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Messaggio Da seunanotte il Lun 28 Feb 2011, 10:01

Oscar 2011: ecco tutti i vincitori

E' stato Il discorso del Re l'indiscusso trionfatore dell'83esima edizione degli Academy Awards. Delusioni per i fan de Il cigno nero e di The Social Network, Inception si afferma in molte categorie tecniche. Ma ecco la lista completa dei vincitori.

Miglior film:

Il discorso del re


Miglior regista:


Tom Hooper per Il discorso del Re


Migliore attore protagonista:


Colin Firth per Il discorso del Re


Migliore attrice protagonista:


Natalie Portman per Il cigno nero - Black Swan


Migliore attore non protagonista:

Christian Bale per The Fighter



Migliore attrice non protagonista:

Melissa Leo per The Fighter



Migliore sceneggiatura non originale:

The Social Network - Aaron Sorkin


Migliore sceneggiatura originale:

Il discorso del Re - David Seidler


Miglior film d'animazione:

Toy story 3 - La grande fuga


Miglior film straniero:


In un mondo migliore


Miglior documentario:

Inside Job


Miglior fotografia:

Inception - Wally Pfister


Miglior montaggio:

The Social Network - Angus Wall e Kirk Baxter


Miglior scenografia:

Alice in Wonderland - Robert Stromberg; Karen O'Hara



Migliori costumi:

Alice in Wonderland - Colleen Atwood


Miglior trucco:

The Wolfman - Rick Baker e Dave Elsey


Miglior colonna sonora:


The Social Network - Trent Reznor e Atticus Ross


Miglior canzone:

“We Belong Together” - Toy Story 3 (Randy Newman)


Migliori effetti visivi:

Inception - Paul Franklin, Chris Corbould, Andrew Lockley e Peter Bebb


Miglior montaggio sonoro:

Inception - Richard King



Miglior mix sonoro:

Inception - Lora Hirschberg, Gary A. Rizzo e Ed Novick



Miglior cortometraggio:

God of Love - Luke Matheny


Miglior cortometraggio d'animazione:


The Lost Thing - Shaun Tan e Andrew Ruhemann


Miglior cortometraggio documentario:

Strangers No More



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Messaggio Da Ospite il Lun 28 Feb 2011, 10:03

Secondo me per capire bene le assegnazioni occorre essere anche un addetto ai lavori.
Io non lo sono e non sono in grado di giudicare bene.
Però mi pare che il discorso del re sia fatto molto bene come film: la regia si adatta bene al tipo di storia da raccontare, le scenografie sono molto belle e anche i costumi, la sceneggiatura è studiata per raccontare in poco tempo e in modo semplice una storia molto lunga e anche emozionalmente e umanamente complessa e ne traccia anche bene il carattere dei personaggi.
Tutti gli interpreti mi sono piaciuti perchè incarnano bene il loro ruolo, l'unica cosa che mi lascia perplesso è l'oscar a colin firth però ripeto che non sono un addetto ai lavori e non sono in grado di giudicare.

Tra gli altri film candidati chi avrebbe meritato quei premi ? apriamo un dibattito ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 585354

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Messaggio Da VivaMatteo il Lun 28 Feb 2011, 10:17

Toy Story 3 musico

E' l'unico che ho visto! risate E comunque è bellissimo e fatto magnificamente...
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Messaggio Da seunanotte il Lun 28 Feb 2011, 10:21

Colin Firth l'ho preferito in altri film ma merita comunque l'Oscar.Avrei preferito Rush a Bale come miglior attore non protagonista,ho visto The Fighter e non mi è piaciuto,nè il film nè Bale
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Messaggio Da Ospite il Lun 28 Feb 2011, 10:25

VivaMatteo ha scritto:Toy Story 3 musico

E' l'unico che ho visto! risate E comunque è bellissimo e fatto magnificamente...

quindi oscar come migliore interprete al pupazzo di toy story sì sì!
invece migliore interprete non protagonista: il cane di toy story 3 OCCHEI!

