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G.A.S.Fo.M. (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano)

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Messaggio Da mariele4ever il Gio 28 Gen 2010, 10:17

Ogni "arma" è buona per sconfiggere il terrorismo... se poi non solo è pacifica ma addirittura divertente, è meglio.
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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 13:27

Soffitti crollati, cavi a vista e infiltrazioni d'acqua
300 milioni buttati, zero posti di lavoro





Il flop della Maddalena
dal G8 all'abbandono








Vuoti due hotel a cinque stelle, nessuno li vuole
uno è costato 742 mila euro a stanzadi PAOLO BERIZZI e FABIO TONACCI

LA MADDALENA - C'era una volta l'isola che doveva
essere e non è più. C'è ora la Maddalena usa e getta. Prima tirata
a lucido in abito da festa e poi, dopo il G8 fantasma traslocato
all'Aquila, lasciata sola con il suo sogno infranto e i suoi cocci
da raccogliere. Trecentotrenta milioni investiti - presi in larga
parte dal bilancio e dai contributi per la Regione Sardegna - e
neanche un posto di lavoro. A casa, da tre giorni, anche i 23
guardiani maddalenini che sorvegliavano le belle e incompiute
cattedrali sul mare. Dove adesso regnano l'abbandono, l'incuria e
il degrado. Di chi è la colpa del flop?

LE GRANDI INCOMPIUTE
Sono le due mega-opere costruite nell'ex Arsenale e nell'ex
ospedale militare: una, la grande area dove si sarebbe dovuto
svolgere il vertice dei grandi del mondo - andata in gestione per
40 anni a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia,
l'unica che da questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà
- ; l'altra, l'hotel cinque stelle plus, costato, solo quello, 75
milioni, 742 mila euro a stanza e però nessun imprenditore ne vuole
sapere. Uno scenario desolante che Repubblica ha documentato con un
video esclusivo e con una serie di immagini. Un viaggio dentro una
delle più grosse "incompiute" nella storia delle opere pubbliche
(progettata, appaltata, eseguita e consegnata in poco più di un
anno). E sulla quale sono aperte due indagini. Cosa ha lasciato in
eredità alla Maddalena il G8 mancato? Quanto è costato? Chi ci ha
speculato trasformando quello che doveva essere un volano per la
stagnante economia dell'isola - già penalizzata da mezzo secolo di
monocultura militare - in un affare per pochi? Quale futuro avranno
le strutture tirate su in fretta e furia che ora languono nel
silenzio generale e nell'imbarazzo di molti?






DOPO LA BEFFA I DANNI
Ci sono fantasmi che producono fantasmi. E i fantasmi costano.
Anche solo per tenerli in vita. Era il 23 aprile 2009 quando
Berlusconi annunciò lo spostamento del G8 nell'Abruzzo colpito dal
terremoto. Nove mesi e 327 milioni dopo (tanto sono costati, stando
ai dati della Protezione civile, i lavori alla Maddalena) la scena
sull'isola "scippata" - come ripetono i 12mila abitanti e il
sindaco Pd Angelo Comiti - è desolante. Il problema non sono i
cantieri ancora aperti (sul lato est dell'ex Arsenale) e le ruspe
che lavorano per ampliare un'area che Berlusconi aveva candidato ad
ospitare una decina di incontri internazionali (finora ci hanno
fatto solo il vertice italo-spagnolo). E nemmeno la nuova corsa
contro il tempo per la Louis Vuitton Cup, a maggio, che tutti
aspettano come un cerotto per curare le ferite. Il problema è che
le strutture che dovevano accogliere Obama e gli altri sette capi
di Stato versano, oggi, in condizioni penose. "Dopo il danno la
beffa, e ora i danni", chiosa l'assessore provinciale all'ambiente
Pierfranco Zanchetta.

TUTTO IN MALORA
Entri nella hall dell'albergo 2, quello che avrebbe ospitato Barack
Obama e la delegazione americana. Cammini sul pavimento di marmo
bianco intarsiato che i potenti della terra non hanno mai
calpestato. Piove dentro. L'acqua scende dal tetto dove hanno
costruito la piscina. Il vento e le infiltrazioni hanno provocato
danni: parti di soffitti crollati, tubi e cavi a vista perché i
pannelli che li contenevano sono venuti giù. Dei tappeti disegnati
da Antonio Marras - lo stilista sardo che ha curato tutti gli
interni delle aree ospitalità dell'ex Arsenale militare - tra un
po' si avrà traccia solo sull'ambizioso catalogo delle opere della
struttura della missione G8 (affidata all'ingegner Mauro della
Giovampaola). Lo stesso vale per i quadri fotografici "navali" di
Luca Cittadini. Pareti scrostate per l'umidità, calcinacci,
attrezzi lasciati lì in attesa che qualcuno li riprenda in mano:
così appare oggi la hall dell'hotel con vista sulla darsena che può
ospitare 700 barche. "Lo stato di queste strutture è una delle
tante vergogne e ora qualcuno dovrà risponderne" dice Pio
Palazzolo, memoria storica dell'isola e già componente del Comitato
paritetico per le servitù militari in Sardegna.

