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Messaggio Da Ospite il Gio 06 Gen 2011, 12:21

Mi viene in mente solo un'altro, della sua statura, che era sempre nei guai, una ne pensava e cento ne faceva.....

Spoiler:


da sentire assolutamente la canzoncina se non la conoscete




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Messaggio Da lepidezza il Gio 06 Gen 2011, 12:25

una ne pensi cento fai!giri la festa e lui te la fa! ahahahano
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Messaggio Da lepidezza il Gio 06 Gen 2011, 16:38


rileggevo il vanitoso e criminoso di Andrea Scanzi
questa mi aveva fatto capottare.
Infradito Santanché e la politica del prognatismo

Ero lì, nel bel mezzo di un sogno altamente sexy. Un branco inferocito di femministe oltranziste mi aggrediva, lanciandomi sandali Birkenstock’s coi fiorellini bianchi. La prima della fila era la Serracchiani. Non ero così eccitato dai tempi in cui guardavo Wonder Woman e sognavo di essere la cintura.
Va be’. Che incipit del cavolo. Troppo poco cerebrale per gente come voi, che si sente in colpa quando ha gli orgasmi. Il fatto è che sono un’altra volta ubriaco di cedrata guatemalteca, che ormai distillo sapientemente nelle mie cripte cortonesi, e non connetto più. Sono così poco lucido che Bersani (quello che non canta) mi sembra quasi un politico. E pure di sinistra. Decisamente ho bevuto troppo.
Devo però comunicarvi che mi sono innamorato. Giovedì scorso, osservando su RaiDue l’eleganza di una graziosa cinquantenne a cui suol piovere in bocca, ho capito cosa voglio dalla vita: esattamente il contrario.
Daniela Santadechè, la valchiria di cui sopra, mi ha sempre affascinato per la sua squisita mancanza di pregi. Riesce persino ad essere più coerente che intelligente, che nel suo caso è una bella capriola. Sexy come una infradito stinta, democratica come una molotov rancorosa e intelligente come una riflessione di Selvaggia Lucarelli sul principio di indeterminazione di Heisenberg: what a woman (cit).
Il suo è un caleidoscopio di citazioni colte. Mai una parola sopra le righe, mai. Fin da quando girava con l’ex marito, di cui usa ancora il cognome, a bordo di una barca che si chiamava Bisturi (non è una battuta) perché il marito era un celebre chirurgo estetico (come se un boia avesse chiamato il figlio Forca). Mai un repentino cambio d’idea. Su Berlusconi (“Un dittatore della repubblica delle banane, usa le donne come il predellino della sua Mercedes, è ossessionato da me ma tanto non gliela do, lui le donne le vede solo orizzontali: era il 2008). Su Fini, che prima l’ha lanciata (sfortunatamente non dalla finestra) e che ora “umanamente è una merda”. Solidale con le donne, soprattutto con Veronica Lario (“Berlusconi non ha sfasciato nessuna famiglia, è lei che da molto tempo ha un compagno”). Tollerante con i clandestini (“Devono tornare nelle loro case a calci in culo”). Simpatizzante con gli studenti (il dito medio ai contestatori dell’Onda). Adusa a farsi fotografare, in costumi sin troppo giovanili, mentre gioca a racchettoni in spiaggia con il maestro di giornalismo Sallusti. Instancabile raccoglitrice di pubblicità, anche e soprattutto per il Giornale, con le sue Visibilia (nome appropriato). Amicona di Ignazio La Russa. Ex socia del Billionaire di Flavio Briatore, che conosce dall’infanzia, provenendo entrambi da Cuneo. Fine teoreta (“Maometto era pedofilo”). Un’intellettuale di prima grandezza, insomma. Soprattutto quando consiglia a Berlusconi di cambiare fondotinta, perché quello attuale “è troppo mattone”. Parole forti.
Daniela Santadeché è una infradito travestita da tacco. Femme fatale alla bagna cauda, sta alla donna dominante come un facocero a Varenne (condividendo anche, col simpatico e un po’ ingombrante membro della famiglia Suidae, quei lineamenti così inutilmente volitivi).
Prossemica da amazzone a cui hanno sellato male il cavallo, acuta come una stecca di Jovanotti, munita di una mascella snodabile, mai retrattile e perennemente protesa in avanti come un cornicione sotto la grandine, Daniela Santadeché è così oltre da rendere simpatizzante l’imitazione di Paola Cortellesi.
10799La cosa che ama di più Donna Daniela, almeno tra quelle raccontabili per noi comuni mortali, è partecipare a trasmissioni in odor di sinistra e giustizialismo. Se va dalla D’Urso, butta là qualche ruttino Chanel Numero 5 xenofobo: e la claque esplode. Troppo facile. E’ quando Michele Santoro la chiama, che lei può recitare la parte della repubblichina guerreggiante mai arresa alla mitraglia bolscevica (a meno che non le promettano una poltrona di pregio: in quel caso, volendo, se ne può parlare).
Giovedì, simpatica come lei solo sa, Donna Daniela ha vissuto, signoreggiato e soverchiato ad Annozero. Si è definita “italiana media”, in un chiaro eccesso di autostima. Quel suo modo di scandire le parole, sciabolando labbra e imitando il prognatismo di Belpietro che imita il prognatismo di Mussolini a Piazza Venezia, mi ha scaldato la colecisti.
Ovviamente Donna Daniela non ha detto una-fosse-una frase minimamente sensata, ricevendo infatti l’ameno zimbellamento di chiunque passasse dagli studi sovversivi di Michelechi, ma lei non se n’è accorta ed è certo tornata a casa con l’idea di aver messo in scacco l’interlocutore. E’ la fortuna di essere cresciuta parlando con Storace e Gasparri: ti senti intelligente per forza.
Se ne compia qui un’esegesi, satolli di stima iridescente e ottenebrante per siffatto esemplare femmineo, politico e financo antropologico.
il resto qui..
http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/10/13/infradito-santanche-e-la-politica-del-prognatismo/
Daje Daniela.

