzione che in Germania si chiamerebbe "sfiducia costruttiva". Esponga cioè il programma che quell'arco di forze vuole attuare subito dopo che la sfiducia sia stata approvata e che si può riassumere così:

1. Indicare al Presidente della Repubblica l'esistenza di una maggioranza alternativa che gli consenta di nominare un nuovo governo, come la Costituzione prevede.

2. Elencare alcuni temi programmatici a cominciare dal restauro costituzionale, indispensabile dopo la devastazione compiuta in questi anni e, a seguire, alcune urgenti misure economiche e sociali, un federalismo serio che rafforzi l'unità nazionale e la modernizzazione della società articolandola secondo un disegno federale, una riforma della giustizia che sia utile ai cittadini, una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti nei vari modi con i quali quest'obiettivo può essere realizzato.
Uno sbocco di questo genere sarebbe estremamente positivo per il paese e dovrebbe essere guidato da qui alla fine naturale della legislatura da un "Mister X" che abbia le caratteristiche e la competenza necessaria al recupero dei valori etici e politici che la Costituzione contiene nella sua prima parte, ammodernandola nella seconda in conformità alle esigenze che una società moderna richiede.
Noi riteniamo che questo percorso vada intrapreso al più presto anche per riconciliare con le istituzioni un paese stanco e disilluso dal tristissimo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di utilizzare lo scandalo della minorenne marocchina strumentalizzandolo per fini politici. Si tratta invece di metter fine ad una rovinosa gestione governativa del "non fare" e del "malfare", che non è riuscito ad aprire un cantiere, a sostenere i consumi e il potere d'acquisto, a recuperare un centesimo di avanzo nel bilancio delle partite correnti, ad invertire il trend negativo dell'occupazione, a fare un solo passo avanti nella buona riforma della giustizia e del federalismo.
Infine a smantellare la "cricca" che da quindici anni non fa che rafforzarsi prendendo in giro i gonzi con il racconto d'una improbabile favola a lieto fine.
La storia italiana ha visto più volte analoghe "cricche" al vertice del paese. Quando ciò è accaduto, la favola è sempre terminata male o malissimo. L'esperienza dovrebbe aiutarci ad interrompere questo percorso in fondo al quale c'è inevitabilmente la rovina sociale e il degrado morale.

(31 ottobre 2010)

http://www.repubblica.it/politica/2010/10/31/news/bunga_bunga_scalfari-8601538/?ref=HREA-1


E' difficile da mandar giù, ma il ritratto che Scalfari fa degli italiani è reale. Speriamo che gli ultimi avvenimenti rappresentino veramente il fatto d'aver toccato il fondo, che non esista possibilità ulteriore di infamia e ignominia e che ci sia qualcuno che ci rappresenta che dica finalmente BASTA.
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Messaggio Da fear-of-the-dark il Dom 31 Ott 2010, 11:45

Bertolaso: "L'eruzione del Vesuvio?
Non sarebbe una tragedia"


Polemica su un discorso tenuto davanti ad alcuni funzionari: "Lo dico da buon leghista...". Tensione davanti al sito di stoccaggio a Giugliano

di ROBERTO FUCCILLO
NAPOLI - "L'eruzione del Vesuvio? Mi è mancata solo quella, ma non sarebbe una grande disgrazia". Mentre in Campania il miracolo dei dieci giorni di Berlusconi resta una chimera, sul dramma spazzatura cala la gaffe di Guido Bertolaso. Parole scherzose, pronunciate in un contesto cameratesco, l'addio di uno dei suoi collaboratori. Ma che la Cgil ha diffuso, censurandole. È il 15 ottobre: manca una settimana al nuovo mandato che Berlusconi gli affiderà, a Terzigno già si combatte, Bertolaso incontra personale e dirigenti della Protezione civile nell'Auditorium di via Vitorchiano, a Roma. C'è da salutare Bernardo De Bernardinis, che va a guidare l'Ispra. Fra le pieghe anche il prossimo abbandono dello stesso Bertolaso: "L'unico rammarico che avrò, che avremo - si ascolta nel nastro diffuso dalla Cgil - sarà che purtroppo fra Vesuvio e Campi Flegrei non è successo niente. É l'unica che ci manca".

Risate in sala, una reazione di corpo per dirsi delle tante imprese in cui il Dipartimento si è speso. Solo che Bertolaso aggiunge: "Inutile che vi grattiate, da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia".

Una "spregevole strumentalizzazione da parte del sindacato - reagisce la Protezione civile - Ha decontestualizzato e artatamente ricostruito ciò che ha detto il capo Dipartimento". Il riferimento all'eruzione andrebbe letto come "consapevolezza che la Protezione civile sarebbe in grado di affrontare e superare anche un'eventuale crisi vulcanica in Campania". Antonio Crispi, ex segretario della Cgil campana e ora segretario nazionale della Funzione pubblica-Cgil, non ci crede: "Una superficialità che ci lascia quantomeno interdetti e che non ci si aspetterebbe da chi occupa ancora oggi incarichi di tale rilievo in quelle aree".