L'ARCHISTAR DELUSO
Accanto alla hall c'è un edificio che doveva essere un teatro. Le
porte sono scardinate, così come quelle della "Casa sull'acqua" - o
sala conferenze - la strabiliante scatola di vetro posata sul mare
progettata dall'architetto Stefano Boeri. Il vero gioiello dell'ex
Arsenale, costo, comprensivo dell'area delegati, 52 milioni e 100.
"Gli edifici vanno usati, altrimenti deperiscono", ragiona Boeri.
Dice di aver lavorato - assieme a 1600 operai impiegati giorno e
notte - "per garantire una doppia vita a queste strutture: per il
G8 e per il dopo G8. Ma io non ci vado da un mese... Com'è la
situazione adesso?". Magari quello che chiamano hotel Obama, al
centro dell'Arsenale, in futuro ospiterà flussi ininterrotti di
convegnisti e di ricconi che approderanno qui coi loro megayacht.
Ora però ha un aspetto desolante. Comunque lontano dall'aggettivo
"affascinante" usato da Vasco De Cet, dirigente della Mita Resort.
A piano terra la zona spa è completamente abbandonata: tutto, gli
hammam, le saune, la grande vasca idromassaggio al centro della
sala, parquet e vista mozzafiato sul mare, i lettini per i
messaggi, quelli della zona relax, i bagni, gli spogliatoi, tutto è
in balia del freddo e dell'umidità. Poi c'è la "stecca", un
edificio basso e lungo e stretto, tipo striscia. Dovevano essere
piccoli appartamenti. Ma i pavimenti non ci sono ancora, un colpo
di maestrale ha scoperchiato una parte del tetto e chissà con
l'aria che tira che fine faranno gli intarsi in finto marmo - in
realtà polistirolo - che decorano gli angoli delle pareti
esterne.

CATTEDRALE NEL DESERTO
A che cosa servirà questo paradiso di cemento, pietra e vetro
costruito alla velocità della luce? Centocinquantamila metri
quadrati e un futuro incerto: la Louis Vuitton Cup a primavera, e
poi? "Io spero che diventi un polo nautico e multifunzionale, così
com'era stato pensato", dice ancora Boeri, "ottimista" ma forse non
fino in fondo. Il vero problema, però, l'opera che davvero
preoccupa di più, è l'ex ospedale militare. Sedicimila e 800 metri
quadri trasformati in un hotel di lusso. Facciata bianca che corre
lungo la strada, con il mare di fronte ma non accessibile perché
nessuno ha pensato di fare un accesso all'acqua cristallina, una
banchina, una spiaggia. Un'opera da 75 milioni, 101 camere costate
ognuna 742 mila euro. Spettrale. Una scatola vuota - questa sì
riscaldata tutto il giorno e illuminata di notte con livide luci
violette che sbattono sulla facciata. Nessuno lo vuole l'hotel. Il
bando di gara, il 23 settembre 2009, è andato deserto. "A quale
imprenditore conviene prendersi una struttura così, con questi
costi e con tutte le pecche che presenta? Bertolaso promise che
sarebbe stata fatta una nuova gara - stringe le spalle l'assessore
Zanchetta - e che c'era una catena alberghiera interessata. Ma, ad
oggi, tutto tace". Intanto è cresciuta l'erba davanti alla facciata
che a prima vista ricorda un po' la Casa bianca. C'è un guardiano.
Potrebbe restare lì a lungo. Se e fino a quando qualcosa si
muoverà. Chi ha il dovere politico di prendere in mano il "pacco"
dell'hotel e levare le castagne dal fuoco? "La proprietà è ancora
della Marina militare (a differenza dell'ex Arsenale già ceduto
alla Regione) - informa il sindaco Comiti - Potrebbero anche
decidere di riprendersela loro e farci qualcosa. A meno che a breve
diventi anche questo della Regione".

CONTI ALLE STELLE
I costi. Tutto iniziò il 28 maggio 2008 e tutto finì, con la bella
favola spezzata, il 31 maggio 2009. "Volevamo rilanciare
quest'isola, farla decollare come una Davos mediterranea - dice
l'ex presidente della Regione Renato Soru - e invece, se va bene,
ci ritroveremo con un grande villaggio turistico avulso dalla
città". E se invece andasse male, visto che l'aria non sembra delle
più elettrizzanti? "Non ci voglio nemmeno pensare. Siamo sardi e
non permetteremo che queste opere, costate uno sproposito, molte
anche inutili, rimangano lì a marcire dopo che il governo ha avuto
la non brillante idea di dirci che eravamo su Scherzi a parte". Il
non-G8 alla Maddalena è costato 327 milioni (il conto finale era
377 ma 50 sono stati risparmiati dopo il trasferimento all'Aquila).
209 milioni sono stati spesi per demolire, bonificare (era pieno
d'amianto, 22 milioni solo per questo) e ristrutturare l'Arsenale.
Dice Soru: "Il colmo è che sono costruzioni compiute e
inutilizzate. Nella fretta è stato speso più del necessario, e
nella fretta è stato svenduto - praticamente regalandolo alla Mita
Resort - l'Arsenale. La Regione, proprietaria della struttura, è
stata tagliata fuori, e oggi è totalmente immobile".

CHI CI HA GUADAGNATO
La Mita Resort, dunque. Alla società di Emma Marcegaglia è andata
di lusso. La base di gara per l'assegnazione della gestione
dell'Arsenale prevedeva una quota minima una tantum di 40 milioni
(da versare sul conto del soggetto attuatore, responsabile per
conto di Bertolaso per contratti e pagamento dei lavori) e la
proposta di un canone annuale di concessione destinato alla Regione
Sardegna. Si è presentata solo la Mita Resort: 41 milioni una
tantum e canone da 600 mila euro l'anno alla Regione spalmato su 40
anni (50 mila euro al mese). In tutto 68 milioni. Niente male come
affitto per 30 anni più 10 (indennizzo post-trasferimento
all'Aquila). Che cosa ci faranno ancora all'Arsenale non è dato
sapere (a parte la Louis Vuitton). "Questa struttura a regime potrà
ospitare più di 5mila persone, sarà uno snodo cruciale per la
nautica da diporto", promette il manager Vasco De Cet.