Amaramente divertente.
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Messaggio Da lepidezza il Gio 06 Gen 2011, 16:49

Autopsia di un popolo (quasi invettiva desolata)

di Andrea Scanzi

Non so quando è successo, se ci sia stato un giorno esatto o se piuttosto sia sempre andata così, ma a un certo punto molti – me compreso – si sono sentiti stranieri nella propria terra. Non un granché, va detto, come sensazione. Membri immusoniti e incarogniti – quindi quasi mai fotogenici – di una minoranza trascurabile. A volte colta, talora esecrabile, spesso snob. Sempre silvio_berlusconipleonastica. Mai capace, ora perché impossibilita e ora in quanto pigra o poco organizzata, di cambiare veramente le cose. Sconfitta da una maggioranza inamovibile, che coltiva tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie: immarcescibile come una malattia; come una sfortuna; più che altro, come un’anestesia (cit).

Non so quanto fossero ampie le cloache, proprio qui, sotto i nostri piedi malfermi, ma certo contenevano un bel mondo. Variegato, disincantato. Ministri, portaborse, lacchè. Opinionisti malsani, giornalisti carnivori, sbarbine fuori tempo massimo. Una lunga carrellata di personaggi improponibili: ovunque, tranne qui. Specchio di un paese che merita questo governo. Perché lo desidera. Perché ci si specchia. Perché gli piace.

Non so chi sia stato a cantare – eppure mi pareva di conoscerlo – che non si sentiva italiano, ma per fortuna o purtroppo lo era. Ho però il timore, ieri come oggi, che il Purtroppo avesse più frecce nell’arco del Per Fortuna.

Non so quando non mi è bastato più un Mondiale di calcio per sentirmi appartenente al mio paese. Quando non è più stato sufficiente definirsi di sinistra per sentirsi nel Giusto. Quando troppe anime candide della mia parte teorica mi sono sembrate null’altro che queruli polli di allevamento. Utili idioti, senza sapere di essere né l’uno né (soprattutto) l’altro.

Non so quando ho avuto, io come tanti, la precisa sensazione di essere diverso e certamente solo. Incapace di sopportare il buon senso comune, ma neanche la retorica del pazzo; il non aver più voglia di assurde compressioni, ma nemmeno di liberarmi a cazzo; il non volere più velleitarie mescolanze con nessuno, senza però per questo sposare la legge dilagante del fatti i cazzi tuoi (re-cit).

Non so quando mi sono reso conto che quasi tutti quelli che stimavo, erano morti (ho detto quasi: c’è un limite anche all’apocalittismo). Mai, o quasi mai, per loro stessa mano. Sempre, o quasi sempre, per mano altrui – e non divina. Mai gentile. Mai pienamente individuata. Misteriosa, nascosta: mano da archiviare, sfuocata. Senza impronte digitali.

berlusconi_salute_NNon so nemmeno perché non mi abbiano munito del cromosoma-cronaca-nera. E sì che farebbe pure comodo. Magari vincerei un viaggio premio ad Avetrana, weekend lungo con camera vista cimitero. Che poi, se anche lo vincessi, finirei noiosamente col pensare ad altre vittime. Probabilmente allungherei la strada e farei cento passi in più, per omaggiare i Peppino, i Giovanni, i Paolo. Oppure tornerei indietro, salendo giù al Nord, tremando una volta di più di fronte alle ultime foto dei Federico e degli Stefano. Dei troppi morti ammazzati tra l’indifferenza, o lo sghignazzo, generale.

Non so quindi, tutto considerato e centrifugato, se sia assolutorio ritenere Silvio Berlusconi l’unico colpevole di questo sfacelo politico, umano, morale. O se piuttosto, parafrasando Indro Montanelli, non sia lui a rappresentare al meglio il peggio degli italiani. L’italiano qualunque, che non ha mai letto un libro, che ancora chiama froci i gay, che non sa cosa sia il bunga bunga ma vorrebbe comunque provarlo, perché intuisce – in base ai propri algoritmi elementari – che ha a che fare col sesso, i night, la fica (uh). L’italiano vorrei-ma-non-posso, lamentoso a parole e servo nei fatti, ossequioso del potente, che sprizza ignoranza da ogni fetido poro della pelle. Incline alla comicità assolutoria, allergico alla satira che vorrebbe aprir le menti (e con esse gli occhi). Pettegolo e bigotto. Instancabile nel correre in soccorso del vincitore, geneticamente proteso verso il Culto della Furbizia. Dell’evasione fiscale, della battuta maschilista, della xenofobia a casaccio. Del qualunquismo bolso. Del martufellismo greve.
Dell’ebbrezza natalizia per un peto lanciato a caso dal De Sica sbagliato.

