Sardegnamente....CantaMusicanti...

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Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 12:36

Ci sono differenti sardità che musicano-cantano?
E per questo io dovrei "rinuncià a vita" a capire che azz cantano MMMMARIA Carta (l'altro ve lo regalo in sottovuoto.sottoaudio) e CompagniaSarda cantando??


Eh no..mò suddivido il territorio:

Brilli, affido il cagliaritano Inchino
Gaufre, mi pare sia oriunda de SS si becca il nord-isola banned
Xenas e Lepi non so di che zona sadda sono... banned
Mambu...fa il jolly regionale banned

se ci sono altri sardi viventi in isola o in continente o ndo ve pare....facciano un passo avanti spontaneamente sospetto sospetto sospetto



ps. Metterò Medè a caccia di IP e se ve becco a mentì ve mando al confino co Facchinix prrrr! prrrr! banned


Ultima modifica di Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 12:39, modificato 1 volta
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 12:38




cominciamo con questo..voglio sapere che dice timidone timidone timidone
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Ludica il Mar 16 Nov 2010, 13:28

ciao
Ora non ho tempo, lo faro'ben volentieri domattina se nel frattempo nessuno ha provveduto!
Non scrivo da circa un anno qui', ma non ho mai smesso di leggervi con simpatia ed ammirazione sudo freddo
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Gaufre il Mar 16 Nov 2010, 13:30

E' un canto funebre per la morte di un fratello... se nessuno si offre posso trascriverne le parole e cercare di tradurlo.
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 13:42

grazie a entrambe bacio bacio
io sapevo solo che è un canto funebre per un parente, ma volevo proprio capire le parole perchè il senso musicale m'arriva perfettamente timidone

ah naturalmente questo si può fare anche con canti in dialetto/lingua locali, sono io che giocando son partita con la sardignità, probabilmente per la sensazione sempre avuta che il fatto di esser Isola distante da terreferme ne ha preservato-tutelato un patrimonio linguistico che altrove invece s'è spesso "annacquato-mischiato"..una specie di fortino autoctono, è questa l'impressione che ho, io sentendo da un'altra isola, ma molto piu' "continentalizzata" della vostra timidone
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da lepidezza il Mar 16 Nov 2010, 13:48

perchè canta anche in sicilia non è così?
intendo il catanese dal palermitano per dire...
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Gaufre il Mar 16 Nov 2010, 13:52

Ci sono un paio di parole che non capisco bene: Lepi, mi aiuti?
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 13:53



aggiungo che personalmente molto comincio' con un incontro decenni fa con un coro polifonico di Porto Torres vicino Palermo - per un concorso locale ...- facemmo scambio di un paio di canti e loro ci regalarono un'armonizzazione di Procurade e Moderare ..

Procurade de moderare

Procurad'e moderare
Barones, sa tirannia
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pés in terra
Decrarada est giaj sa gherra
Contra de sa prepotentzia
Incomintzat sa passentzia
In su pobulu a mancare

Mirade ch'est pesende
Contra de bois su fogu
Mirade chi no est giogu
Chi sa cosa andat 'e veras
Mirade chi sas aeras
Minetan su temporale
Zente cunsizzada male
Iscurtade sa 'oghe mia

No apprettedas s'isprone
A su poveru ronzinu,
Si no in mesu caminu
S'arrempellat appuradu;
Mizzi ch'es tantu cansadu
E non 'nde podet piusu;
Finalmente a fundu in susu
S'imbastu 'nd 'hat a bettare.

Su pobulu chi in profundu
Letargu fit sepultadu
Finalmente despertadu
S'abbizzat ch 'est in cadena,
Ch'istat suffrende sa pena
De s'indolenzia antiga:
Feudu, legge inimiga
A bona filosofia!

...

Custa, populos, est s'ora
D'estirpare sos abusos
A terra sos malos usos
A terra su dispotismu
Gherra, gherra a s'egoismu
E gherra a sos oppressores
Custos tirannos minores
Est pretzisu umiliare
Traduzione: Fate in modo di moderare

Baroni (proprietari terrieri),
cercate di moderare la vostra tirannia,
Altrimenti, a costo della mia vita,
tornerete nella polvere (per terra),
La guerra contro la prepotenza
è stata già dichiarata
e nel popolo la pazienza
inizia a mancare

State attenti perché contro di voi
si sta levando il fuoco,
Attenti perché non è un gioco,
se questo inizia per davvero
Guardate che le nubi
preannunciano il temporale
Gente consigliata male
ascoltate la mia voce

Non continuate ad usare lo sprone
sul povero ronzino,
o in mezzo al cammino
si ribellerà imbizzarrito;
è così stanco e malandato
da non poterne più,
e finalmente dovrà rovesciare
il basto e il cavaliere.

Il popolo sardo
che era caduto in un profondo letargo
Finalmente anche se disperato
si accorge di essere schiavo
Sente che sta soffrendo
solo a causa dell'antica indolenza
Feudo, legge nemica
di ogni buona filosofia!

...

Questa, o popolo sardo,
è l'ora di eliminare gli abusi
Abbasso le abitudini nefaste,
contro ogni dispotismo
Guerra, guerra all'egoismo
e guerra agli oppressori
È importante che questi piccoli tiranni
vengano vinti.