DUBBI DA CHIARIRE
C'è ancora molto da capire qui alla Maddalena. Come è andata
davvero l'assegnazione degli appalti? Il carabinieri del Ros, su
ordine della procura di Firenze, hanno avviato un'indagine ancora
aperta. Un altro problema sono i soldi stanziati per lavori che non
sono stati ancora eseguiti. Sugli isolotti di Razzoli e Santa
Maria, che fanno parte dell'arcipelago-parco naturale, ci sono due
fari della prima metà dell'800 che dovevano essere recuperati.
Novecentomila euro di spesa ma i fari sono ancora lì come prima.
Una storia su cui sta indagando la Guardia di Finanza di
Olbia-Tempio Pausania.

ACCAMPATI IN TENDA
Chiarissima è invece la situazione per i maddalenini che speravano,
con le opere del G8, di trovare un lavoro. A fronte del
maxi-investimento, oggi, non c'è nemmeno un assunto. Gli unici che
avevano avuto uno stipendio (molto precario) erano i 23 guardiani
della Nautilus, una subappaltata per la sorveglianza dell'Arsenale.
Domenica notte sono stati liquidati con una stretta di mano da De
Cet della Mita Resort. Che faranno, adesso? Sono ancora accampati
fuori dai cancelli, al freddo e con le tende sollevate dalle
raffiche di vento. Dicono che non se ne andranno. Ma il piatto
resterà vuoto. "Con opere da 330 milioni, in proporzione, si
dovevano creare almeno 500 posti di lavoro. E invece niente". Luigi
Plastina, guardiano licenziato, dorme da una settimana in tenda con
la moglie, un forno da campeggio e l'acqua sotto i piedi. "Questo è
il mio G8".

articolo di Repubblica che potrebbe tranquillamente essere postato nel topic dell'architettura

come diciamo dalle nostre parti, "fatta la festa gabbatu lu santu"
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Messaggio Da fear-of-the-dark il Gio 28 Gen 2010, 14:06



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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 14:09

Gaufre ha scritto:Soffitti crollati, cavi a vista e infiltrazioni d'acqua
300 milioni buttati, zero posti di lavoro





Il flop della Maddalena
dal G8 all'abbandono








Vuoti due hotel a cinque stelle, nessuno li vuole
uno è costato 742 mila euro a stanzadi PAOLO BERIZZI e FABIO TONACCI

LA MADDALENA - C'era una volta l'isola che doveva
essere e non è più. C'è ora la Maddalena usa e getta. Prima tirata
a lucido in abito da festa e poi, dopo il G8 fantasma traslocato
all'Aquila, lasciata sola con il suo sogno infranto e i suoi cocci
da raccogliere. Trecentotrenta milioni investiti - presi in larga
parte dal bilancio e dai contributi per la Regione Sardegna - e
neanche un posto di lavoro. A casa, da tre giorni, anche i 23
guardiani maddalenini che sorvegliavano le belle e incompiute
cattedrali sul mare. Dove adesso regnano l'abbandono, l'incuria e
il degrado. Di chi è la colpa del flop?

LE GRANDI INCOMPIUTE
Sono le due mega-opere costruite nell'ex Arsenale e nell'ex
ospedale militare: una, la grande area dove si sarebbe dovuto
svolgere il vertice dei grandi del mondo - andata in gestione per
40 anni a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia,
l'unica che da questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà
- ; l'altra, l'hotel cinque stelle plus, costato, solo quello, 75
milioni, 742 mila euro a stanza e però nessun imprenditore ne vuole
sapere. Uno scenario desolante che Repubblica ha documentato con un
video esclusivo e con una serie di immagini. Un viaggio dentro una
delle più grosse "incompiute" nella storia delle opere pubbliche
(progettata, appaltata, eseguita e consegnata in poco più di un
anno). E sulla quale sono aperte due indagini. Cosa ha lasciato in
eredità alla Maddalena il G8 mancato? Quanto è costato? Chi ci ha
speculato trasformando quello che doveva essere un volano per la
stagnante economia dell'isola - già penalizzata da mezzo secolo di
monocultura militare - in un affare per pochi? Quale futuro avranno
le strutture tirate su in fretta e furia che ora languono nel
silenzio generale e nell'imbarazzo di molti?






DOPO LA BEFFA I DANNI
Ci sono fantasmi che producono fantasmi. E i fantasmi costano.
Anche solo per tenerli in vita. Era il 23 aprile 2009 quando
Berlusconi annunciò lo spostamento del G8 nell'Abruzzo colpito dal
terremoto. Nove mesi e 327 milioni dopo (tanto sono costati, stando
ai dati della Protezione civile, i lavori alla Maddalena) la scena
sull'isola "scippata" - come ripetono i 12mila abitanti e il
sindaco Pd Angelo Comiti - è desolante. Il problema non sono i
cantieri ancora aperti (sul lato est dell'ex Arsenale) e le ruspe
che lavorano per ampliare un'area che Berlusconi aveva candidato ad
ospitare una decina di incontri internazionali (finora ci hanno
fatto solo il vertice italo-spagnolo). E nemmeno la nuova corsa
contro il tempo per la Louis Vuitton Cup, a maggio, che tutti
aspettano come un cerotto per curare le ferite. Il problema è che
le strutture che dovevano accogliere Obama e gli altri sette capi
di Stato versano, oggi, in condizioni penose. "Dopo il danno la
beffa, e ora i danni", chiosa l'assessore provinciale all'ambiente
Pierfranco Zanchetta.