So bene – almeno questo – che è tutto edito. Già detto, già scritto. Molto meglio di me. Ma c’è forse una simbologia, invero nefasta, se nel trentacinquennale della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, il Premier esala l’ennesima battuta imbecille. “Meglio appassionati di belle donne che gay“. In qualsiasi altra parte del mondo, per molto meno sarebbero scesi in piazza. Da noi anche questa perla arrederà il ricettario dell’Elisir di Bunga Vita.

berlusconiBreve riassunto politico del Paese: Mussolini, Craxi, Berlusconi. Ovvero un dittatore improponibile; l’espressione peggiore della sinistra riformista; e – ora - la caricatura tragicomica del cummenda. La pietra tombale sull’Italia. Tutti a riderci dietro (ma ormai pure davanti). Tutti, perfino l’Egitto (o forse era il Marocco, chi lo sa). Tutti a chiederci come cavolo facciamo a resistere, dopo le leggi ad personam, gli spifferi mafiosi, gli stallieri di Arcore, i Lodi AlNano, i Ghedini da strapazzo, le escort, la scuola Diaz, la scuola in generale, la mattanza Bolzaneto, i Minchiolini, i Littorifeltri, i Belpietro, i Bertolaso, i Lunardi, l’amico Putin, l’amico Gheddafi, l’amica Santadechè. Quintali e quintali di liquame, e noi (cioè loro) lì: a ingoiare. Compiaciuti. Disinvolti. A loro agio, come nel salotto di casa.

Non so quando è successo, ma c’è stato un momento – preciso – in cui siamo caduti così in basso che perfino Filippofacci è sembrato un giornalista. Fabiofazio uno di sinistra. Berlusconi un liberista. Calderoli un antigolpista.
E’ stato un momento in cui l’unica salvezza dell’Italia è stata smettere di essere italiani. O – chissà – ricominciare daccapo. Stavolta sul serio.

Forse non è un caso che scriva questa quasi-invettiva nel giorno dei Morti. Forse il governo cadrà, forse no. Nel frattempo, è già caduta l’Italia. Con gli italiani a bordo. E a fondo ci vanno anche quelli che non c’entrano nulla; che ne avrebbero le palle piene di pagare per mancanze altrui; che nel loro piccolo s’incazzano, vestendosi di viola o d’indignazione.
Così pateticamente utopici da credere tuttora nella speranza.
Così demodè da coltivare ancora – cantava sempre qualcuno – la superstizione della democrazia.

P.S. Chiedo scusa per questo Criminoso così odiosamente serio. Prometto che, la prossima volta, racconterò di quella volta che organizzai un Bunga Bunga sadomaso con la Ravetto, Maurizio Lupi e Luigi Amicone (quest’ultimo nella parte delle manette).

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Messaggio Da bilquis il Gio 06 Gen 2011, 19:01

Don Mignotte contro i mulini a vento.....

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Messaggio Da sophia il Sab 08 Gen 2011, 11:40

Ieri era la festa del TRICOLORE e sono iniziati i festeggiamenti del 150° dell'unità d'Italia.
Ovviamente non gliene é importato più di tanto ad alcuno nel paese del tutto é scontato.
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Messaggio Da lepidezza il Lun 10 Gen 2011, 10:31

"Non so chi sia stato a cantare – eppure mi pareva di conoscerlo – che non si sentiva italiano, ma per fortuna o purtroppo lo era.
Ho però il timore, ieri come oggi, che il Purtroppo avesse più frecce nell’arco del Per Fortuna
."
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Messaggio Da lepidezza il Lun 10 Gen 2011, 10:36

Feltri e Sallusti, c’eravamo tanto amati

Tra i due amici volano stracci. A mezzo stampa: ciascuno accusa l'altro di scrivere falsità e di omettere la verità. Tutto è partito da un intervento pubblico a Cortina in cui Feltri dice: "Berlusconi al Quirinale? Roba da film De Sica e Boldi"
“Il Giornale scrive falsità”. Alessandro Sallusti “in questi giorni ha perso la testa, come tutti quelli che ne hanno poca”. Le cortesie per il direttore del quotidiano di via Negri non arrivano da Michele Santoro o Marco Travaglio ma dall’amico ed ex guida, Vittorio Feltri. Sono giorni di calma apparente, con scambio di quotidiane aggressioni a mezzo stampa. Neanche troppo infiocchettate. Da quando, il 21 dicembre scorso, Feltri ha lasciato Il Giornale per tornare a Libero, raggiungendo l’amico Maurizio Belpietro, da via Negri sono partiti colpi vari all’ex direttore. Fino all’ultimo, sabato mattina, il più pesante: l’accusa di tradimento a Silvio Berlusconi.