...canto che m'è rimasto impresso è la sola cosa a memoria in altro dialetto che mi ricordo a memoria..La base armonica era simile a questa trovata tempo fa su internet, ma noi eravamo un coro a voci miste quindi elaborammo per piu' voci rispetto a questa..ma l'originale fatta da quel coro torrese era simile a questa su youtubbolo..




Elena Ledda era una delle vocalist di Faber nell'ultima serie Concerti 1998
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Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 13:58

lepidezza ha scritto:perchè canta anche in sicilia non è così?
intendo il catanese dal palermitano per dire...

Certo che è così, qui cambiano sia i termini (specie le finali dei verbi per es.) che le pronunce o cadenze sonore delle frasi dette, e cambiano anche all'interno della stessa provincia.
Però diciamo genericamente che un trapanese capisce buona parte di cio' che dice un messinese e viceversa..ossia sono dettagli-parole o suoni che cambiano, ma c'è una sorta di ceppo comune di lingua orale.


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Messaggio Da lepidezza il Mar 16 Nov 2010, 14:16

ci stiamo consultando...attendere prego. bah!
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da mambu il Mar 16 Nov 2010, 14:24

Non vedo l'ora di sfruttarvi.

Sapessi convertire la mia discografia in digitale e poi metterla qui...

ma sono impedito
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Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 14:34

mambu ha scritto:Non vedo l'ora di sfruttarvi.

Sapessi convertire la mia discografia in digitale e poi metterla qui...

ma sono impedito

e organizzati puà! puà! puà!

il bello è che io lo dico a te quando ho perso na sfilata di cassette duplicate ai tempi in un trasloco del menga e ancora piangiooooooooooooooooooo pianto3 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3


se la tu' discografia è su LP e su audiocassette...c'è un marchingegno cavetti tra pc e stereo e un programma che mi pare si chiamasse musicmatch che consente l'incameramento su pc di audio proveniente da stereo, usando quei cavetti, ma io son negata a darti info precise...ci vuole qualche esperto o appassiunato in merito

se c'è qui, se facesse avanti :urlooo: :urlooo: banned
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Messaggio Da Brillianttrees il Mar 16 Nov 2010, 16:43





Quanta saggezza...

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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da xenas il Mar 16 Nov 2010, 17:24

no vi odio!!!!! ora che io nn ci sono!!!!!
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Messaggio Da Gaufre il Mar 16 Nov 2010, 17:28

xenas ha scritto:no vi odio!!!!! ora che io nn ci sono!!!!!
Ma se sei sempre qui!!!
Aiutaci piuttosto con l'ultimo verso del lamento funebre postato da Canta, io e Lepi ci stiamo scervellando!
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Messaggio Da rossadavino il Mar 16 Nov 2010, 17:31

xenas ha scritto:no vi odio!!!!! ora che io nn ci sono!!!!!
quando i gatti non ci sono i topi ballano
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Amantide_Religiosa il Mar 16 Nov 2010, 17:35

a me la nonna mi ricorda molto la mia nonna. Minchia è impressionante ma ci sono tante assomiglianze con noi, il canto funebre incluso.

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""The Common Market: We (British) went into it to screw the French by splitting them off from the Germans. The French went in to protect their inefficient farmers from commercial competition. The Germans went in to purge themselves of genocide and apply for readmission to the human race."
Yes Minister! :neve:
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Brillianttrees il Mar 16 Nov 2010, 18:00

La mia preferita (di Elena Ledda)



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Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 18:47

io amo le vecchine memorine Inchino Inchino Inchino

Brilli...urge Tradussao italica del canto precedente chissà sembra una filastrocca la vollo sssapè bah!

vi lascio due link salvati tempo fa...io ho i preferiti web piu' strambi e inturcinati dell'universo criato..

uno era questo, su un forum di sardi - immagino - in cui gironzolando a caccia di strumenti musical-locali-tradissionali mi son imbattuta...
Chiedonsi se hanno scritto Fantasie o Virità ..
http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=1604&whichpage=1


l'altro, sempre legato ai canti a tenores ad es...è questo di wiki sui Balli de piazza ...
http://it.wikipedia.org/wiki/Ballo_sardo

tra quei balli c'è il passu a trese ....Trese è il titolo del video youtubbo di Brilli e io là associai il termine


Io chiedo scusa se ho la testa disordinata, ma è così che è stata settata

timidone io disordino, disordino, disordino e poi dopo tot prendo un filo di matassa e smatasso, forse.
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Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 19:04






Altra cosa:

questa semplice suddivisione è corretta?

LINGUA SARDA
LINGUA SARDA - Ogni zona geografica della Sardegna ha avuto un'evoluzione storica con influenze linguistiche differenti che caratterizzano ancora oggi le diverse varietà del sardo. Ciò che è costante sono i suoni e la musicalità.
Il sardo risulta il più caratteristico degli idiomi latini; infatti, mentre le altre lingue neolatine andavano nei secoli elaborandosi, la Sardegna, e quindi il Sardo, nel suo isolamento, conserva le peculiarità originarie di questo linguaggio con le sue origini illustri, greca e latina.