TUTTO IN MALORA
Entri nella hall dell'albergo 2, quello che avrebbe ospitato Barack
Obama e la delegazione americana. Cammini sul pavimento di marmo
bianco intarsiato che i potenti della terra non hanno mai
calpestato. Piove dentro. L'acqua scende dal tetto dove hanno
costruito la piscina. Il vento e le infiltrazioni hanno provocato
danni: parti di soffitti crollati, tubi e cavi a vista perché i
pannelli che li contenevano sono venuti giù. Dei tappeti disegnati
da Antonio Marras - lo stilista sardo che ha curato tutti gli
interni delle aree ospitalità dell'ex Arsenale militare - tra un
po' si avrà traccia solo sull'ambizioso catalogo delle opere della
struttura della missione G8 (affidata all'ingegner Mauro della
Giovampaola). Lo stesso vale per i quadri fotografici "navali" di
Luca Cittadini. Pareti scrostate per l'umidità, calcinacci,
attrezzi lasciati lì in attesa che qualcuno li riprenda in mano:
così appare oggi la hall dell'hotel con vista sulla darsena che può
ospitare 700 barche. "Lo stato di queste strutture è una delle
tante vergogne e ora qualcuno dovrà risponderne" dice Pio
Palazzolo, memoria storica dell'isola e già componente del Comitato
paritetico per le servitù militari in Sardegna.

L'ARCHISTAR DELUSO
Accanto alla hall c'è un edificio che doveva essere un teatro. Le
porte sono scardinate, così come quelle della "Casa sull'acqua" - o
sala conferenze - la strabiliante scatola di vetro posata sul mare
progettata dall'architetto Stefano Boeri. Il vero gioiello dell'ex
Arsenale, costo, comprensivo dell'area delegati, 52 milioni e 100.
"Gli edifici vanno usati, altrimenti deperiscono", ragiona Boeri.
Dice di aver lavorato - assieme a 1600 operai impiegati giorno e
notte - "per garantire una doppia vita a queste strutture: per il
G8 e per il dopo G8. Ma io non ci vado da un mese... Com'è la
situazione adesso?". Magari quello che chiamano hotel Obama, al
centro dell'Arsenale, in futuro ospiterà flussi ininterrotti di
convegnisti e di ricconi che approderanno qui coi loro megayacht.
Ora però ha un aspetto desolante. Comunque lontano dall'aggettivo
"affascinante" usato da Vasco De Cet, dirigente della Mita Resort.
A piano terra la zona spa è completamente abbandonata: tutto, gli
hammam, le saune, la grande vasca idromassaggio al centro della
sala, parquet e vista mozzafiato sul mare, i lettini per i
messaggi, quelli della zona relax, i bagni, gli spogliatoi, tutto è
in balia del freddo e dell'umidità. Poi c'è la "stecca", un
edificio basso e lungo e stretto, tipo striscia. Dovevano essere
piccoli appartamenti. Ma i pavimenti non ci sono ancora, un colpo
di maestrale ha scoperchiato una parte del tetto e chissà con
l'aria che tira che fine faranno gli intarsi in finto marmo - in
realtà polistirolo - che decorano gli angoli delle pareti
esterne.

CATTEDRALE NEL DESERTO
A che cosa servirà questo paradiso di cemento, pietra e vetro
costruito alla velocità della luce? Centocinquantamila metri
quadrati e un futuro incerto: la Louis Vuitton Cup a primavera, e
poi? "Io spero che diventi un polo nautico e multifunzionale, così
com'era stato pensato", dice ancora Boeri, "ottimista" ma forse non
fino in fondo. Il vero problema, però, l'opera che davvero
preoccupa di più, è l'ex ospedale militare. Sedicimila e 800 metri
quadri trasformati in un hotel di lusso. Facciata bianca che corre
lungo la strada, con il mare di fronte ma non accessibile perché
nessuno ha pensato di fare un accesso all'acqua cristallina, una
banchina, una spiaggia. Un'opera da 75 milioni, 101 camere costate
ognuna 742 mila euro. Spettrale. Una scatola vuota - questa sì
riscaldata tutto il giorno e illuminata di notte con livide luci
violette che sbattono sulla facciata. Nessuno lo vuole l'hotel. Il
bando di gara, il 23 settembre 2009, è andato deserto. "A quale
imprenditore conviene prendersi una struttura così, con questi
costi e con tutte le pecche che presenta? Bertolaso promise che
sarebbe stata fatta una nuova gara - stringe le spalle l'assessore
Zanchetta - e che c'era una catena alberghiera interessata. Ma, ad
oggi, tutto tace". Intanto è cresciuta l'erba davanti alla facciata
che a prima vista ricorda un po' la Casa bianca. C'è un guardiano.
Potrebbe restare lì a lungo. Se e fino a quando qualcosa si
muoverà. Chi ha il dovere politico di prendere in mano il "pacco"
dell'hotel e levare le castagne dal fuoco? "La proprietà è ancora
della Marina militare (a differenza dell'ex Arsenale già ceduto
alla Regione) - informa il sindaco Comiti - Potrebbero anche
decidere di riprendersela loro e farci qualcosa. A meno che a breve
diventi anche questo della Regione".