L’attacco lo sferza Sallusti: “Napolitano (e Feltri) cambiano bandiera”. Scrive Sallusti: “Il giornalista, fino a ieri tra i più autorevoli sostenitori del premier, in un incontro pubblico a Cortina, ha detto che Silvio Berlusconi non ha i numeri per candidarsi a capo dello Stato e che sarebbe addirittura meglio che non si candidasse neppure a premier. Fini, Bocchino e Di Pietro possono contare su un nuovo alleato?”. Accuse pesanti. Feltri, di fatto, a Cortina ha scherzato davvero sull’ascesa del premier al Quirinale. “Roba da cinepanettone natalizio – ha detto – ci farebbero un film De Sica e Boldi”, a immaginarsi poi i problemi con “le escort al Quirinale”. Frasi accolte dalle risate, in quello che è un incontro pubblico natalizio. L’accusa di tradimento, dal suo giornale, proprio non se l’aspettava. “Fino a ieri pubblicavano paginate di lettere a mio favore e ora mi danno del traditore”.

Immediata la risposta. A mezzo stampa. Il (ri)fondatore di Libero si fa intervistare da Maurizio Belpietro e pubblica un video sul sito internet. Sallusti, dice, “ha scritto delle cose totalmente inventate, spiace che il Giornale si sia ridotto a creare dei falsi, in questo caso io ne sono vittima”. E alle accuse di essere diventato antiberlusconiano, Feltri ribatte: “Io sono sempre stato berlusconiano ma c’è sempre qualcuno nella vita più berlusconiano di te, di solito chi recita questo ruolo è uno che è arrivato all’ultimo momento. E Sallusti è uno di questi. Io sono berlusconiano da oltre vent’anni, tuttavia non ho mai preso ordini da berlusconi”. Per chiarire ulteriormente il messaggio, l’intervista viene pubblicata con ampio spazio (due pagine oltre la prima) sul numero stamani in edicola.

Dice Feltri: “Il Giornale ha preso un granchio, mi ha attribuito frasi che non ho detto né pensato. Sarà stato l’effetto dello spumante o della disperazione. Non so. Non ho telefonato al mio amico Sallusti per chiedere spiegazioni. Da lui mi aspetto solo delle scuse”. E ancora: “A Sallusti ho fatto solo del bene, gli consiglio di calmarsi” perché “capisco che uno abbia ambizioni, l’importante però è esserne all’altezza”.

Lo scambio di cortesie è reciproco. Perché nel frattempo Sallusti ribatte al video. In prima pagina, ovviamente. “Ieri, in pubblico e in privato, il mio ex direttore ne ha dette di tutte su di me. Non ho gradito che ieri Feltri (che al momento di uscire aveva detto che noi del Giornale, e quindi presumo anche i nostri lettori, gli stavamo sui coglioni) ci ha dato dei bugiardi. La prova? Sarebbe bastato leggere la trascrizione integrale del suo intervento pubblicata su Libero: non c’è traccia della nostra tesi. E’ vero. Solo che una manina accorta, non credo proprio la sua, a Libero aveva omesso guarda caso proprio quei passaggi sulle escort al Quirinale, sui timori di una ricandidatura, sulle legittime ambizioni di Tremonti a scalzare Berlusconi che risultano nella registrazione audio e video. Tutto qui, non siamo bugiardi, semmai sospettosi e irriverenti. Prendiamo atto che ieri Feltri ha detto di essere fermamente berlusconiano. Meglio per tutti, soprattutto per Berlusconi”.

Ricapitolando. Feltri accusa Il Giornale di scrivere falsità, Sallusti sostiene che Libero omette la verità. Ed entrambi si professano berlusconiani doc. Un rebus per i lettori del centrodestra: chi dei due mente? E, se entrambi scrivono il vero, di vero dunque non scrivono niente?



http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/09/feltri-e-sallusti-ceravamo-tanto-amati/85592/
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Messaggio Da Brina78 il Lun 10 Gen 2011, 11:19

Non c'è niente da fare, ormai ci siamo abituati.

Lentamente, progressivamente, si è legittimata la faziosità dei giornalisti, di tutti.

Quindi ormai si va a squadre.

E anche chi acquista un quotidiano prescinde dalla necessità di avere un'informazione serena e distante.
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Messaggio Da Mede@ il Lun 10 Gen 2011, 14:30


INSORGE L'IDV: «OLTRAGGIO A MORTI E VIVI»

Borghezio: «L'Abruzzo? Un peso morto»

Il leghista spara: «Lamentele e sceneggiate dai parte
dei terremotati, come in Irpinia»


MILANO - «Questa parte del Paese non cambia mai, l'Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. C'è bisogno di uno scatto di dignità degli abruzzesi. È sano realismo padano». Così il leghista Mario Borghezio al programma tv in onda su You Tube KlausCondicio.