Il 1700 segna il passaggio della Sardegna dal dominio spagnolo a quello piemontese e per la prima metà del secolo permane una situazione bilingue: il sardo e lo spagnolo. In seguito venne imposto l'uso dell'italiano come lingua ufficiale e contemporaneamente venne ridotto l'ambito d'uso del latino; Il rispetto per la lingua sarda, anche se interessato, continua anche nel 1800 mentre di pari passo continua la diffusione dell'italiano. La vera e propria inversione di tendenza comincia con l'Unità d'Italia, in pratica dopo il 1861. Intanto la lingua italiana diventa sempre più ufficiale. Il dialetto, comunque, era ancora diffusissimo.

Col termine Sardo si intendono le varietà dialettali della Sardegna con esclusione di Alghero, isola linguistica catalana, e di Carloforte e Calasetta, isole linguistiche genovesi.

Il Sardo si suddivide in cinque principali varietà:

- Nuorese, parlato nel centro dell'isola e nel Goceano con centro a Nuoro;
- Gallurese, parlato nella parte Nord-Orientale della Sardegna;
- Sassarese, nella città di Sassari e adiacenze;
- Logudorese, parlato nel centro-Nord della Sardegna;
- Campidanese, nel Sud dell'isola.


Mentre il Nuorese e il Logudorese sono le lingue che meno di ogni altra hanno subito le influenze continentali, il Campidanese, pur conservando i tratti caratteristici del Sardo, si avvicina di più ai dialetti italiani di tipo centro-meridionale.
Anche il Gallurese ed il Sassarese hanno subito un'influenza continentale; sono infatti di tipo toscano, anche se si sono sviluppati al fianco di quello Sardo.

....................................

Questo ..su Wiki è il link sulla lingua gallurese
http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_gallurese
...
sulle tradiz. popolari gallura ho salvato sempre tempo fa questo pdf..
http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=829

e mò basta, fate bobbys..
Matilda, anche le provenienze-discendenze contano.... ciao ciao
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Messaggio Da Cantastorie il Mar 16 Nov 2010, 19:34


http://www.contusu.it/it/video-mainmenu-94/9.html
Sui poeti improvvisatori sardi ...


Il
nostro amico Paolo ci propone un articolo veramente interessante sui
poeti improvvisatori sardi, pubblicato dalla rivista mensile La Lettura
nell'ottobre del 1909.





In Sardegna non vi sono tradizioni teatrali. Il suo popolo è stato
sempre amante della musica, del canto e della danza, ma è rimasto fedele
a quelle tre arti senza che esse, con il volgere de' secoli, abbiano
potuto piegarsi al lento pro­cesso estetico che le ha totalmente
trasformate in molti altri paesi, fino ad imprimere loro il se­gno
definitivo della rappresentazione scenica. Così in tutta l'isola non si
ricordano spettacoli teatrali che abbiano avuto il carattere della
produzione e dell'interpretazione indigena, non potendosi par­lare di un
teatro sardo a proposito de' soliti misteri sacri, la cui riproduzione
poco ha dovuto disco­starsi da quella delle altre regioni italiane, o
per l'occasionale comparsa di un dramma o di una commedia dialettale che
non possono naturalmente aver esercitato alcuna influenza sugli
improvvi­sati attori e tanto meno sul pubblico.



Il dialetto sardo dunque non ha prodotto in alcun tempo quella fusione tra
gli elementi in­ventivi e rappresentativi che altrove ha assunto la
forma del teatro regionale, dando spesso autori ed interpreti gloriosi.
Il carro di Tespi giungendo da lontano dovette essere sbarcato sulle
spiagge dell'isola prima di percorrere le pianure e di arrampicarsi
sulle montagne. Ma dal barcollante veicolo usciva un lin­guaggio
incomprensibile, sicché il popolo, dopo di aver assistito tra stupito ed
indifferente al suo passaggio, si sentiva nuovamente attratto da quei
suoni e da que’ canti la cui mescolanza acquista i caratteri di un
teatro primitivo, mantenuto re­ligiosamente intatto attraverso tutte le
manifesta­zioni del gusto contemporaneo.
Lasciamo stare la musica e la danza; la prima, ove non sia derivata,
si esprime con rozzi suoni pastorali, ma contiene tuttavia un'armonia
pro­pria e suggestiva, e meriterebbe uno studio a parte; e la seconda ha
conservato i suoi caratteri orientali, vuoi che si svolga nel lento e
caden­zato ballo tondo, a lungo cerchio di danzatori e di danzatrici, o
che si restringa in un gruppo serrato, che batte il piede con veemenza
sul ter­reno!, non discostandosi da un punto fisso, men­tre il suono
delle launeddas (specie di zampogne) segna il ritmo.
Ma musica e danza in Sardegna non si possono considerare ormai che
come un commento, oserei dire come uno scenario di quel teatro ideale
dei sardi attualmente costituito dalle gare di poesia che si succedono,
ad ogni festa, ne' numerosi villaggi dell'isola ed anche in qualche
grossa città.
In poche regioni d'Italia io credo che il sen­timento della poesia
sia sviluppato come in Sar­degna, e s'intende, parlando di sentimento,
non voglio affatto accennare all'arte, prevedendo su­bito l'obiezione
che mi si può fare, e che cioè la Sardegna non ha mai dato alcun vero
grande poeta.
La capanna di un pastore poeta




Ma il sentimento della poesia - sentimento e arte, ripeto - è diffuso
nel popolo sardo, e un istinto misterioso che lo guida verso la
bellezza, e lo fa prorompere in un linguaggio che sa tutte le armonie
del verso, fondendo il tipico dialetto in strofe ricche di forza e di
grazia.