..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 Toy_Story_3_Teaser


per la gioia di tutti i bimbi amore

..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 5168822-un-gruppo-di-bambini-felici-e-diverse-unit

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Messaggio Da dino75 il Lun 28 Feb 2011, 11:31

impossibile giudicare se non si sono effettivamente visti tutti i film, ma alla fine cosa conta u n oscar?
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Messaggio Da VivaMatteo il Lun 28 Feb 2011, 12:22

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Messaggio Da Mede@ il Lun 28 Feb 2011, 16:30

È MORTA ANNIE GIRARDOT,
GRANDE ATTRICE FRANCESE

PARIGI - Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=109117

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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 28 Feb 2011, 16:39

Sono molto contenta per il discorso del re.
Film bellissimo, scenografia, sceneggiatura e interpretazioni stupenda. Musica azzeccata.
Per me è un film delicato, sensibile, poetico e storicamente accurato (ad eccezione di alcune cose).
Colin Firth è stato semplicemente bravissimo.

Per curiosità questo è il discorso originale del Re Giorgio VI.


Ultima modifica di Amantide_Religiosa il Lun 28 Feb 2011, 17:04, modificato 1 volta

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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 28 Feb 2011, 16:44

Mede@ ha scritto:È MORTA ANNIE GIRARDOT,
GRANDE ATTRICE FRANCESE

PARIGI - Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.


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Grandissima attrice. RIP!

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Messaggio Da Gaufre il Lun 28 Feb 2011, 16:51

Mede@ ha scritto:È MORTA ANNIE GIRARDOT,
GRANDE ATTRICE FRANCESE

PARIGI - Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.


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La incrociai una volta a Aix-en-Provence.
Un paio d'anni fa vidi un bellissimo documentario su di lei e sulla sua malattia, davvero toccante.
Un'attrice fenomenale. RIP.
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Messaggio Da Noemi9999 il Lun 28 Feb 2011, 17:29

Contentissima per Il Discorso Del Re, secondo me si meritava di vincere anche l'Oscar per il miglior attore non-protagonista, Geoffrey Rush è stato a dir poco sublime, anche Helena Bonham Carter molto brava.
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 28 Feb 2011, 17:31

Noemi9999 ha scritto:Contentissima per Il Discorso Del Re, secondo me si meritava di vincere anche l'Oscar per il miglior attore non-protagonista, Geoffrey Rush è stato a dir poco sublime, anche Helena Bonham Carter molto brava.

Quoto! OCCHEI! sì sì!

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Messaggio Da fear-of-the-dark il Lun 28 Feb 2011, 21:36



se avete un pò di tempo... ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 981826
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Messaggio Da piedonex il Lun 28 Feb 2011, 23:16

G.Kaplan ha scritto:
Per me c'era di meglio

io gli ho preferito di gran lunga The Social Network.
così su due piedi se mi dicessero: "quale vedresti una seconda volta ?", preferirei il film su Faccialibro al Discorso del Re.

ma io sono strano... :neve:
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Messaggio Da Gaufre il Lun 28 Feb 2011, 23:47

piedonex ha scritto:
G.Kaplan ha scritto:
Per me c'era di meglio

io gli ho preferito di gran lunga The Social Network.
così su due piedi se mi dicessero: "quale vedresti una seconda volta ?", preferirei il film su Faccialibro al Discorso del Re.

ma io sono strano... ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 3424
Ho appena visto The Social Network. Non male, in effetti! Mi ha fatto venir voglia di cancellarmi da Faccialibro.
Suoni e colonna sonora molto interessanti; bravi attori.
Il Discorso del Re non l'ho ancora visto.
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Messaggio Da piedonex il Mar 01 Mar 2011, 05:44

Gaufre ha scritto:
... Mi ha fatto venir voglia di cancellarmi da Faccialibro.
...

mai iscritto, anche senza vedere il film... occhiolino
poi non so quanto ci sia di vero e quanto di romanzato nel film.
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Messaggio Da Gaufre il Mar 01 Mar 2011, 12:00

piedonex ha scritto:
Gaufre ha scritto:
... Mi ha fatto venir voglia di cancellarmi da Faccialibro.
...

mai iscritto, anche senza vedere il film... ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 981826
poi non so quanto ci sia di vero e quanto di romanzato nel film.
Eh Piedo, per me è utile per mantenere i contatti con tante persone lontane; spesso grazie agli aggiornamenti in tempo reale ho scoperto di essere in trasferta nella stessa città nello stesso momento in cui lo era anche qualche collega, ed è stata l'occasione buona per potersi rivedere. Molti miei amici che viaggiano tantissimo lo usano per farti sapere dove sono o quando ripasseranno a casa. Aggiornare il proprio status è più semplice che mandare una mail a tutta la tua rubrica. Diciamo che ha un'utilità. Ma io non racconto mai i fatti miei e non pubblico mie foto (che diventano proprietà di FB).
Le cause raccontate nel film sono reali.
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Mer 02 Mar 2011, 00:29

Peccato che gli italiani non hanno fatto granchè con Feisbum, anche se l'hanno fatto per primi.