L'AFFONDO - «Il comportamento di molte parti delle zone terremotate dell'Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate - prosegue Borghezio - eccezioni ci sono dappertutto, ma complessivamente è stata un po' una riedizione rivista e corretta dell'Irpinia: prevale sempre l'attesa degli aiuti, non ci sono importanti iniziative autonome di ripresa. Si attende sempre che arrivi qualcosa dall'alto, nonostante dall'alto arrivi molto». «Mi domando quale sarebbe stata la reazione degli abruzzesi nei confronti di un comportamento"risparmioso" da parte dello Stato, con l'invio di aiuti a gocce come è per i veneti; questo fa solo aumentare il senso di disaffezione dei veneti verso lo Stato centralista, credo che siamo ormai giunti ad un punto di rottura», conclude Borghezio.

LA PRECISAZIONE - Successivamente Borghezio, parlando con l'agenzia AdnKronos, ha precisato il suo pensiero: «Non mi sognerei mai di dire che l'Abruzzo e i terremotati abruzzesi sono un peso morto per il Paese. Il mio disappunto è, semmai, per l'ennesima conferma dell'atteggiamento che le amministrazioni, più ancora che le popolazioni, del meridione, mettono in campo di fronte ai problemi, alle emergenze ed alle catastrofi: quello cioè di far prevalere le tradizionali, eterne aspettative nei confronti dello Stato centrale, anziché rimboccarsi le maniche come hanno dimostrato di saper e voler fare, ad esempio, le popolazioni venete, anche di recente».

LE REAZIONI - «Borghezio chieda scusa immediatamente ai terremotati dell'Abruzzo perché ha offeso la sofferenza dei vivi e il ricordo dei morti. Un peso morto per lo Stato e per gli italiani non sono gli abruzzesi, ma è Borghezio e i leghisti come lui. Il Carroccio si dissoci dalle inqualificabili parole dell'europarlamentare e chieda scusa ai poveri cittadini abruzzesi che, oltre alla grave tragedia subita e alle mille promesse non mantenute da questo governo, ora si devono anche sentire gli oltraggi di persone come Borghezio». È quanto afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Borghezio si domandi come mai Berlusconi ha cessato le passerelle mediatiche a L'Aquila e perchè le macerie sono ancora nel centro storico dove non è mai iniziata la ricostruzione», conclude Orlando.

http://www.corriere.it/politica/11_gennaio_10/borghezio-abruzzo_433e2fe6-1cb0-11e0-a4b5-00144f02aabc.shtml


Renzi il sindaco più "popolare"
Rossi fra i presidenti al secondo posto
Il sondaggio dell'Ipr Marketin sul consenso degli amministratori locali pubblicato sul Sole 24 ore. Renzi su Facebook: "Farei cambio con la classifica di serie A...". Come sono andati gli altri sindaci della Toscana
di MASSIMO VANNI


Renzi il sindaco più "popolare" Rossi fra i presidenti al secondo posto

E’ Matteo Renzi il sindaco più popolare. "Governace Poll", l’annuale sondaggio condotto dall’istituto Ipr Marketing sul consenso degli amministratori locali, pubblicato oggi dal Sole 24 Ore, assegna la vetta della classifica proprio al sindaco di Firenze: il 67 per cento dei fiorentini, circa due su tre esprime su di lui un giudizio positivo. Un consenso cresciuto nel tempo, perché un anno e mezzo fa fu eletto col 59,9 per cento). Subito dietro un altro sindaco Pd, Sergio Chiamparino a Torino, che arriva al 66 per cento. Quindi il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi e Vincenzo de Luca di Salerno del Pd col 65.
Tra i governatori regionali il presidente toscano Enrico Rossi si piazza invece al secondo posto col 60 per cento dei consensi (fu eletto col 59,7 per cento). Dopo il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che totalizza il 62 per cento. E prima del presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti del Pdl, col 59 per cento.
Su Facebook il sindaco Renzi "ringrazia tutti e soprattutto i fiorentini per la stima e l’affetto". Ma aggiunge una battuta: "Farei volentieri il cambio tra la graduatoria dei sindaci del Sole 24 Ore e la classifica di serie A di calcio". Per il sindaco "la vera vittoria sarà quando vedremo realizzati i cento progetti lanciati per i cento angoli di Firenze, quelli che vogliamo realizzare nel 2011".
Dietro di lui, il primo sindaco toscano arriva al 17mo posto: Giuseppe Fanfani ad Arezzo ha il 58 per cento dei consensi (fu eletto col 59,2). Quindi il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi al 36mo (ha il 54,5 per cento, fu eletto col 51,8), il sindaco di Massa Roberto Pucci al 49mo (ha il 53,5 e fu eletto col 54,3). Pari merito al 72mo posto il sindaco di Pisa Marco Filippeschi (ha il 50, fu eletto col 53,1) e il sindaco di Siena Maurizio Cenni (ha il 50 e fu eletto col 54,9). All’85mo posto il sindaco di Prato Roberto Cenni (ha oggi 49,5 per cento, fu eletto col 50,9), il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi (ha il 49,5 e fu eletto col 50,9) e anche il sindaco di Pistoia Renzo Berti (ha il 49,5 e fu eletto col 53,3). Ultimo dei toscani il sindaco di Lucca Mauro Favilla (ha il 49 per cento dei consensi, fu eletto col 52,5).
Tra i presidenti di Provincia, il primo toscano si piazza al sesto posto: è Roberto Vasai ad Arezzo (ha il 60 per cento, fu eletto col 60,6 per cento). Dopo di lui, al 15mo posto il presidente della Provincia di Siena Simone Bezzini (ha il 59, fu eletto col 57,8). Quindi il presidente della Provincia di Grosseto Leandro Marras al 24mo posto (ha il 58 per cento, fu eletto col 56,8). A pari merito al 33mo posto il presidente della Provincia di Massa Carrara Osvaldo Angeli (ha il 56, fu eletto col 55,4) e il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci (ha il 56, fu eletto col 55,5). Al 51mo posto il presidente della Provincia di Prato Leandro Gestri (ha il 54, fu eletto col 50,8). Al 63mo posto la presidente della Provincia di Pistoia Federica Fratoni (ha il 53,5, fu eletta col 51,3). Quindi il presidente della Provincia di Lucca Stedfano Baccelli all’80mo (ha il 52,5 e fu eletto col 53,3). All’82mo il presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà (ha il 52, fu eletto col 54,4). Ultimo toscano posizionato il presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni all’87mo (ha secondo il sondaggio il 51 per cento dei consensi e fu eletto col 53,1).