Chi sono dunque questi poeti della Sardegna? o pastori vaganti e
solitari, che inventano e modulano i loro canti conducendo le gregge al
pascolo, sono contadini i quali nelle aie, nelle vigne, negli uliveti,
durante i riposi all'ombra, o nelle lunghe notti d'inverno, disputano in
poesia provocando dei veri certami poetici, e sono per­fino degli
artigiani e de' piccoli professionisti che leggono il giornale e
traggono dagli avvenimenti del giorno le loro ispirazioni. Ma nessuno
di essi scrive e tanto meno medita il proprio parto poetico. ­Tutti
invece si abbandonano alla più schietta, alla più rapida estemporaneità,
fino ad acquistare quella fama che godono di famosi improvvisatori
presso il popolo.
L'improvvisazione regna sovrana nella poesia dialettale della
Sardegna, e se per il suo carattere ­estemporaneo, che si produce al di
fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non riesce ad occupare una
pagina duratura nella storia lette­raria dell’Isola, non si creda per
questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche va­dano
dimenticati con il volgere degli anni.[/b]

Tutti i paesi del Lugodoro - che è la regione dove è maggiormente
sviluppato il sentimento della poesia - si vantano di una tradizione
poe­tica, e morto o scomparso un poeta ne hanno subito incoronato un
altro. E non è detto che lo spirito di campanile abbia fatto ritenere
agli abitanti di ciascun Comune di possedere il miglior poeta, in
dispregio degli altri. No, ogni Comune si è accontentato e si
accontenta di avere dato i natali ad un poeta, ma riconosce facilmente
la superiorità e la fama di quegli improvvisatori che, al pari degli
antichi bardi, hanno saputo acqui­stare molte corone, fuori delle mure
del paesello natìo, ed hanno sparso ovunque le loro strofe, che si
ripetono ancora di villaggio in villaggio.
Per essi è sorta e si è mantenuta in Sardegna la tenzone poetica,
curiosa sfida, che tanto appas­siona tutti gli isolani, ed acquista,
come vedre­mo, i caratteri di un vero teatro primitivo, all'aria aperta.

II
Queste gare poetiche non hanno certo un'ori­gine storica o
letteraria, e tutto al più possono anche oggi rassomigliarsi a
quell'insierne di suoni e di canti che nell'antica Grecia segnarono i
primi albori del teatro.
Udendo un gruppo di improvvisatosi sardi a poetare, con una specie di
canto fermo, il quale, alla sua vola, in ogni strofa, è sottolineato da
­un breve accompagnamento di altri cantori, si è ­tratti a pensare, per
quanto confusamente, al rito dionisiaco, e all'impeto bacchico da cui
sorsero le prime effigie teatrali della civiltà.
Soltanto che le disputas, che nel buio notturno o al lume della luna i
poeti di Sardegna teneano un tempo nelle sagre campestri, si sono ora
di­sciplinate, fino a diventare un vero e proprio spettacolo che
rivaleggia con gli altri divertimenti della festa, quali le corse dei
cavalli, i fuochi d'ar­tifizio, il ballo tondo, etc., etc.



IN VIAGGIO PER LA FESTA
Ed il popolo, come ho già detto, si appassiona fino al delirio per i
suoi poeti, e segue ammirato e commosso tutte le fasi della gara,
rilevando man mano il maggior estro di ciascun cantore, ed il brio od il
raziocinio con il quale esso at­tacca o si difende.
Perchè uno de' maggiori pregi che distinguono la vena de' poeti sardi
è non solo la facilità dell'improvvisazione, ma la logica stringente
con cui viene ribattuto ogni argomento dell'av­versario.
E le botte e le risposte, si possono prolungare, per alcune ore, senza che i due rivali accennino mai a stancarsi.
Non occorre neppure lo stimolo della gara, sotto gli occhi del
pubblico, ad incitare l'estro dei poeti; alcuni di essi parlano
realmente ed operano quasi sempre in poesia.
Spesso avviene che incontrandosi per le vie del paese o in campagna,
si salutano in versi. E allora restano fermi per lungo tempo poetando
sugli avvenimenti del giorno, e richiamando un numeroso uditorio.
Una volta un poeta trovò in campagna un suo amico, anche questi
spontaneo improvvisatore, che seminava del grano, malgrado la stagione
fosse assai inoltrata. Si era infatti nel marzo.