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Messaggio Da piedonex il Dom 06 Mar 2011, 07:56

Ho visto The Fighter.
a me è piaciuto molto.
molto più del "discorso de Re" che ha vinto una carrettata di Oscar.
avvincente e mai noioso, magari giusto con la parte specificatamente sui combattimenti un po' superficiale.
ma almeno così non risulta pesante.

per i due Oscar assegnati:
Bale molto bravo, Melissa Leo ... tutte le altre candidate erano migliori ... chissà
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Messaggio Da Ospite il Lun 07 Mar 2011, 13:17

recentemente ho visto:

the big bang

un buon 3ller con antonio banderas come protagonista maschile e due belle gnocche: sienna guillory e autumn reeser con la quale banderas ha nel film una scena molto erotica che potete tranquillamente trovare in rete (e sono sicuro che la state già cercando ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 483101 )
il film richiede una certa attenzione perchè è uno di quei film ad "incastro" tra presente e passato, quindi se non vi piace questo genere di film non ve lo consiglio; però la storia è ben costruita e quindi ve lo consiglio, però se non vi piace banderas non ve lo consiglio, però ci sono due belle gnocche quindi ve lo consiglio

Vabbè ma comunque fate come vi pare \\\\\\\\'zzo

Ma adesso nonostante ve lo consigli e ve lo sconsigli sarete senz'altro curiosi e andrete di corsa a vederlo, vero ? ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 483101

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Messaggio Da Noemi9999 il Lun 07 Mar 2011, 16:44

A me Il Discorso Del Re è piaciuto molto di più di The Social Network (che rimane comunque un bellissimo film) e The Fighter (che invece non mi è piaciuto per niente, ma probabilmente è una mia mancanza visto che non amo il genere).
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Messaggio Da G.Kaplan il Lun 07 Mar 2011, 18:04

Gaufre ha scritto:
maimeri ha scritto:
Gaufre ha scritto:Mai, il tuo commento andrebbe spoilerato per chi non ha visto il film... se lo avessi letto senza averlo visto mi avresti rovinato la visione del film!
Non sono d'accordo su varie cose, ne ho scritto nelle pagine precedenti, giassai ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 981826

ok ora spoilerizzo. eh gaufre secondo me lì è proprio questione di gusti.

cmq ho visto di recente i la la la human steps, sublimi
Sì, possibile. Tu secondo me ne sei rimasta più coinvolta per la profonda conoscenza del balletto (e anche perché non hai visto il lungometraggio di Kon).
Che spettacolo? ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 85178 Sono sempre grandissimi, ma rimpiango l'epoca di Louise Lecavalier. ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 304814

Finalmente ho visto The black swan, prima però -per curiosità- avevo recuperato sul tubo Perfect blue, che non avevo mai visto
E devo dire che concordo con Gaufre! :neve:
A parte questo è stata una visione interessante, tra le attrici la Portman mi è sembrata la più debole come recitazione (ma forse è il personaggio gne-gne) , molto brave Winona Ryder e Mila Kunis
Un pò mi è venuto in mente anche Red Shoes..
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Messaggio Da mambu il Mar 08 Mar 2011, 02:32

Dibattitone sul Cigno nero! :neve:

Ieri l'ho visto anch'io e, per essere sintetico, all'inizio credevo di essere in un film di tarantino, poi in uno di De Palma e alla fine in un Bava evvai altro che Kon

però ho abbassato la soglia e mi son goduto lo spettacolo Roz Icone

è da un po' che invece medito una demolizione di Incendies- La donna che canta, per la gioia della mia cara Gaufrette ..e al cinema vacci tu... - Pagina 22 483101

per gli amanti di Aronofski vi posto la traduzione che mia ha mandato un amico di un articolo dei Cahiers du cinéma su The wrestler (n. 642, Emmanuel Bourdeau, Hourra pour la viande!)