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/01/10/news/renzi_il_sindaco_pi_popolare_rossi_fra_i_presidenti_al_secondo_posto-11047018/

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Messaggio Da bilquis il Lun 10 Gen 2011, 14:35

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Messaggio Da lepidezza il Lun 10 Gen 2011, 15:03

che inizio d'anno terribile.
ma l'avete sentita anche voi che il clima d'odio delle campagne del Mid Term,negli usa, ha condotto alla strage in Arizona?
dagli all'untore conduce a questo..
però la palin sta pregando per lei! bah!
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Messaggio Da lepidezza il Lun 10 Gen 2011, 15:27

Deputata democratica Giffords uccisa. Il suo nome sul libro nero di Sarah Palin. Death Note.

P.S. Ma perché i democratici muoiono ed i repubblicani vengono solo feriti?

Tragedia in Arizona: purtroppo non era islamico lo stragista di Tucson

come ha fatto a fare una strage, senza essere passato da un campo di addestramento per terroristi in Afghanistan ?



Arizona, in una sparatoria rimangono uccisi esponenti del partito democratico e un giudice. Tra i libri preferiti dell'attentatore "Il mago di Oz", "Mein Kampf", "Siddharta", "Due anni di governo".

Deputata Usa pro aborto ferita in una sparatoria. Ma secondo Belpietro è un falso attentato.

La Russa si è detto pronto a fornirgli almeno 3 o 4 spiegazioni diverse

Il padre: "Tutto il Tea Party la odiava". Per non parlare delle campagne d'odio dei quotidiani "The Journal" e "Free".

Deputata Usa pro aborto ferita in una sparatoria.
L'attentatore è un pro life convinto.

Gabrielle Giffords, nota per posizioni pro aborto e contro le armi, uccisa in una sparatoria. Dai sostenitori della vita.

A Tucson è morta una bambina nata l'11 settembre.
Un ottimo pretesto per invadere almeno due stati.

Le condizioni della Giffords sono passate da "Sarah Palin" a "coma vigile".

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Messaggio Da Chiara 75 il Lun 10 Gen 2011, 15:50

USA

Jared, il pistolero d'Arizona
figlio del clima dell'odio


Il giovane che ha sparato a Tucson frequentava siti dell'ultradestra razzista. Sotto accusa le frasi di fuoco usate dal Tea Party e i sermoni dei telepredicatori

di VITTORIO ZUCCONI

ORA è un figlio di nessuno, un alieno sbarcato da un'altra galassia, il "gunman", il pistolero che sabato ha riportato il sangue nella storia politica americana. Ed è invece figlio di questo tempo e di questo luogo oggi infuocati dal furore fondamentalista delle nuove destre americane.
La foga ansiosa con la quale i paladini di questa frangia repubblicana ultrà chiamata "Partito de Tè" respingono ogni sospetto di essere il limo fertile dal quale può spuntare la pianta del terrorismo è la prova più eloquente della loro paura, del sospetto di avere ecceduto nel seminare odio per raccogliere voti.

In attesa di sapere se Jared Laughner, il giovane di 22 anni che sabato ha colpito la deputata democratica Gabrielle Giffords alla testa senza ucciderla, fosse davvero un cavaliere solitario o ci fosse dietro di lui un altro uomo più anziano oggi ricercato dallo Fbi, rimane la gelida verità di ogni atto di violenza politica. Anche quando l'autore è il proverbiale e comodo "pazzo", lo squilibrato come questo con la testa imbottita e confusa da letture affastellate di Marx e Hitler o è il fanatico sudista che ammazzò Lincoln, lo squinternato Harvey Oswald che sparò a Kennedy, la strafatta Lynette Fromm che cercò di uccidere Gerald Ford per vendicare "Satana" Manson è sempre necessario che il terreno fangoso dell'odio per l'avversario, sempre camuffato da "amor di patria", sia stato ben fertilizzato.

