"Quasi quasi m'innamoro" di Anna Mittone

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"Quasi quasi m'innamoro" di Anna Mittone - Pagina 4 Empty Re: "Quasi quasi m'innamoro" di Anna Mittone

Messaggio Da violablu il Mer 05 Ott 2011, 12:23

Se Morgan diventa il Principe Azzurro

Anna Mittone Sceneggiatrice torinese, 40 anni, ha scritto Quasi quasi m’innamoro (Piemme), storia d’amore immaginaria con il cantante Morgan.


La protagonista del suo romanzo, Consolata Bogetto, è una 37enne sola che per mesi vive una relazione immaginaria con Morgan: tappezza la casa di sue foto, ascolta le sue canzoni, segue il suo forum. E passa il tempo libero a immaginare come potrebbe essere il suo primo incontro con lui, perdendo il contatto con la realtà. Come le è venuta l’idea?
Volevo parlare dell’amore immaginario, perché mi sembra uno degli argomenti meno battuti dalla letteratura rosa. Io sono un’appassionata del genere, ho cominciato con i libri di Liala (la “mamma” dei romanzi d’amore italiani, ndr) e divoro tutta la chick lit. Ma a parte un racconto di Nick Hornby in cui una donna vive una relazione immaginaria con un personaggio famoso nessun altro ha affrontato il tema. La donna di Hornby, poi, il suo amore platonico lo incontra subito.
Consolata invece quando incontra Morgan?
Più avanti nel libro… non svelo altro, dico solo che se all’inizio questo amore immaginario la danneggia perché la allontana dalla realtà, alla fine le dà la forza di riprendere in mano la sua vita.
Perché hai scelto proprio Morgan? Anche lei è segretamente innamorata di lui?
No, no, io Morgan non sapevo nemmeno chi fosse prima di scrivere il libro. È stato tutto un caso. Avevo in testa il personaggio di Consolata e stavo cercando chi potesse essere l’uomo di cui si innamorava. Non mi veniva in mente nessuno, poi una sera un’amica mi parla di “X Factor”, mi dice che è divertente. Io non l’avevo mai guardato ma ho acceso la tv: appena ho visto Morgan ho avuto un’illuminazione. Era lui l’uomo che stavo cercando.
Come mai?
Perché è una persona normale, non è la star tutta lustrini interessata solo al successo … è un volto noto ma ha anche una dimensione umana.
Poi l’hai conosciuto?
Sì, un po’ di tempo fa, a una cena organizzata dall’editore.
Com’è stato incontrarlo?
Molto piacevole. Lui è rimasto colpito dal libro, sia per l’idea sia per come l’ho descritto. Ha detto che si è sentito trattato bene. Tutti mi avevano preparata con una serie di avvertimenti: guarda che è un uomo un po’ lunatico, potrebbe non presentarsi o venire in ritardo… Invece è arrivato puntualissimo, è stato gentile e disponibile e si è rivelato un conversatore amabile.
C’è qualcosa di autobiografico nel libro? Lei ha mai vissuto amori immaginari?
Non ai livelli di Consolata, che a un certo punto non vive più la sua vera vita per rintanarsi nelle fantasie. Ma mi è capitato di avere dei periodi in cui mi sono coccolata fantasticando di essere la ragazza di Brad Pitt o di George Clooney.
È andata sul classico.
Sì, ma mi sono sbizzarrita sui nostri primi incontri. Per esempio, quando Brad Pitt stava ancora con Jennifer Aniston, ho immaginato che lei rimanesse incinta, che morisse durante il parto e che io diventassi la baby sitter del loro bambino.
Mamma mia… forse c’entra la tua deformazione professionale di sceneggiatrice…
Sì, di certo sono abituata a usare la fantasia… ma tutte le donne si fanno dei film.
Vero. Secondo lei l’amore immaginario è dannoso?
Se portato all’estremo sì, ma se rimane un esercizio di immaginazione che non assorbe troppe energie è positivo, è un modo per coccolarsi e dedicarsi un po’ di tempo.
Prima ha anticipato che il libro finisce bene, Consolata riprende in mano la sua vita. È la Bridget Jones italiana?
Consolata assomiglia a Bridget come personaggio, perché è single e di aspetto fisico normale. Anche lo stile del libro è simile al diario della Jones: quello è ormai un archetipo da cui è difficile smarcarsi, si tratta del primo esempio di letteratura rosa condita di ironia. Ma ci sono molte differenze tra le due.
Per esempio?
Ho voluto togliere alla mia protagonista tutta la patina che invece si trova nella vita di Bridget Jones. Consolata non fa un bel lavoro (la commessa in una libreria), non vive a New York ma a Torino, ha molte meno possibilità di conoscere persone, non frequenta locali trendy… eppure alla fine ritrova un po’ di coraggio perché ha saputo aspettare qualcosa. Come dice Cesare Pavese è non aspettare niente che è terribile.
È un messaggio di speranza per le single italiane di provincia?
Esatto. Incontralo tu Hugh Grant se abiti a Piossasco...
Alessandra Dal Monte
http://city.corriere.it/2011/10/04/interviste.shtml

violablu
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