Scherzoso il poeta, vedendo l'amico intento alla seminagione, sentenziò:

«Laore ‘ettadu in martu
no lu messas tantu artu!»
(Grano seminato in marzo,
non lo falcerai molto alto).
E l'altro pronto:
«No importat sa canna
Si no s’ispiga manna»
(Non importa l'altezza
se la spiga è matura).
E il primo:
«Ite ‘alet s’ispiga
Si no est ingranida»
(A che vale la spiga
se non è ricolma?)
E i due continuarono per un bel pezzo svolgendo in versi tutta la loro pratica sulla seminagione e sul raccolto de' cereali!
Il professar Pietro Nurra, in un suo pregevole studio sulla Poésia
popolare in Sardegna, ram­menta il vecchio improvvisatore di Sennori,
Lo­riga, un contadino, il quale avendolo invitato nella sua casetta, si
rivolse alla moglie, parlandole in versi, e la buona donna, continuando
ad accudire alle faccende domestiche, rispose subito, altre rime, per
salutare l'ospite.
Loriga raccontò che anche sua moglie era poetessa valente e i
sennoresi ricordavano i contrasti che avvenivano fra essi quando non si
erano ancora sposati. Lavoravano in due campi vicini, e li, di pieno
giorno, si narravano in ottave le loro gioie, i loro affetti, e qualche
volta bisticciavano, ma sempre in versi!



FANCIULLE DI BONO CHE SI AVVIANO AD UNA FESTA
Tuttavia la poesia estemporanea di Sardegna è anche tinta di
sanguigno. Qualche poeta che aveva tramutato la sua satira in libello,
prende­ndo di mira or l'una or l'altra famiglia, fu tro­vato ucciso
misteriosamente, ed il più celebre degli improvvisatosi isolani,
Melchiorre Murenu, cieco fino dalla nascita, fu precipitato in un
burrone, ove morì. Si dice che autori del delitto siano stati alcuni
abitanti di Bosa, piccola città contro la quale il Murenu aveva sempre
affilato i velenosi strali.