Il concime che oggi gonfia la terra è l'odio per Barack Obama e per tutti coloro, e per tutto ciò, che portano il suo segno o che sembrano a lui vicini o complici. Dietro la raffica di proiettili dell'alieno nel centro commerciale "La Toscana" di Tucson non ci sono direttamente un partito, un grande vecchio, un complotto, almeno in attesa che l'uomo ombra oggi ricercato dall'Fbi si materializzi. Non c'è sicuramente la Diana cacciatrice dell'Alaska, la Sarah Palin, che pure ebbe il cattivo gusto di sponsorizzare volantini con il volto degli avversarsi del Tea Party incorniciandoli nel mirino di un fucile da cecchino. C'è invece l'escalation verbale e poi politica usata da abili arruffapopolo e acchiappa audience per capitalizzare sulle ansie di milioni di cittadini legittimamente angosciati dalla crisi materiale e morale di questa America post 11/9 e mai davvero rassegnati alla novità di quell'africano alla Casa Bianca. Nel grande bacino della politica americana, anche queste pulsioni sanguigne possono essere raccolte e diffuse nel lavoro delle istituzioni, della magistrature, del Parlamento, delle amministrazioni locali, ma qualche schizzo rischia sempre di uscire. "Ho riveduto tutta la lista dei simpatizzati del Tea Party in Arizona" ha detto ieri il leader del movimento anti-tutto e anti-Obama dello Stato "e il 99% di loro sono persone moderate e perfettamente normali". Resta, appunto, l'1 %.

Restano quegli schizzi di umanità che sempre rischiano di prendere alle lettera, nella loro allucinazione autorefenziale di destra come in altri decenni fu di sinistra, le formule che sentono vomitare dai comizi, dalla letteratura di propaganda, dai talk show, dai demagoghi come Glenn Beck, l'uomo che portò centinaia di migliaia di persone a Washington per "riprenderci l'America" usurpata da Obama e dalla sua cricca di "social comunisti". Rimangono ostinatamente in circolazione i birthers, i boia chi molla che non credono al certificato di nascita del presidente e dunque lo considerano un presidente clandestino e pure, orrore, mussulmano, un Osama Bin Baracka (sic). Si aggrumano i disperati che chiamano i difensori del diritto di scelta per la donne, come è la Giffords e come era il giudice federale ucciso, o i sostenitori delle ricerche sulle staminali embrionale, "assassini di innocenti". E per difendere gli innocenti non nati sono pronti a uccidere anche innocenti nati, come la bambina di nove anni abbattuta davanti alla panetteria di Tucson.

Non è Obama il primo a essere oggetto di vampate di odio. Migliaia di minacce di morte raggiungono ogni giorno gli uffici del Servizio Segreto, l'agenzia che protegge le vite dei massimi esponenti politici, ma non dei deputati qualsiasi come la Gifford che non aveva alcuna scorta come non ha la maggior parte di ministri o di parlamentari se non esistono ragioni specifiche o minacce concerete. Ma neppure contro "Dirty Dicky", contro Nixon lo sporco, contro "Clinton il maiale che si masturbava nel lavello della cucina" come disse in tv una popolarissima profetessa del futuro movimento anti-Obama, Ann Coulter, neppure Bush il Giovane, deriso e detestato da chi non gli potè perdonare la vittoria per vie legali dell'anno 2000 o la guerra in Iraq costruita su una discarica di false premesse, l'esondazione del limo tossico aveva mai raggiunto i livelli toccati contro Obama e i Democratici oggi. Basta un ricerca in Internet con le parole hate, odio, e "Obama" per essere investiti da una corrente di follia che riporta ai toni delle milizie neonazi, o dei due "crociati" dell'Oklahoma, Tim McVeigh e Terry Nichols, che per difendere l'America bianca dal governo oppressore provvidero a disintegrare 168 americani e a ferirne 450 nell'esplosione del Palazzo Federale di Oklahoma City.

L'escalation delle parole, che nei cervelli deboli può diventare escalation dei gesti, potrebbe avere trovato in Ariziona quel momento di shock, di rinsavimento collettivo, che gesti come questo spesso portano. La riscoperta che parole sono proiettili, nella storia di una società dove troppe armi sono nelle mani di troppe persone. La prima legge proposta alla Camera dalla nuova maggioranza repubblicana agitata dai gruppuscoli del tè è stata chiamata ufficialmente: "Atto per cancellare la legge ammazza posti di lavoro di Obama". Kill, ammazzare, dice proprio il verbo nel titolo della legge, perché quella parola piace. Kill, baby, kill. Jared Laughner, il pistolero dell'Arizona, non è dunque un alieno. E' figlio di un pianeta chiamato America.


http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/10/news/zucconi_killer-11032592/

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Messaggio Da bellaprincipessa il Lun 10 Gen 2011, 16:02

bellissimo articolo!
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Messaggio Da lepidezza il Mar 11 Gen 2011, 11:55

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Al via la discussione alla Consulta sul legittimo impedimento che garantisce uno scudo al premier e ai ministri. E' la terza volta che Berlusconi si trova davanti alla Corte: sempre per chiedere l'impunità
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Messaggio Da sophia il Mar 11 Gen 2011, 12:34