Spoiler:
Urrà per la carne

Dire che entra nel personaggio di Randy "The Ram" Robinson, intesa sia come storia e itinerario di Mickey Rourke che come invenzione propriamente fiction, è già dare il senso essenziale di "The Wrestler", ma poco importa: sarebbe difficile non cominciare da qui. L'attore nato nel '56, ex Motorcycle Boy per Coppola, ex-Stanley White per Cimino, ha visto la sua carriera declinare causa pessime parti a partire dalla seconda metà degli anni '80. Il romanzo del suo fallimento l'ha raccontato già una prima volta nel 1988 in un bel film, un po' dimenticato, da lui stesso scritto, Homeboy, prima di concluderlo del tutto qualche anno dopo.
Dal 1991 al 1994 Mickey Rourke è stato in effetti pugile professionista con il nome di battaglia di "El Marielito". E' qui senz'altro che le ferite hanno cominciato a sommarsi all'alcool e la chirurgia estetica alle ferite. Allora ha cominciato a delinearsi il viso che oggi gli conosciamo: quello d'un bell'uomo diventato colosso al quale è stata appiccicata in fretta e furia con delle forbici arrugginite la pelle di una ragazzina. Un viso si sarebbe pensato vietato al cinema se l'epoca non fosse di ritorno e se 4 anni fa Robert Rodriguez e Frank Miller non avessero avuto l'idea di affidare a Rourke il ruolo di Marv, l'uomo delle caverne coperto di cerotti di Sin City. Darren Aronofsky non ha molto da aggiungere a questo viso ora adorno di una capigliatura bionda: un apparecchio acustico, dei collant verde fosforescente, qualche ferita di più guadagnata sul ring nonchè, per fare buona figura, due mesi d'allenamento intensivo presso un coach professionista.
Questa composizione del personaggio-titolo - metà Ram, metà Rourke - prosegue col soggetto di The Wrestler. Aronofsky fa finta che prima del suo non ci sia mai stato film sul wrestling; sarebbe interessante chiedersi perchè. Il wrestling non è la boxe che Walsh prima e Scorsese poi hanno raffrontato e opposto al teatro. Il wrestling non è nemmeno la danza, questo prodigio di "stage" abbinato al "world" dalla commedia musicale. Ha elementi da tutti e tre, boxe, teatro e danza. Verità della performance, menzogna dello spettacolo. Del sangue e del bluff. Coreografie su cui ci si mette d'accordo in anticipo ma che prevedono autentici colpi e permettono dell'improvvisazione nel fuoco dell'azione. Gli spettatori di "The Wrestler" saranno lieti di vedere, per la prima volta in effetti sullo schermo, queste toccanti scene di vestizione in cui, con qualche frase smozzicata, l'Ariete e il suo avversario regolano coi loro termini ad hoc i momenti forti del combattimento a venire con una cortesia che non smentiranno gli abbracci del dopo match.
Boxe e danza convenivano a un cinema preoccupato dall'etica della rappresentazione: dove comincia la vita? dove finisce il teatro dei corpi? quale morale si organizza tra i due? Con il wrestling la questione è un'altra. Non solamente il pubblico applaude con cognizione di causa, ma gli capita di dare man forte ai campioni quando uno bascula al di sopra delle corde - il fan che presta la sua gamba artificiale all'Ariete afferra con baldanza un pezzo di (falso) corpo verso la (falsa) divisione degli spazi. Tutto circola fluidamente, dalle quinte alla scena. Così fluidamente che occorre a Aronofsky l'artificio di un flashback, in parte distruttivo di questa circolarità, per meglio farla vedere e sentire: altro elemento riuscito è quindi lo scontro con "l'uomo della graffettatrice", la loro discussione preliminare, il debriefing durante la vestizione e, solo in seguito, per frammenti, la restituzione a grandi tappe del loro confronto. Sanguina, lacrima, vieni che ti graffetto il cappezzolo, ma tutto questo appartiene a un ordine immutabile, a una modalità aristocratica dello show. L'etica della rappresentazione non si sostiene dunque, all'occorrenza, di un articolazione con un esterno. Riposa su una piena comprensione interna della legge che sostiene lo spettacolo.
Si può quindi affermare che The Wrestler sia un film in accordo con se stesso, senza dolore? No, chiaramente, è totalmente costruito attorno alla figura devastata d'un wrestler che, dopo avere conosciuto la sua ora di gloria nella metà degli anni' 80, vivacchia di combattimenti miserabili, abita una casa-camper, sputa sangue e forse morirà domani se accetta il combattimento di troppo. Non di meno vi è una pace, una circolarità: non c'è bisogno d'essere mentalmente sovrallenati per riconoscere nel wrestling una perfetta metafora del cinema. Qualsivoglia cinema, il nostro, l'attuale, questo cinema su cui abbiamo già spesso ripetuto l'aver finalmente superato la disputa interminabile del vero e del falso per ritornare verso l'immagine, ritornare verso l'affermazione di se stesso in quanto luogo in cui l'uno e l'altro ricompongono senza tregua i loro rapporti, nell'angusto ma indefinitamente.