In quelle aree, intanto, la febbre è ancora alta. Lo stesso Berlusconi ha rinunciato al collegamento telefonico in programma ieri con i manifestanti dei Comuni vesuviani. I sindaci, che con lui avevano firmato un accordo venerdì sera, hanno fatto presente che la piazza non era per niente serena. Al termine di quattro cortei provenienti da vari Comuni è ripreso il presidio che impedisce ai mezzi di dirigersi verso la Cava Sari. Non è bastata la promessa di rinunciare a Cava Vitiello, i vesuviani esigono il decreto piuttosto che il disegno di legge proposto da Berlusconi, e dicono no anche alla possibile riapertura fra una settimana della stessa Cava Sari.

Nel frattempo Napoli non sa più dove sversare. Il capoluogo è di nuovo coi rifiuti alla gola, oltre 2000 le tonnellate non rimosse, addirittura in aumento rispetto ai giorni precedenti. Una soluzione di emergenza, il trasferimento temporaneo in una area del Comune di Giugliano, ha immediatamente provocato incidenti anche qui: i camion sono stati bloccati ieri mattina addirittura da uomini a cavallo, nel pomeriggio le forze dell'Ordine hanno aperto il blocco, ma in serata la protesta si è trasferita in città, bloccando il traffico.

Incombe davvero l'incubo di tornare a due anni fa. Le attuali discariche si esauriranno nella migliore delle ipotesi entro due anni. Troppo presto per i nuovi termovalorizzatori. Serviranno altri invasi, Berlusconi e Bertolaso non li hanno indicati. E i rifiuti campani provocano problemi anche in Calabria: la Regione ha dato via libera allo sversamento di 300 tonnellate al giorno in una discarica di Pianopoli, provincia di Catanzaro, il sindaco di Lamezia Terme ha vietato il transito ai mezzi, ma i camion passano da un'altra strada aggirando Lamezia.


http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/31/news/eruzione_vesuvio-8601542/

Posso dirlo? posso?? Vaffanculo! me ne prendo tutte le responsabilità! G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 973210
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Messaggio Da Cantastorie il Dom 31 Ott 2010, 13:02

E. Scalfari:
È ormai evidente agli italiani normali e normalmente raziocinanti, il cui numero sta fortunatamente aumentando, che questa situazione non può continuare. In qualunque altro paese dell'Occidente democratico sarebbe terminata da un pezzo per decisione dello stesso interessato e del gruppo dirigente che lo attornia. Ma qui le cose vanno in un altro modo e sappiamo perché. Tra lui e i suoi accoliti, uomini e donne che siano, esistono vincoli che non si possono sciogliere perché ciascuno di loro (quelli che contano veramente) ha le sue carte sul Capo e lui ha le sue carte su tutti gli altri. Così per Previti, così per Dell'Utri, così per Scajola, così per Verdini, così per Brambilla ed altri ancora.
A questo punto tocca a tutti coloro che ritengono necessario ed urgente porre fine al "bunga bunga" politico, costituzionale e istituzionale, staccare la spina.
Presentare una mozione di sfiducia che vada da Bersani a Fini e da Casini a Di Pietro, che abbia la funzione che in Germania si chiamerebbe "sfiducia costruttiva". Esponga cioè il programma che quell'arco di forze vuole attuare subito dopo che la sfiducia sia stata approvata e che si può riassumere così:

1. Indicare al Presidente della Repubblica l'esistenza di una maggioranza alternativa che gli consenta di nominare un nuovo governo, come la Costituzione prevede.

2. Elencare alcuni temi programmatici a cominciare dal restauro costituzionale, indispensabile dopo la devastazione compiuta in questi anni e, a seguire, alcune urgenti misure economiche e sociali, un federalismo serio che rafforzi l'unità nazionale e la modernizzazione della società articolandola secondo un disegno federale, una riforma della giustizia che sia utile ai cittadini, una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti nei vari modi con i quali quest'obiettivo può essere realizzato.
Uno sbocco di questo genere sarebbe estremamente positivo per il paese e dovrebbe essere guidato da qui alla fine naturale della legislatura da un "Mister X" che abbia le caratteristiche e la competenza necessaria al recupero dei valori etici e politici che la Costituzione contiene nella sua prima parte, ammodernandola nella seconda in conformità alle esigenze che una società moderna richiede.
Noi riteniamo che questo percorso vada intrapreso al più presto anche per riconciliare con le istituzioni un paese stanco e disilluso dal tristissimo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di utilizzare lo scandalo della minorenne marocchina strumentalizzandolo per fini politici. Si tratta invece di metter fine ad una rovinosa gestione governativa del "non fare" e del "malfare", che non è riuscito ad aprire un cantiere, a sostenere i consumi e il potere d'acquisto, a recuperare un centesimo di avanzo nel bilancio delle partite correnti, ad invertire il trend negativo dell'occupazione, a fare un solo passo avanti nella buona riforma della giustizia e del federalismo.
Infine a smantellare la "cricca" che da quindici anni non fa che rafforzarsi prendendo in giro i gonzi con il racconto d'una improbabile favola a lieto fine.
La storia italiana ha visto più volte analoghe "cricche" al vertice del paese. Quando ciò è accaduto, la favola è sempre terminata male o malissimo. L'esperienza dovrebbe aiutarci ad interrompere questo percorso in fondo al quale c'è inevitabilmente la rovina sociale e il degrado morale.