Chiara 75 ha scritto:USA

Jared, il pistolero d'Arizona
figlio del clima dell'odio


Il giovane che ha sparato a Tucson frequentava siti dell'ultradestra razzista. Sotto accusa le frasi di fuoco usate dal Tea Party e i sermoni dei telepredicatori

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... L'escalation delle parole, che nei cervelli deboli può diventare escalation dei gesti, potrebbe avere trovato in Ariziona quel momento di shock, di rinsavimento collettivo, che gesti come questo spesso portano. La riscoperta che parole sono proiettili, nella storia di una società dove troppe armi sono nelle mani di troppe persone. La prima legge proposta alla Camera dalla nuova maggioranza repubblicana agitata dai gruppuscoli del tè è stata chiamata ufficialmente: "Atto per cancellare la legge ammazza posti di lavoro di Obama". Kill, ammazzare, dice proprio il verbo nel titolo della legge, perché quella parola piace. Kill, baby, kill. Jared Laughner, il pistolero dell'Arizona, non è dunque un alieno. E' figlio di un pianeta chiamato America.


http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/10/news/zucconi_killer-11032592/

Splendido articolo.
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Messaggio Da sophia il Mar 11 Gen 2011, 12:36

Comunque tornando in Italia cosa pensate del meccanismo del referendum per Mirafiori?
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Messaggio Da lepidezza il Mar 11 Gen 2011, 12:48

sophia ha scritto:Comunque tornando in Italia cosa pensate del meccanismo del referendum per Mirafiori?
che marchionne che trova" geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno" potrebbe proporre anche la flebo al posto della pausa pranzo!
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Messaggio Da sophia il Mar 11 Gen 2011, 13:00

lepidezza ha scritto:
sophia ha scritto:Comunque tornando in Italia cosa pensate del meccanismo del referendum per Mirafiori?
che marchionne che trova" geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno" potrebbe proporre anche la flebo al posto della pausa pranzo!
Sai cosa penso io? Che sia diabolico, fanno in modo che sia degli operai la responsabilità di autoledersi.
Praticamente non solo li fottono, anzi ci fottono perché ci sarà una ricaduta a cascata, ma fanno in modo che l'atto provenga dagli stessi danneggiati e subdolamente per un bene più grande. Un'estorsione bella e buona.

In base all'art. 41 della costituzione che obbliga le aziende ad una finalità oltre che di lucro obbligatoriamente sociale a questo tizio bisognerebbe rispondere che se vuole spostare la produzione allora restituisse tutti i soldi presi allo Stato..
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Messaggio Da nonhol'età il Mar 11 Gen 2011, 13:09

e lui ti risponde: chi ha dato ha dato ha dato chi avuto avuto avuto, scordammoce o' passato ...... sorrisodiscuse
ciao
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Messaggio Da lepidezza il Mar 11 Gen 2011, 13:27

sophia ha scritto:
lepidezza ha scritto:
sophia ha scritto:Comunque tornando in Italia cosa pensate del meccanismo del referendum per Mirafiori?
che marchionne che trova" geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno" potrebbe proporre anche la flebo al posto della pausa pranzo!
Sai cosa penso io? Che sia diabolico, fanno in modo che sia degli operai la responsabilità di autoledersi.
Praticamente non solo li fottono, anzi ci fottono perché ci sarà una ricaduta a cascata, ma fanno in modo che l'atto provenga dagli stessi danneggiati e subdolamente per un bene più grande. Un'estorsione bella e buona.

In base all'art. 41 della costituzione che obbliga le aziende ad una finalità oltre che di lucro obbligatoriamente sociale a questo tizio bisognerebbe rispondere che se vuole spostare la produzione allora restituisse tutti i soldi presi allo Stato..

verissimo Sophia!
si vende come una forca che si fabbricano da soli.

domenica la littizzetto ne ha dato una lettura al solito da zucchero filato..
del resto con serra e fazio..che pretendo?
ne viene fuori uno che ha le palle e che gestisce con il pugno le aziende di cui si occupa.
Ecco come ridendo e scherzando si ridimensiona una truffa decennale.

Se la fiat sdogana il trend marchionne, seguito dal populisitico" non hanno voglia di lavorare" tutti in kirghisia!
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Messaggio Da sophia il Mar 11 Gen 2011, 13:37

nonhol'età ha scritto:e lui ti risponde: chi ha dato ha dato ha dato chi avuto avuto avuto, scordammoce o' passato ...... G.A.S.Fo.M. - Pagina 21 257163
G.A.S.Fo.M. - Pagina 21 358938
lui risponde quello che questo Stato gli lascia rispondere o peggio vuole che risponda. Non é un caso che il premier qualche mese fa volesse abolire propreio l'art.41, unico ostacolo alla riivoluzione padronale del giuslavorismo, nella parte che afferma: l'iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
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Messaggio Da Mede@ il Mar 11 Gen 2011, 15:15


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Messaggio Da sophia il Mar 11 Gen 2011, 15:53

Votato. Spero nella class action.
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