III

Ma ritorniamo alle gare poetiche, e vediamo un po' come esse si svolgano, e quali fiori diano di olezzante poesia dialettale.
Veramente fino ad alcuni anni or sono erano state sempre libere.
Gli stessi poeti, partecipando alle feste de' diversi paesi, si
sceglievano l'argomento a loro pia­cere, ed intorno ad esso disputavano,
cantando, fino all’alba.
Ma una volta, ad una festa d'Ozieri, si pensò che sarebbe riuscito
più interessante lo svolgi­mento di un tema obbligatorio, e che il
giudizio di una speciale commissione. col relativo premio, avrebbe
maggiormente lusingato l'amor proprio dei singoli poeti. Così, da
quella volta, i migliori improvvisatori sardi diventarono de'
professionisti della poesia dialettale, costituendo un nucleo di
cantori, ormai indispensabile in ogni gara che si voglia bandire.
Il popolo naturalmente parteggia per l'uno o per l'altro, a seconda
del genere in cui ciascun poeta si distingue, sia comico, sentimentale o
drammatico; e ad ogni gara vi sono i poeti fa­voriti, come i cavalli,
per quanto non sia ancora venuto l'uso di puntare su di essi!
Intanto, prima di bandire una singola gara, si costituisce un
comitato che procura i fondì per i premi. Lo stesso comitato nomina poi
i membri della giuria scegliendoli fra le persone più colte ed
intelligenti del paese, e che preferibilmente ab­biano avuto una certa
dimestichezza con le Muse.
Qualche ora prima della gara i membri della giuria tengono una
riunione e stabiliscono dieci o dodici temi e la durata delle
improvvisazioni per ciascun tema.
All'ora prefissa, tutti gl'iscritti alla gara ven­gono fatti salire
su un palco appositamente co­struito, spesso all'aria aperta, oppure in
un locale che funge da teatro, e subito il presidente estrae a sorte i
nomi de' due primi contendenti, a' quali si legge uno de' temi parimenti
estratto a sorte, e che essi devono svolgere appena è annunziato al
pubblico. Successivamente si estrae un'altra coppia di nomi e un nuovo
tema, che viene svolto con il medesimo procedimento. E solo in ultimo,
come chiusura, si assegna un tema a tre o quattro poeti
contemporaneamente oppure a tutti quelli che hanno parteci­pato alla
gara, in modo che ne deriva un contrasto a più voci ed a più pareri, di
effetto straordi­nario.
Finalmente la giuria si riunisce di nuovo ed assegna i premi in
danaro, tenendo conto oltre­ché dell'estro poetico di ciascun
improvvisatone, anche delle speciali difficoltà che egli possa avere
incontrato trattando un tema magari estraneo ai propri gusti e a' propri
convincimenti.
Si capisce che il giudizio non piace sempre ai poeti che non hanno
ottenuto un premio, o si lusingavano di ottenerne uno maggiore.
In una gara d'Ozieri faceva parte della giuria, in qualità di
presidente, Giuseppe Calvia, un let­terato colto, che non disdegna di
coltivare egli pure la musa dialettale.
Alcuni poeti delusi, con il pretesto di un in­vito ad un amichevole
simposio, provocarono il Calvia ad una sfida poetica alla quale
assistette da spettatore lo stesso vincitore della gara Antonio Cubeddu.
Il Calvia, che fin dall'età di dieci anni aveva disputato in versi
con alcuni di quei poeti, cantò e si difese con bell'estro, lasciando
nel pubblico la convinzione di aver dato un equo giudizio. Ecco una
delle ottave cantate dal Calvia in quell'occasione:
«Puzone cheres bolare chen’alas
pero de jugher alas non presumas,
ca si las as sun privas de sas pumas
o si tenes sas pumas sunu malas.
Si pones mente a mie las allumas
de badas ti sun naschidas in palas.
Pro chi est pro tenner pumas gai
Disizo de no aer alas mai. »
(Uccello, vuoi volar senz’'ali
ma di aver ali non pretendere,
chè se le hai son prive di piume
e se hai piume esse sono inutili.
Se a me poni mente le abbruci,
invano ti son cresciute sulle spalle.
Ed io per aver simili piume
desio di non aver mai ali).
I poeti, all'inizio ed alla fine della gara, salutano ordinariamente
il pubblico con una strofa speciale in cui si esaltano le bellezze del
paese che li ospita, o si loda qualche precipua qualità degli abitanti.
Nel canto - perchè, come ho già detto, essi si esprimono con una
specie di canto fermo, che trasforma la loro recitazione in una
cantilena cadenzata - sono accompagnati da un coro, da’ tenores e i cui
diversi soggetti si chiamano in dialetto contra, tippiri e basciu.
La disputa si tiene in ottave: - le modas intreccio arbitrario di
versi a tema libero - sono andate sempre più in disuso, non valendo esse
che a provare la facilità di memoria degli improvvisatori.
Per dare un'idea intorno al modo con il quale procede la gara,
riporto le prime due strofe avverse di un tema intitolato Il fucile e
l’aratro. Il poeta Cubeddu, sostenendo le ragioni dell’aratro, così
incominciò a cantare:
«Appenas si est su tempus cambiadu
luego ‘ido sa zente posta in mottu
a un’a unu si movene tottu
a si chircare linna pro s’aradu,
da’ ‘ue ogn’alimentu est recavadu
dae s’aradu su pane ana cottu.
Per mesu de s’aradu trigu ‘ettana
Cun isse aran, de isse approffettana.»
(Appena la stagione è cambiata
subito veggo la gente in moto,
ad uno ad uno si muovon tutti
a procurarsi legname per l'aratro,
donde è ricavato ogni alimento.
Dall'aratro han cotto il pane.
Per mezzo dell'aratro seminano il grano,
con esso arano, di esso profittano).
Ed il poeta De-Martis, di rimando, quasi ppoggiandosi ad un fucile invisibile:
«‘Eo cun-d-una ‘idea pius deghile
mancari custa notte sia in errore
appoggiare mi chelzo a su fusile
prite mi chelzo fagher cazzadore,
su fusile non do a su acchile,
aprite su fusile est unu fiore
e deo cun su fusile si mi agatto
cantu mi ‘enit in bidea fatto.»
(Io con una idea più graziosa,
quantunque questa notte sia in errore
appoggiar mi voglio al fucile,
poiché voglio farmi cacciatore,
il fucile non do’ alla mandra delle vacche
perchè il fucile è il fiore,
ed io quando col fucile mi trovo
quanto mi viene in testa opero.)
Non è raro che questi umili e rozzi improvvi­satori abbiano delle
superbie da grandi poeti, ed esaltino la propria arte con gesto regale.
Il contadino Pirastru, accingendosi a trattare il tema di una gara,
diceva di sé stesso:
«Cando cantat Pirastru Deus falat
e-i s’arcu balenu lu colorit,
Isse versos divinos li regalat
sa natura sas rimas li favorit,
e-a chie cantende lu appugnalat
sutta s’ottava sua ognunu morit.
Moralmente pero salvat e sanat;
s’amigu salvat, s’inimigu isbranat»
(Quando canta Pirastru scende Iddio dall'alto
e l'arco baleno lo colorisce.
Egli gli regala divini versi,
la natura gli fa dono delle rime.
e a chi cantando gli dà pugnalate
sotto la sua ottava ognuno muore.
Ma moralmente intanto salva e guarisce,
salva l'amico, e sbrana l'inimico).
Ma è tempo, mi pare, di cogliere qualche pro­filo degli
improvvisatori oggi più in voga in Sar­degna, e di rilevare le
caratteristiche della loro vita e della loro poesia.

IV
Gli improvvisatosi maggiormente celebrati nel­l'isola sono: Antonio
Cubeddu d'Ozieri, Gavino Contini di Siligo, Giuseppe Pirastru di Ozieri,
Antonio Farina di Osilo, Salvatore Testoni di Bonorva, Antonio Andrea
Cucca di Sassari, e Francesco De Martis di Mores.
Essi sono ormai gli indispensabili di ogni gara, alla quale si recano
in numero di cinque o sei almeno; giacchè può darsi che qualcuno si
unisca qualche volta ad una comitiva di poeti più oscuri.