CONTI ALLE STELLE
I costi. Tutto iniziò il 28 maggio 2008 e tutto finì, con la bella
favola spezzata, il 31 maggio 2009. "Volevamo rilanciare
quest'isola, farla decollare come una Davos mediterranea - dice
l'ex presidente della Regione Renato Soru - e invece, se va bene,
ci ritroveremo con un grande villaggio turistico avulso dalla
città". E se invece andasse male, visto che l'aria non sembra delle
più elettrizzanti? "Non ci voglio nemmeno pensare. Siamo sardi e
non permetteremo che queste opere, costate uno sproposito, molte
anche inutili, rimangano lì a marcire dopo che il governo ha avuto
la non brillante idea di dirci che eravamo su Scherzi a parte". Il
non-G8 alla Maddalena è costato 327 milioni (il conto finale era
377 ma 50 sono stati risparmiati dopo il trasferimento all'Aquila).
209 milioni sono stati spesi per demolire, bonificare (era pieno
d'amianto, 22 milioni solo per questo) e ristrutturare l'Arsenale.
Dice Soru: "Il colmo è che sono costruzioni compiute e
inutilizzate. Nella fretta è stato speso più del necessario, e
nella fretta è stato svenduto - praticamente regalandolo alla Mita
Resort - l'Arsenale. La Regione, proprietaria della struttura, è
stata tagliata fuori, e oggi è totalmente immobile".

CHI CI HA GUADAGNATO
La Mita Resort, dunque. Alla società di Emma Marcegaglia è andata
di lusso. La base di gara per l'assegnazione della gestione
dell'Arsenale prevedeva una quota minima una tantum di 40 milioni
(da versare sul conto del soggetto attuatore, responsabile per
conto di Bertolaso per contratti e pagamento dei lavori) e la
proposta di un canone annuale di concessione destinato alla Regione
Sardegna. Si è presentata solo la Mita Resort: 41 milioni una
tantum e canone da 600 mila euro l'anno alla Regione spalmato su 40
anni (50 mila euro al mese). In tutto 68 milioni. Niente male come
affitto per 30 anni più 10 (indennizzo post-trasferimento
all'Aquila). Che cosa ci faranno ancora all'Arsenale non è dato
sapere (a parte la Louis Vuitton). "Questa struttura a regime potrà
ospitare più di 5mila persone, sarà uno snodo cruciale per la
nautica da diporto", promette il manager Vasco De Cet.

DUBBI DA CHIARIRE
C'è ancora molto da capire qui alla Maddalena. Come è andata
davvero l'assegnazione degli appalti? Il carabinieri del Ros, su
ordine della procura di Firenze, hanno avviato un'indagine ancora
aperta. Un altro problema sono i soldi stanziati per lavori che non
sono stati ancora eseguiti. Sugli isolotti di Razzoli e Santa
Maria, che fanno parte dell'arcipelago-parco naturale, ci sono due
fari della prima metà dell'800 che dovevano essere recuperati.
Novecentomila euro di spesa ma i fari sono ancora lì come prima.
Una storia su cui sta indagando la Guardia di Finanza di
Olbia-Tempio Pausania.

ACCAMPATI IN TENDA
Chiarissima è invece la situazione per i maddalenini che speravano,
con le opere del G8, di trovare un lavoro. A fronte del
maxi-investimento, oggi, non c'è nemmeno un assunto. Gli unici che
avevano avuto uno stipendio (molto precario) erano i 23 guardiani
della Nautilus, una subappaltata per la sorveglianza dell'Arsenale.
Domenica notte sono stati liquidati con una stretta di mano da De
Cet della Mita Resort. Che faranno, adesso? Sono ancora accampati
fuori dai cancelli, al freddo e con le tende sollevate dalle
raffiche di vento. Dicono che non se ne andranno. Ma il piatto
resterà vuoto. "Con opere da 330 milioni, in proporzione, si
dovevano creare almeno 500 posti di lavoro. E invece niente". Luigi
Plastina, guardiano licenziato, dorme da una settimana in tenda con
la moglie, un forno da campeggio e l'acqua sotto i piedi. "Questo è
il mio G8".

articolo di Repubblica che potrebbe tranquillamente essere postato nel topic dell'architettura

come diciamo dalle nostre parti, "fatta la festa gabbatu lu santu"

non so voi ma una nazione con un super debito che supera il PIL come fa a fare il passo più lungo della gamba?
tutte queste opere dall'expò al fasullo expò alla maddalena e all'aquila davvero si può ignorare?
le responsabilità al solito..
ma chi paga per questi ORRORI, mai nessuno?
G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 5344
lepidezza
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Messaggio Da Bess il Gio 28 Gen 2010, 14:32

lepidezza ha scritto: non so voi ma una nazione con un super debito che supera il PIL come fa a fare il passo più lungo della gamba?
tutte queste opere dall'expò al fasullo expò alla maddalena e all'aquila davvero si può ignorare?
le responsabilità al solito..
ma chi paga per questi ORRORI, mai nessuno? G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 5344
li pagano, per l'appunto, i signori "nessuno", ovvero noi, i nostri figli, i figli dei nostri figli.... e a proposito di Expò G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 483101 ...