Francamente ci si potrebbe fermare qui. Fermarsi alla constatazione di un film, ancora uno, che congiunge documentario e finzione, grana realista e audacia formali. Congratularsi, una volta di più, del superamento dei vecchi antagonismi, ammirare questo indecidibile della rappresentazione che è il wrestling. Il fascino di The Wrestler sta là, in effetti, nell'evidenza con cui abbina il suo soggetto a un certo stato dell'immagine, a cui s'aggiunge la sorpresa di veder placarsi l'ex pompiere Aronofsky - Requiem for a dream, The fountain, non proprio modelli di sobrietà. E senza dubbio si potrebbe a maggior ragione comprovarlo dicendo che il meglio del film non è la sua narrazione, le peripezie volontarie superflue attorno alla figlia dell'Ariete, la sua storia d'amore con la ballerina di strip interpretata da Marisa Tomei, oppure il suo come-back annunciato e poi rimandato. Facendo in tal modo la pesa dei buoni e cattivi elementi perderemmo difatti l'essenziale. Non potremmo avvicinare la ragione e il senso di questo acquietamento, la ragione e il senso di quello che succede, qui e altrove, alla narrazione. E all'immagine.
Perderemmo il mostro. Mostro che si situa in una frase - la verità del corpo è l'artificio della finzione -, ma c'è di più. Gli accessi di flashback, la nostalgia degli anni '80, il tema del come-back, tutto questo ci parla di un tempo, di un certo edificio temporale. La bellezza di "The Wrestler" non sta nel riassumere attraverso il wrestling l'offensiva dell'immagine. Non è la sentimentalità sempre sospetta del ritorno, l'elogio dell'attore all'imbrunire nato dieci anni fa con "Jackie Brown", Pam Grier e Robert Forster. E' una bellezza più enigmatica: non sappiamo ciò che stiamo guardando nel guardare Mickey "l'Ariete" Rourke. Non sappiamo dove siano le ferite dell'età e/o dei combattimenti e dove siano i rattoppi della chirurgia e/o del cinema. Confondiamo vero e falso. E attraverso di essi confondiamo ancor più gli anni, i loro effetti e lo sforzo di annullarli. Non sappiamo che direzione, quale quantità esatta di tempo entri in questo corpo. Quale narrazione, quale possibilità o impossibilità di Storia. Vediamo della profondità nell'immagine ma ignoriamo quanta.
E' questa l'atipica pace del film, la ragione per cui piace tanto sin da Venezia, dove ha vinto il Leono d'oro? La consistenza decrepita, gli oltraggi dell'età sono costantemente contestati da altre operazioni, altre datazioni. Tra i segni della vecchiaia e quelli di una giovinezza riconquistata, il confine si fa invisibile all'occhio. Spettacolo fascinante cui la ballerina di strip dà l'enunciato morale, una frase che non è insignificante far notare è presa a prestito tanto alla storia religiosa che a quella cinematografica: "La sua ferita sarà la nostra guarigione", ne "La passione", di Gesù e di Mel Gibson. Mettiamo da parte arzigogoli cristologici, quel che conta è l'idea di un segno che passa nel suo inverso: la cura, la cicatrice e quindi la cancellazione. L'idea di un tratto pari a un rittrarsi.
Allora sì che "The Wrestler" è un'orgia di carne che va dal ring fino al bancone dove l'Ariete taglia il prosciutto per il popolino. Ma l'episodio scorsesiano della traversata dei corridoi fino all'ingresso nel supermercato, mentre tuonano "off" le urla della folla, non va inteso come ironico, il sopravvento della decadenza sulla gloria. Se la carne non si smette di metterla a bancone e di venderla è che l'esporla è una gioia, la gioia di una guarigione accordata a una ferita. La carne è innocente, è l'innocenza stessa. Nell'ultima sequenza L'ariete si getta dalle corde. Non atterra: la carne è leggera, vola.
L'immagine è sempre semplice e diretta nel film, ma due principi vi agiscono. Due temporalità si allacciano, due regimi d'istoricità e d'esperienza la cui differenza non si lascia ricondurre a quella tra documentario e finzione o tra attore e personaggio. Da una parte il lavoro del tempo biografico e biologico. E dall'altra il tempo della tecnica o della scienza: il lavoro o l'antilavoro della regia, della chirurgia estetica e degli anabolizzanti, questi presidi medici di cui Aronofsky ci fa sentire la spaventosa litania. Due tempi che non vanno nella stessa direzione: uno avanza, l'altro arretra.