LA CARTOLINA DEI POETI SARDI
Cubeddu é un costruttore di muri barbari, ma ora ha smesso l'antico
mestiere e vive a Sas­sari dove s'industria con un'osteria ad uso dei
villici del contado.
Egli veste il tradizionale costume isolano ed ha un aspetto biblico,
come sa realmente di bi­blico la sua poesia sentenziosa ed immaginosa.
Invece il Contini veste, come si dice in Sar­degna, alla moda civile,
ha una discreta istru­zione, ed è lettore assiduo di romanzi e di
gior­nali, nelle ore che gli lascia libere il suo mestiere
d'imprenditore. Il Contini si distingue partico­larmente nel genere
faceto.
Il Pirastru è un piccolo proprietario, e anch'egli tiene al suo tipico costume d'orbace. È ricerca­tore di rime peregrine.
L'operaio Farina è pronto ed incisivo nelle sue improvvisazioni ed ha
addestrato all'arte della poesia estemporanea anche la sua figliuola
Maria. Questa giovinetta ha partecipato a parecchie gare ed ha anche
disputato il premio con suo padre palesando una ricca ispirazione
poetica.
Il biondo Testoni ha qualcosa di slavo nella sua fisionomia. Fa
l'agricoltore e canta con sen­timento, con dolcezza, quasi con
malinconia, meglio forse di tutti gli altri rilevando i caratteri della
misteriosa psiche sarda.
Il macellaio Antonio Andrea Cucca e l'agri­coltore Francesco De
Martis godono essi pure di bella rinoman­za; il primo per la voce
ar­moniosa con la quale canta le sue ottave, ed il secondo per la
giovanile veemenza che spiega in ogni disputa di poe­sia.
Ho assistito ad un a gara poetica che ha avuto luogo in occasione
del­le feste di ferragosto al Po­liteama Verdi di Sassari. Per la prima
volta si osava trasportare uno spettacolo gradito alle ingenue folle
de' villaggi innanzi ad un pubblico esigente e severo, che, nella sua
vanità cittadina, affetta un grande disprezzo per tutte le festose
manifestazioni popolari.


Eppure
anche la gara di Sassari ha avuto un crescente successo: dopo la
mezzanotte l'enorme uditorio del Politeama non si stancava di udire e di
applaudire gli umili e forti improvvisatori, ve­stiti da contadini, per
quanto il loro libero canto fosse esulato dal suo quadro naturale, e
l'arco­scenico facesse desiderare il lontano nuraghe!

A quella gara partecipavano il Cubeddu, il Contini, il Farina, il
Pirastru ed il Testoni; e in ognuno di essi dovetti ammirare o la forza,
o l'arguzia, o la spontaneità.
Essi disputarono ciascun tema, a due a due, secondo le norme
consuete, e tra l'altro ricordo la dialettica che spiegarono il Cubeddu
ed il Pira­stru nel dimostrare se sia più utile ad un mori­bondo il
prete od il medico.
M'impressionarono anche le ottave che si svol­sero da tutti i poeti
intorno al tema: «Potendo cambiare posizione, che cosa vorreste
diventare.?» Il Cubeddu, inspirandosi di nuovo alla sua fi­losofia
biblica, fece l'elogio della saggezza, unica fonte di ogni umana
felicità, mentre il Contini, con curioso contrasto, desiderò di essere
un se­condo Gorki per illustrare anche lui ì dolori della Russia, o una
seconda Grazia Deledda per can­tare di nuovo le bellezze della Sardegna.
E tutto questo, s'intende, in ottave rapide, spe­dite, che si
succedevano l'una all'altra, sotto l'af­frettato commento corale de'
tenores schierati die­tro il gruppo de' poeti.
Ma ciò che mi sorprese di più, ed in vero non mi attendevo, fu
l'interpretazione devo pro­prio usare questa parola scenica di un tema a
personaggi, e cioè un marito giovine, una mo­glie ricca e brutta, ed
una serva bellissima.
Al Testoni la sorte asse­gnò la parte del marito, al Farina quella
della moglie, ed al Contini quella della serva. Come si ve­de, si
tratta in fondo di una commedia del­l'arte, con re­lativa
improv­visazione de' soggetti, ma senza il valido aiuto dell'azio­ne
giacchè i poeti sardi hanno svolto anche questo terna, cantando in
ottave, indossando gli abiti usuali, e ri­manendo aggruppati intorno ad
un antiestetico tavolo.
Ebbene, malgrado ciò, la loro mimica è stata così espressiva, ed essi
hanno spiegato tanta co­micità nel gioco delle botte e delle risposte,
che io ho naturalmente pensato se un giorno, dal brio o dalla
drammaticità di queste gare, non possano affacciarsi i primi attori del
teatro dia­lettale sardo.

STANIS. MANCA.

http://www.webalice.it/ilquintomoro/]Paolo da Ozieri


ciao ciao ciao
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Gaufre il Mer 17 Nov 2010, 11:06

Canta, ho provato a tradurre l'Attitu (un canto funebre), ma non sono riuscita a capire bene cosa dice l'ultima strofa.
Accetto aiuto molto volentieri...



Mi è mancato il sole, lo hanno spento
Prima ancora del cuore e del sorriso
Non ti ha custodito nascendo nella casa all’alba
Ora dormi senza fine, tu, fratello
Eri buono e coraggioso, fratello mio
Eri bello e prudente e nella verità
Contro i cuori maligni ha perso il mirto
E il profumo del palcu pianu (?)

La morte l’ha colpito, questa volta
Hanno reciso il fiore di casa nostra
Mi è mancato il sole ...
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Waltzing Matilda il Mer 17 Nov 2010, 14:24

Cantastorie ha scritto:
http://www.contusu.it/it/video-mainmenu-94/9.html
Sui poeti improvvisatori sardi ...