È cominciata la guerra di Formigoni

Il piano segreto per l’Expo

Il contratto da cui nasce l’Expo di Milano è un documento di 25 pagine e sette planimetrie che nessuno ha mai visto: non il consiglio comunale, che lo aspetta da un paio d’anni, non i cittadini milanesi che avrebbero diritto di sapere che cosa si sta progettando. È una convenzione sottoscritta, già nel giugno 2007, dal comune e dai due proprietari dell’area su cui, nel 2015, si svolgerà l’evento: la Fiera di Milano e la società Belgioiosa (gruppo Cabassi).

È il documento, finora segreto, che fa finalmente capire dov’è il trucco dell’Expo 2015: un’iniziativa intitolata "Nutrire il pianeta, energia per la vita", che nutrirà però soprattutto i proprietari dell’area, i quali potranno cementificarla con grande energia, oltre ogni regola.

Il contratto. Che cosa prevede, infatti, il contratto? Che quell’area sghemba a nord di Milano tra Pero e Baranzate, contigua alla nuova Fiera, prescelta per celebrare i fasti dell’Expo, resti ai proprietari.
Viene data in concessione alla società Expo per sette anni (2010-2017), al termine dei quali Fiera e Cabassi se la riprenderanno. Ma, passata la festa, ci troveranno alcune gradite sorprese.

Oggi l’area (circa 1 milione di metri quadri, 70 per cento della Fiera, 30 di Cabassi) è agricola. Non ci si può costruire nulla. Che cosa dice invece la miracolosa convenzione segreta? Che nel 2017 l’area sarà restituita a Fiera e Cabassi con un indice d’edificabilità 0,6: ossia puoi costruire 6 metri quadri ogni 10, per un totale di 600 mila metri quadri. Non è meraviglioso? Ma c’è di più.

Il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) in approvazione a Milano innalza per le aree agricole l’indice di costruzione allo 0,2 (puoi costruire 2 metri quadri ogni 10); ma l’area Expo è considerata un’eccezione (“zona di trasformazione speciale”), con un eccezionale indice 1: dunque si potrà costruire ben 1 milione di metri quadri. E con un mix funzionale libero, dice il contratto Expo, a gentile discrezione dei proprietari.

In una prima ipotesi, c’era anche un regalo aggiuntivo, come nelle fiere di paese.
Padiglioni, edifici, uffici, abitazioni, una grande torre...Il primo progetto prevedeva che la società Expo costruisse molto, sull’area. Così nel 2017 i proprietari si sarebbero ritrovati una gran parte del lavoro già fatto, senza neanche la fatica di costruire a loro spese. Poi la crisi, i litigi politici, i ritardi, le incertezze, la mancanza di soldi hanno determinato un cambiamento di rotta. Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha chiamato cinque architetti a ripensare l’Expo.

Una consulta internazionale formata da Stefano Boeri, Richard Burdett (quello che sta progettando le Olimpiadi di Londra 2012), Jacques Herzog (quello dello stadio-nido di Pechino), William McDonough (collaboratore di Al Gore) e Joan Busquets (Olimpiadi di Barcellona). Il nuovo progetto, presentato in pompa magna nel settembre 2009: neinte più grandi padiglioni, ma un immenso orto botanico
.

Ognuno dei 120 paesi che parteciperanno all’Expo avrà una striscia di terreno larga 20 metri in cui potrà presentare le sue coltivazioni, i suoi prodotti, le sue eccellenze, con serre e terreni che riproducono le biodiversità, i climi del mondo e le loro tipicità alimentari. Ogni striscia s’affaccia su un lungo boulevard-tavola dove i paesi ospiti potranno mettere in mostra e condividere le loro colture e i loro prodotti. Un piccolo villaggio-Expo, di edifici bassi, sarà costruito discretamente sui bordi dell’area. Così, dopo l’Expo, alla città potrà restare in eredità un grande parco botanico planetario.

L'expo dopo l'expo. Questo dice il progetto realizzato con la collaborazione anche di Carlin Petrini, il papà di Slowfood. Ma se le aree nel 2017 torneranno ai loro proprietari, e con la possibilità di costruirci sopra un milione di metri quadri, dove andrà mai a finire la promessa del parco botanico planetario da regalare alla città?

Per non sbagliare, comunque, si sta passando dal concept plan al masterplan. Ovvero: ora che i cinque grandi architetti, sotto l’ala del sindaco Moratti, hanno detto la loro (concept plan), la palla passa all’Ufficio di Piano dell’Expo, che dovrà realizzare il progetto vero (masterplan).

E qui arriva il bello. L’Ufficio di Piano sta remando in direzione opposta: il sogno dei cinque super-architetti è troppo leggero, troppo agreste, troppo bucolico. Bisogna riempire, costruire, appesantire. Dare la possibilità ai paesi espositori di potersi esibire innalzando come vogliono i loro padiglioni nazionali. Ad aprile vedremo il risultato. Questo è il primo dei durissimi scontri in atto. Il secondo è sulla proprietà dell’area. Il terzo è sul dopo: che cosa sarà l’Expo dopo l’Expo?

La Fiera. La Fiera (più che Cabassi) vuole mantenere il controllo dell’area, come previsto dal contratto, e dopo l’Expo avere uno spazio immenso da valorizzare, con un guadagno immenso. Case, uffici, il nuovo centro di produzione Rai (ma con quali soldi?), magari un po’ di housing sociale (abitazioni a basso costo) tanto per indorare la pillola.