Questo gioco di scambi sarà più chiaro ritornando a inizio giornale, a questa processione di mostri che riscalda il nostro inverno. "Benjamin Button" è la stessa cosa, solo che all'occorrenza il lifting è digitale, la stessa zona d'indecibilità circa l'essere giovane o vecchio, il divenire-giovane e il divenire-vecchio. "Z32", altrettanto: la maschera digitale rende possibile la testimonianza, quindi l'esperienza, ma oppone anche una superficie vergine sulla difficile elaborazione della sua scrittura. La sua guarigione è una ferita. Bisognerebbe allargare ancora il campo, ricordarsi di "Un'altra giovinezza" di Coppola; riconoscere in Randy un gemello del Francis di "My magic"; accordare lo stato di precursore ai cristi manichini senza stimmati costruiti da DiCaprio per Scorsese; non dimenticare le amnesie e la memoria cutanea di Jason Bourne o di Tom Stall/Joey Cusack con Cronenberg. La lista è incompleta ma l'evidenza sarebbe ovunque la medesima: c'è un fuoco nel e sotto l'immagine, una dialettica all'arresto, due ritmi, due frecce che s'incrociano, due epidermidi che entrano in contatto sulla superficie dello schermo.
In fondo qui non si tratta che di riafferrare per un altro verso l'aspetto principale del cinema contemporaneo: il suo anacronismo. Senza dubbio l'anacronismo è un concetto in voga (Pierre Bayard opportunamente lo ricorda nel suo ultimo libro dall'appropriato titolo "Le Plagiat par anticipation" - Il plagio a precedere -, Editions de Minuit), e senza dubbio ogni epoca s'inventa il proprio. E' necessario quindi isolarne la formula. La nostra è doppia, come ha da essere. E' innanzitutto l'incontro di due operazioni storiche: un gesto di avanzamento tecnologico e uno di ritorno alle origini - la scrittura, i matte painting, lo spettacolo da fiera ambulante, la magia, il wrestling... Incontro di due Storie: la registrazione e il digitale. Il risultato è una pulsazione particolare - lenta in quanto combinazione al suo interno di plurime velocità -, nonchè un corpo il cui significato non somiglia in alcun modo a quello dei quegli anni '90 contro i quali "The Wrestler" da in escandescenze con humour e ferocità. Si tratta di un corpo a cui non si chiede di testimoniare affinchè si salvi l'onore del reale nel mezzo del simulacro ambientale. Si tratta di un corpo che giunge a inquinare il confine del reale e della finzione, testimone di un'altra causa, quella d'un cinema che non oppone più la pelle e il pixel, la registrazione e il computer. (Con esiti ineguali: il verdastro della postproduzione digitale affascina ben meno della presenza ritrovata).
Il secondo aspetto dell'anacronismo è meno facile a descriversi. Concerne la condotta delle narrazioni e concerne l'età del cinema stesso. La combinazione dei due regimi è anche quella di un desiderio e di un diniego di Storia. Volontà di scrivere e volontà di cancellare, d'occultare la scrittura. Ferita e guarigione, di nuovo. Le nostre "finzioni dell'età" o "della pelle" sarebbero allora, in ultima istanza, la tematizzazione di un cinema che, inquieto circa il suo posto e la sua perennità nella Storia, si rassicura trafficando con gli orologi. Per quanto tempo?

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Messaggio Da dino75 il Mar 08 Mar 2011, 08:43

il cigno nero è un film meraviglioso che rimanda ad altri film ma ha una sua anima nera (assente nella protagonista del film di Kon se non nella misura della perversione del mondo dello spettacolo che "usa" la protagonista come vuole) che è molto apprezzabile soprattutto in riferimanto alla bravissima portman e i tempi nei tempi della piéce teatrale e la pantomima della vita che si sommano e confondono nelle parole "i just want to be perfect" della protagonista, domenica ho visto inception di Nolan e nonostante lo trovi un grandissimo film e più in linea con i miei gusti lo trovo decisamente inferiore ad un opera come black swan, per la cronaca Mila Kunis è stata scelta per la sua carica erotica e perchè ha trascorsi di ballerina ma come attrice lascia decisamente a desiderare tanto che dicono sia stata doppiata in alcune scene, per questo film andava bene ma non le attribuisco più valore di quello che merita.
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