Ma nessuno
di essi scrive e tanto meno medita il proprio parto poetico. ­Tutti
invece si abbandonano alla più schietta, alla più rapida estemporaneità,
fino ad acquistare quella fama che godono di famosi improvvisatori
presso il popolo.
L'improvvisazione regna sovrana nella poesia dialettale della
Sardegna, e se per il suo carattere ­estemporaneo, che si produce al di
fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non riesce ad occupare una
pagina duratura nella storia lette­raria dell’Isola, non si creda per
questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche va­dano
dimenticati con il volgere degli anni.[/b]

Per essi è sorta e si è mantenuta in Sardegna la tenzone poetica,
curiosa sfida, che tanto appas­siona tutti gli isolani, ed acquista,
come vedre­mo, i caratteri di un vero teatro primitivo, all'aria aperta.

II
Queste gare poetiche non hanno certo un'ori­gine storica o
letteraria, e tutto al più possono anche oggi rassomigliarsi a
quell'insierne di suoni e di canti che nell'antica Grecia segnarono i
primi albori del teatro.
Udendo un gruppo di improvvisatosi sardi a poetare, con una specie di
canto fermo, il quale, alla sua vola, in ogni strofa, è sottolineato da
­un breve accompagnamento di altri cantori, si è ­tratti a pensare, per
quanto confusamente, al rito dionisiaco, e all'impeto bacchico da cui
sorsero le prime effigie teatrali della civiltà.
Soltanto che le disputas, che nel buio notturno o al lume della luna i
poeti di Sardegna teneano un tempo nelle sagre campestri, si sono ora
di­sciplinate, fino a diventare un vero e proprio spettacolo che
rivaleggia con gli altri divertimenti della festa, quali le corse dei
cavalli, i fuochi d'ar­tifizio, il ballo tondo, etc., etc.

Ed il popolo, come ho già detto, si appassiona fino al delirio per i
suoi poeti, e segue ammirato e commosso tutte le fasi della gara,
rilevando man mano il maggior estro di ciascun cantore, ed il brio od il
raziocinio con il quale esso at­tacca o si difende.
Perchè uno de' maggiori pregi che distinguono la vena de' poeti sardi
è non solo la facilità dell'improvvisazione, ma la logica stringente
con cui viene ribattuto ogni argomento dell'av­versario.
E le botte e le risposte, si possono prolungare, per alcune ore, senza che i due rivali accennino mai a stancarsi.
Non occorre neppure lo stimolo della gara, sotto gli occhi del
pubblico, ad incitare l'estro dei poeti; alcuni di essi parlano
realmente ed operano quasi sempre in poesia.
Spesso avviene che incontrandosi per le vie del paese o in campagna,
si salutano in versi. E allora restano fermi per lungo tempo poetando
sugli avvenimenti del giorno, e richiamando un numeroso uditorio.
pianto2 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3 pianto3
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Waltzing Matilda il Mer 17 Nov 2010, 14:32

Gaufre ha scritto:Canta, ho provato a tradurre l'Attitu (un canto funebre), ma non sono riuscita a capire bene cosa dice l'ultima strofa.
Accetto aiuto molto volentieri...



Mi è mancato il sole, lo hanno spento
Prima ancora del cuore e del sorriso
Non ti ha custodito nascendo nella casa all’alba
Ora dormi senza fine, tu, fratello
Eri buono e coraggioso, fratello mio
Eri bello e prudente e nella verità
Contro i cuori maligni ha perso il mirto
E il profumo del palcu pianu (?)

La morte l’ha colpito, questa volta
Hanno reciso il fiore di casa nostra
Mi è mancato il sole ...

Grazie Gaufre, non capisco quasi niente, forse è il profumo dell'altipiano? L'ultima strofa proprio no, lavorando di fantasia mi sembra che si metta all'ombra di qualche pianta? Forse colgo la parola furau=rubato?
Bellissimo comunque questo canto.
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Re: Sardegnamente....CantaMusicanti...

Messaggio Da Gaufre il Mer 17 Nov 2010, 14:52

Waltzing Matilda ha scritto:
Gaufre ha scritto:Canta, ho provato a tradurre l'Attitu (un canto funebre), ma non sono riuscita a capire bene cosa dice l'ultima strofa.
Accetto aiuto molto volentieri...



Mi è mancato il sole, lo hanno spento
Prima ancora del cuore e del sorriso
Non ti ha custodito nascendo nella casa all’alba
Ora dormi senza fine, tu, fratello
Eri buono e coraggioso, fratello mio
Eri bello e prudente e nella verità
Contro i cuori maligni ha perso il mirto
E il profumo del palcu pianu (?)

La morte l’ha colpito, questa volta
Hanno reciso il fiore di casa nostra
Mi è mancato il sole ...

Gaufre, non capisco quasi niente, forse è il profumo dell'altipiano? L'ultima strofa proprio no, lavorando di fantasia mi sembra che si metta all'ombra di qualche pianta? Forse colgo la parola furau=rubato?
Bellissimo comunque questo canto.
Pensa che io ho creduto di sentire "talcu biancu" (ci sono delle cave nel centro Sardegna... quelle due parole me le ha suggerite Lepidezza)
La fine è un po' oscura... anche io l'o interpretata come te, cioé che il fratello sia sepolto all'ombra di qualche pianta e che lei lo possa piangere là. C'è una parola che viene ripetuta tre volte e che non capisco, ma che è la chiave di tutto!!!

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