L’amministratore delegato di Expo spa, Lucio Stanca, sta invece provando a percorrere un’altra strada, su cui s’incamminerebbe qualunque manager serio: acquistare le aree. Perché lasciarle ai proprietari, a cui regalare un valore immenso? Oggi l’area Expo è terreno agricolo, potrebbe dunque essere comprata a prezzi ragionevoli (100-130 milioni di euro). Ma, naturalmente, la Fiera non ci sta. Preferisce il regalo miracoloso del milione di metri quadri di cemento. Se proprio costretta, potrebbe anche vendere, ma alzando di molto il prezzo. Ma per capire questa partita, che è il vero, feroce conflitto in corso, bisogna capire la geografia del potere che si sta ricomponendo attorno all’Expo.

Fiera vuol dire Roberto Formigoni, cioè Pdl ala Comunione e liberazione. Formigoni, eterno presidente della regione Lombardia, ha lavorato sottotraccia per diventare il vero padrone dell’Expo. Sottraendo il giocattolo a Letizia Moratti. Formigoni non solo controlla attraverso i suoi uomini la Fiera, proprietaria dell’area, ma ha anche abilmente occupato l’Ufficio di Piano, d’ora in avanti vera cabina di regia dell’Expo.

Sono di area Comunione e liberazione (e formigoniani di ferro) Matteo Gatto, il direttore dell’Ufficio di Piano; Andrea Radic, responsabile della comunicazione; Alberto Mina, responsabile delle relazioni istituzionali. Il comitato scientifico è presidiato da uno dei grandi capi di Cl, Giorgio Vittadini. Nel consiglio d’amministrazione di Expo spa siede invece Paolo Alli, già capogabinetto di Formigoni. La guerra è cominciata.

da il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010



http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2426374&yy=2010&mm=01&dd=26&title=e_cominciata_la_guerra_di_form
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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 14:47

l'idea del giardino è troppo bella perché la lascino sopravvivere anche nel post-expo
ricorda i programmi di alcune expo dell'Ottocento, ma in particolare quella di Parigi 1867, in cui il fulcro dell'evento era proprio uno splendido giardino attorno al quale ruotava un ambiziosissimo sistema che rappresentava la storia della tecnica, dell'uomo, della civiltà. Altra roba rispetto all'orto proposto dai nostri contemporanei, ma questo spazio verde potrebbe diventare un nuovo simbolo per Milano. Ma non lo faranno sopravvivere all'expo.
Dovrebbero prendere esempio da altre capitali che non si sono lasciate sfuggire l'occasione di costruire opere durature che hanno rilanciato il turismo e l'occupazione
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Messaggio Da Bess il Gio 28 Gen 2010, 14:50

fear-of-the-dark ha scritto:

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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 14:53

Dovrebbero prendere esempio da altre capitali che non si sono lasciate
sfuggire l'occasione di costruire opere durature che hanno rilanciato
il turismo e l'occupazione
quella la rilanciano di certo.
hanno occupato i grandi imprenditori edili dello stivale..
ti pare poco? G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 905791

ps:un orto! si l'ho visto l'amore per il verde pubblico in italia.
patrick blanch no eh?
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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 14:59

lepidezza ha scritto:
Dovrebbero prendere esempio da altre capitali che non si sono lasciate
sfuggire l'occasione di costruire opere durature che hanno rilanciato
il turismo e l'occupazione
quella la rilanciano di certo.
hanno occupato i grandi imprenditori edili dello stivale..
ti pare poco? G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 905791

ps:un orto! si l'ho visto l'amore per il verde pubblico in italia.
patrick blanch no eh?

intendevo in maniera duratura.... e non solo temporaneamente e per gli amici, come hai ben capito
e infatti l'orto non lo lasceranno: Formigoni ha fatto distruggere uno degli ultimi giardini di Milano G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 5344 ... proprio un volpino
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 15:01

il bello di quelli che non sanno la costituzione in parlamento è che permettono ancora di più l'immedesimazione con i loro elettori che pensano rincuorati di non essere diversi dai loro referenti in politica!
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 15:02

si mi pare di aver sentito gli elii che facevano lo scipero( faso credo)della fame per salvare il parco..
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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 15:08

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Messaggio Da xenas il Gio 28 Gen 2010, 15:11

lepidezza ha scritto:si mi pare di aver sentito gli elii che facevano lo scipero( faso credo)della fame per salvare il parco..

Rocco Tanica. Facevano anche il picchetto per evitare che tagliassero gli alberi e poi veramente hanno aspettato un giorno di ferie per andare e tagliare.

tra l'altro il bosco era stato lasciato al comune da una donna (nn ricordo) per dare verde alla città.
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 15:12

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e
fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e
stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e ...
fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed
io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e
non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
ieri forse avrebbe a torto dovuto essere l'occasione per questa citazione
( cara a maimeri)ma aggiornerei a tutto l'anno il monito.
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Messaggio Da fear-of-the-dark il Gio 28 Gen 2010, 15:15

lepidezza ha scritto:Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e
fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e
stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e ...
fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed
io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e
non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
ieri forse avrebbe a torto dovuto essere l'occasione per questa citazione
( cara a maimeri)ma aggiornerei a tutto l'anno il monito.
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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 15:19

xenas ha scritto:
lepidezza ha scritto:si mi pare di aver sentito gli elii che facevano lo scipero( faso credo)della fame per salvare il parco..