...
IL FATTO che chi è all'opposizione in Parlamento e in "bilico" tra maggioranza/Opposizione (Finiani) non ha la L E V A T U R A per proporre quello che in buona sostanza fu l'Esempio della prima Assemblea parlamentare (1946-48) che, uscita da una dittatura di 20 anni e passa e da una guerra rovinosa R I U S C I' a lasciar perdere gli interessi di "orticello partitico" e a ESSERE NAZIONE.
Non ci sono le Persone, non ci sono le Ideologie/Appartenenze, non c'è l'etica, non ci sono un sacco di cose Indispensabili per quella ricetta.
Quello che c'è è un pres. della Repubblica di oltre 80 anni, che ne ha viste tante nella sua lunga militanza politica (la sua era una corrente minoritaria interna al PCI dell'ei fu ..si chiamavano Miglioristi ed erano ciò che oggi chiameremmo "SocialDemocratici stile EuropaOvest").
Il procedimento dovrebbe essere:
Mozione di Sfiducia in Parlamento ( e non è da sottovalutarsi ahinoi il fatto che chi è là dentro in buona nparte è un NOMINATO da dirigenze partitiche ....o berlusconiani o Eredi viventi della prima repubblica o Populisti/federalisti dalle idee e neuroni ristretti come il brodo della gallinavecchia..)

Unità delle Opposizioni che la smettano di pensare al proprio orticello elettorale che non è questo il momento (come non lo fu nel 46-48)
Decapitazioni/sostituzioni di Cricche e Crocchie ad ogni livello..amministrativo-politico che sia

Mister X? All'epoca il Mister X fu De Gasperi...io non riesco a veder ALCUNO che gli possa somigliare nei meriti...
cosa mi auguro? Che la ns Costituzione e il ns Pres.Repubblica abbiano modo e maniera con la "ramazza istituzionale" di fare piazza pulita, perchè l'aria è davvero "irrespirabile" e la credibilità italiana all'estero è Barzelletta.
Che squallor ...datemi un pizzicotto

triste triste
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Messaggio Da nonhol'età il Dom 31 Ott 2010, 14:13

questa volta sono arrivata prima io prrrr! G.A.S.Fo.M. - Pagina 2 875339 linguaccia
Anch'io penso che ci voglia un governo di unità nazionale, ma purtroppo non ci sono più persone di alto profilo morale come Parri, De Gasperi, Nenni, Togliatti. Allora ci furono consigli dei ministri con urla, pugni battuti sul tavolo, parole grosse ma alla fine le decisioni furono prese nell'interesse del paese. De Gasperi andò col cappello in mano, ma con grande dignità a difendere gli italiani che agli occhi dei vincitori della seconda guerra apparivano solo dei traditori voltagabbana.
riporto solo l'inizio del suo famoso discorso a Parigi, tenuto in un silenzio gelido della platea mondiale, giusto per far vedere da che uomini è nata la ns. repubblica:




UN UOMO SOLO IN DIFESA DELL'ITALIA

Discorso del Presidente del Consiglio on. Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi, il 10 agosto 1946


Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l'essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.

Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali?
Signori, è vero: ho il dovere innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano; ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire.

Ebbene, permettete che vi dica con la franchezza che un alto senso di responsabilità impone in quest'ora storica a ciascuno di noi, questo trattato è, nei confronti dell'Italia, estremamente duro; ma se esso tuttavia fosse almeno uno strumento ricostruttivo di cooperazione internazionale, il sacrificio nostro avrebbe un compenso: l'Italia che entrasse, sia pure vestita del saio del penitente, nell'ONU, sotto il patrocinio dei Quattro, tutti d'accordo nel proposito di bandire nelle relazioni internazionali l'uso della forza (come proclama l'articolo 2 dello Statuto di San Francisco) in base al "principio della sovrana uguaglianza di tutti i Membri", come è detto allo stesso articolo, tutti impegnati a garantirsi vicendevolmente "l'integrità territoriale e l'indipendenza politica", tutto ciò potrebbe essere uno spettacolo non senza speranza e conforto. L'Italia avrebbe subìto delle sanzioni per il suo passato fascista, ma, messa una pietra tombale sul passato, tutti si ritroverebbero eguali nello spirito della nuova collaborazione internazionale.

Si può credere che sia così?
Evidentemente ciò è nelle vostre intenzioni, ma il testo del trattato parla un altro linguaggio.

Quest'uomo che seppe anche opporsi alle richieste insistenti del Vaticano in materia di elezioni, finito il suo mandato tornò nella sua terra, il Trentino, dove i suoi elettori gli avevano regalato una casa.

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