Rocco Tanica. Facevano anche il picchetto per evitare che tagliassero gli alberi e poi veramente hanno aspettato un giorno di ferie per andare e tagliare.

tra l'altro il bosco era stato lasciato al comune da una donna (nn ricordo) per dare verde alla città.

sì, era il Bosco di Gioia

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Messaggio Da Gaufre il Gio 28 Gen 2010, 15:22

Bess ha scritto:
fear-of-the-dark ha scritto:

G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 28293 G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 28293 G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 28293
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l'ho visto solo ora! G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 198696
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 16:00

G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 22233_1327628561637_1558645602_854968_1800260_n i triangoli sono ancora tutti al loro posto. solo la stella gialla è stata strappata.
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Messaggio Da Violatrix il Gio 28 Gen 2010, 16:16

lepidezza ha scritto:i triangoli sono ancora tutti al loro posto. solo la stella gialla è stata strappata.

Scusami ma trovo questa tua affermazione semplicistica e offensiva. G.A.S.Fo.M.  (Gruppi A Sinistra del Forum Mengoniano) - Pagina 38 905791 E non vera, fra l'altro.
L'antisemitismo è, ancora oggi, ben presente nella nostra società. Insieme a tanti altri "anti(...)ismi", vero, ma dire che l'antisemitismo è scomparso è negare una realtà storica.

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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 16:26

basta vedere il lasciapassare che l'ONU da al GOVERNO israeliano nella realizzazione del EI FU ghetto di varsavia con il muro nella striscia di gaza.
la memoria dello sterminio del popolo ebreo ha prodotto una sola grande vittima . e lo è stato. quanto i milioni di altri deportati per discriminazioni che tutt'ora non vengono mai menzionati nel giorno della memoria. anche noi abbiamo messo la stella gialla e non tutti gli altri colori che subirono le stesse tragiche persecuzioni.
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Messaggio Da xenas il Gio 28 Gen 2010, 16:33

lepidezza ha scritto:basta vedere il lasciapassare che l'ONU da al GOVERNO israeliano nella realizzazione del EI FU ghetto di varsavia con il muro nella striscia di gaza.
la memoria dello sterminio del popolo ebreo ha prodotto una sola grande vittima . e lo è stato. quanto i milioni di altri deportati per discriminazioni che tutt'ora non vengono mai menzionati nel giorno della memoria. anche noi abbiamo messo la stella gialla e non tutti gli altri colori che subirono le stesse tragiche persecuzioni.
rispondo con le parole di Calabresi ad un lettore ieri

Le lettere che mi appassionano di più sono in genere quelle con cui non
sono per niente d’accordo. La sua è una di quelle e per questo la
pubblico, anche perché mi dà la possibilità di tornare sull’argomento.
La prima cosa che non mi ha mai convinto, anzi di cui ho sempre
diffidato, è l’utilizzo della comparazione, specie se questa serve a
rendere tutto relativo e discutibile.
Ho avuto modo di vederlo quando si discuteva l’istituzione del Giorno
della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Chi non era
d’accordo e non aveva il coraggio di dirlo apertamente allora
cominciava a obiettare: «E le vittime degli scontri di piazza?»; «Però
ci sarebbero anche i morti per terrorismo internazionale»; «Ma non
vorremo mica dimenticare i caduti in missioni di pace, forse valgono
meno?».
Lo considero un boicottaggio mascherato e non bisogna farsi intrappolare in questi dibattiti.
Ricordare la Shoah e la sua unicità nella Storia - che non è un mito ma
una realtà - non significa certo voler dimenticare gli ucraini
sterminati per fame, così come avere memoria dei crimini del nazismo
non significa sottovalutare quelli del comunismo.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=273&ID_articolo=183&ID_sezione=627&sezione=Lettere%20al%20direttore


gli ebrei per me rappresentano il simbolo di tutti gli eccidi e non dimentico tutti gli altri morti. Le polemiche su israele (su cui potrei anche essere d'accordo), sulle eltr vittime ecc. ecc. si possono fare in tutti gli altri giorni


Ultima modifica di xenas il Gio 28 Gen 2010, 16:39, modificato 1 volta
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 16:35

REGIONALI: CALABRIA, SCOPELLITI in corsa per il PDL!

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Messaggio Da xenas il Gio 28 Gen 2010, 16:38

lepidezza ha scritto:REGIONALI: CALABRIA, SCOPELLITI in corsa per il PDL!

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non credo credo sia il padre... è nato nel 1966 da wikipedia
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Messaggio Da Brina78 il Gio 28 Gen 2010, 16:40

xenas ha scritto:
lepidezza ha scritto:REGIONALI: CALABRIA, SCOPELLITI in corsa per il PDL!

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non credo credo sia il padre... è nato nel 1966 da wikipedia
Assolutamente non è il padre di nessuno. Ma magari lo fosse almeno di Noemi, avrebbe almeno avuto un merito...
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Messaggio Da lepidezza il Gio 28 Gen 2010, 16:43

no non è chiaro che io parlo di coloro che hanno diviso INSIEME al popolo( e sottolineo un intero popolo come i ROM)ebraico lo sterminio.
e non sminuisco affatto la tragedia che è stata loro inflitta.
come non amo sminuire la stessa tragedia che zingari testimoni di geova omosessuali lesbiche malati e disabili e oppositori politici hanno vissuto in quei campi di sterminio.
E'DOVEROSO ricordare IL POPOLO ebraico e i sei milioni di morti. quanto gli altri.
io ho realizzato direttamente che per la maggior parte della gente la discriminazione per una razza migliore Hiltler la concepiva deportando una sola minoranza.
OGGI più che mai dopo i fatti di ROSARNO è giusto ricordare TUTTI insieme al popolo che senz'altro ha pagato più vittime. io ponevo l'accento sul concetto che la discriminazione raccoglie ancora quell'eredità.
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